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L’ avversaria – Pisa: cala il sipario su una stagione da incubo

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Dopo un solo anno, la squadra di Gattuso ritorna in Lega Pro. A condannare i toscani, le magagne societarie e i numeri schizofrenici raccolti in campo. 

LA SPEZIA – E’ durata appena una stagione l’avventura del Pisa tra i cadetti: un anno travagliato, irto di difficoltà, in cui la squadra toscana ha persino rischiato il fallimento.

Tra voci di esoneri e dimissioni, a guidare una nave in tempesta l’indomito Rino Gattuso, condottiero non assistito a dovere dai piani alti della società.

E pensare che il Pisa era anche partito bene, sorprendendo chi già aveva dato per spacciata la compagine neo promossa: la bolla di sapone si è però presto bucata e il vaso di pandora scoperchiato, facendo così emergere tutti i mali di una squadra lasciata sola al proprio triste destino.

Nonostante l’arrivo di Patron Corrado, poco o nulla è cambiato, se non addirittura peggiorato. Un pessimo mercato di riparazione voluto dal Ds Ferrara non ha aiutato Gattuso, precipitato, giornata dopo giornata, verso i meandri della classifica.

A sancire l’agonia pisana anche i tre punti di penalizzazione, inflitti per inadempienze e confermati proprio nella giornata di mercoledì 10 maggio.

Contro il Cittadella, dunque, è arrivata anche la matematica certezza della retrocessione: un quattro a uno senza storie che ha sancito la quattordicesima sconfitta stagionale, per quello che, paradossalmente, è il club con i numeri più bizzarri del torneo. Ai soli 23 gol messi a segno, difatti, si contrappone la miglior difesa del campionato, con appena 33 gol subiti: tanto per rendere l’idea della schizofrenia toscana, neanche le prime tre della classe Spal, Verona e Frosinone possono contare su numeri così solidi.

A condannare i nero – azzurri, oltre ai già citati guai societari, lo scarso rendimento in campo, con appena sei vittorie e ben venti pareggi in 40 uscite. Troppo poco, insomma, per pensare di raggiungere la salvezza.

E adesso, come se non bastasse, della serie oltre al danno al beffa, il saluto del popolo spezzino nel tanto odiato Picco.

Andrea Licari

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