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Raccolta delle castagne in Liguria: l’insetto killer è stato debellato

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GENOVA – Dopo quattro anni di raccolti scarsi ed  insoddisfacenti per rispondere alla domanda dei consumatori, finalmente in Liguria si torna a raccogliere marroni, nei boschi rigogliosi di piante non più colpite dal Cipinide Galligeno del castagno (vespina cinese), l’insetto che arrivò dalla Cina, trasportato da piante di castagno piantate nel cuneese e che in breve tempo decimò i raccolti delle regioni limitrofe.

Dell’insetto rimangono ancora alcuni focolai attivi in provincia di Genova e La Spezia,  ma, soprattutto nei boschi del savonese, quest’anno la raccolta è cominciata a pieno regime.

Le castagne sono piccole a causa della siccità che si è protratta da quest’estate fino ad ora, ma la qualità, assicurano gli esperti,  è ottima. Insieme al fungo, all’uva ed il mosto dei tini sta tornando ad essere uno dei simboli classici dell’autunno.

Purtroppo la situazione non è uguale in tutte le Regioni Italiane: per esempio nella vicina Emilia Romagna è previsto un calo della produzione del 50 per cento rispetto al 2016, annata che già aveva registrato raccolti scarsi.

A livello nazionale il raccolto di castagne dovrebbe attestarsi tra i 25 e i 30 milioni di chilogrammi, che è comunque la metà di un raccolto medio di soli dieci anni fa.

“Alto rimane il rischio di trovarsi nel piatto castagne non italiane – afferma il Direttore di Coldiretti Liguria, Enzo Pagliano – per cui è sempre bene assicurarsi della provenienza del  prodotto e scegliere quello nazionale. È una leccornia che si può gustare in molti modi diversi e tutti apprezzati, da bollite in modo tradizionale ad arrostite, mentre con la loro pregiata farina si può preparare il locale castagnaccio o le tagliatelle da condire con sughi di noci funghi e con l’intramontabile pesto alla genovese.

Nonostante  il valore nutrizionale del frutto non bisogna dimenticare infine che i castagneti in Liguria rappresentano una risorsa da non sottovalutare,  soprattutto per la salvaguardia dell’ambiente e dell’assetto idrogeologico di una regione fragile come la nostra.”

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