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Rossi-Doria: aprire una grande discussione pubblica per una scuola che sia accogliente, inclusiva e rigorosa, e per cambiare educazione e didattica

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LA SPEZIA – “Le analisi e le proposte sulla scuola di Marco Rossi-Doria sono sempre una boccata di ossigeno… oggi la questione centrale è quella da lui posta, il come realizzare una scuola dell’inclusione che combatta la povertà educativa e recuperi la sua funzione di ‘ascensore sociale’ contro le diseguaglianze”: con queste parole Gianluca Solfaroli, vicepresidente dell’Associazione Culturale Mediterraneo, ha introdotto il relatore dell’iniziativa “I caratteri di una scuola democratica oggi”.

Rossi-Doria, maestro di strada ed esperto di politiche educative e sociali, amico da lungo tempo dell’Associazione (fu relatore della sua prima iniziativa, il 3 novembre 2008), non ha deluso le attese, con una relazione che ha molto coinvolto il pubblico presente, in gran parte formato da insegnanti. “Oggi c’è un brutto clima contro la scuola inclusiva e democratica, sono usciti articoli per il ritorno della scuola di élite, contro don Milani e a favore della professoressa con cui il prete polemizzava… si vuole buttare a mare una stagione in cui la scuola italiana e tutto il Paese hanno fatto grandi passi in avanti… ma è possibile, sia pure faticosamente, tenere insieme due cose, avere cioè una scuola al contempo accogliente e rigorosa”. Il problema, ha continuato il maestro, è che “le grandi forze politiche di destra e di sinistra non si occupano di scuola e hanno lasciato il dibattito pubblico a due correnti, la rivendicazione degli insegnanti e l’assenza di riflessione sull’educazione e la didattica oggi”. Sugli insegnanti Rossi-Doria ha detto: “Hanno ragioni da vendere: sono pagati male, fanno supplenza ai limiti della società e della famiglia, hanno subito, con i governi di destra, una decurtazione di oltre 8 miliardi l’anno… eppure la scuola è l’unico luogo repubblicano funzionante in Italia… da qui un senso di frustrazione e di fatica, anche perché gli insegnanti non hanno rappresentanza politica, culturale e sindacale”. Questa l’analisi sui temi dell’educazione e della didattica: “Dobbiamo tener conto di tanti fattori: l’invecchiamento demografico, il fatto che la maggior parte dei bambini non hanno fratelli e che sono iperprotetti da genitori, nonni, zii, quindi non più abituati quando vanno a scuola a conoscere l’altro e le regole… il venir meno della vita sociale di strada, l’isolamento in casa davanti a tv e computer, e quindi il fatto che ora si va a scuola, a differenza del passato, per stare bene insieme… è chiaro che in questa situazione la vecchia scuola basata su interrogazioni e compiti non regge più”. “L’educazione -ha concluso- oggi è un altro mestiere, non bisogna abrogare la disciplina ma soprattutto fare apprendimento da 0 a 16 anni, per poi studiare per problemi… e non bisogna insegnare le stesse cose a tutti, per cui serve un tempo pieno intelligente… occorre ridare l’onore agli insegnanti, premiare le scuole laboratoriali e inclusive, non fare riforme per 25 anni”. E la politica “dovrebbe istruire questa grande discussione pubblica”.

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