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Una colonna portante… dubbi. Chiacchierata con il Dottor Donati

Di Andrea Licari – Campeggiante all’ingresso del sito archeologico di Luni, dall’alto dei suoi cinque metri di altezza spicca una colonna prelevata anni fa dal fondale della caletta di Lerici. Un monolite che dovrebbe attirare l’attenzione dei visitatori, anche se il condizionale è d’obbligo, visto e considerato che non esiste alcun cartello in grado di fornire indicazioni sulla natura e sulla provenienza del manufatto.

Ci siamo pertanto rivolti al Dottor Piero Donati, Storico dell’Arte con un passato di funzionario per la Soprintendenza dei beni storici, artistici ed etnoantropologici della Liguria: l’occasione adatta per chiarire una vicenda curiosa ma controversa al tempo stesso e per parlare di passato, presente e futuro di Luni e del suo sito archeologico.

1) Dottor Donati, sono emerse nuove informazioni sulla “colonna di Lerici”? Perchè è così importante portare alla luce la verità su questo monolite?

Un mese fa il Comune di Lerici e la Soprintendenza di Genova hanno firmato una convenzione mirante ad una corretta valorizzazione della caletta di Lerici e dei manufatti di valenza archeologica che giacciono sul suo fondale.

Da questo fondale alcuni anni fa fu prelevato, con l’intervento degli uomini e dei mezzi della Marina Militare, un monolite in marmo apuano. Questa rimozione non aveva nessuna giustificazione, ed ancor meno giustificate risultano oggi la collocazione del manufatto nel cuore della zona archeologica di Luni e l’assenza di qualsiasi indicazione sulla sua provenienza.

Con pervicacia degna di miglior causa la Soprintendenza monocratica di Genova, capeggiata da un archeologo, continua a sostenere la tesi della pertinenza di quel monolite (segmento di una gigantesca colonna trilitica) al carico di una navis lapidaria. Ritengo invece che si tratti di una colonna destinata al cantiere del teatro Carlo Felice di Genova, progettato dal Barabino ed inaugurato nel 1828. Nelle acque del Golfo della Spezia – a Marola in sponda destra ed a Lerici in sponda sinistra – avvenivano infatti le operazioni di trasbordo dei blocchi o dei semilavorati dai navicelli (barconi a fondo piatto) alle navi che, per il loro pescaggio, non potevano avvicinarsi al lido di Avenza. Di un’operazione del genere fu testimone il naturalista Davide Bertolotti che la descrisse in un libro edito a Torino nel 1834.

Voglio essere chiaro: l’interesse archeologico c’è tutto e ricordo che nel 2013 questo interesse è stato rivendicato dalla Soprintendenza in occasione del recupero dai fondali della Palmaria di un aereo precipitato nel 1943; mi sembra però privo dei necessari requisiti l’acritico riferimento della colonna di Lerici all’età romana e mi chiedo: l’Amministrazione Comunale di Lerici avrebbe firmato la convenzione in assenza di questo (traballante) riferimento alla Roma imperiale? 

2) Col referendum di febbraio Ortonovo è diventato Luni: cambierà qualcosa nell’atteggiamento del Comune nei confronti del sito dell’antica colonia?

Se consideriamo che l’assessore competente è rimasto lo stesso, non direi che ci siano le premesse per un’inversione di rotta. Si preferisce investire le limitate risorse ottenute dagli sponsor nel campo dell’effimero piuttosto che in ciò che produce frutti nel medio e lungo periodo, per esempio un rigoroso apparato didascalico che renda comprensibili anche per i non addetti ai lavori – magari con un touch screen – testimonianze di primaria importanza quali i resti della Porta Orientale o il monumento funebre posto accanto all’anfiteatro. Spero tuttavia che la cosiddetta società civile faccia sentire la sua voce e spinga gli amministratori a mutare atteggiamento; per questo ho finora assicurato fattivo sostegno all’associazione “Amici di Luni”.

3) Da addetto ai lavori e da abitante di Luni, ritiene adeguato lo stato del sito archeologico? Quali migliorie dovrebbero essere apportate?

Da ex-funzionario e da cittadino vedo con preoccupazione il permanere di atteggiamenti autoreferenziali da parte di chi ha il compito di tutelare i beni culturali di questa zona. Questi atteggiamenti rendono assai difficile l’alleanza con la parte più sensibile della società civile. La nascita del Polo Museale ha ulteriormente complicato una situazione che la carenza di personale qualificato – anche per fare i custodi bisogna essere preparati – rendeva comunque difficile.

Vediamo se l’arrivo di alcuni ragazzi del Servizio Civile avrà effetti positivi oppure no. Al momento, l’inaccessibilità delle sezioni nelle quali si articola il Museo Nazionale di Luni è la prova più evidente della crisi che stiamo vivendo e in questo contesto gli spettacoli allestiti da un paio d’anni hanno il sapore un po’ macabro delle musiche suonate dall’orchestrina del Titanic mentre la nave stava affondando.

4) Recentemente il Sindaco Silvestri ha lanciato l’idea di istituire pullman dalla stazione di Luni, direzione Cinque Terre. 

Un’occasione per rilanciare il sito o spauracchio di un pericoloso turismo di massa?

La stazione di Luni ha una duplice valenza: è un ‘luogo della memoria’, dato che per molti anni, fino alla metà del secolo scorso, la lignite estratta dai pozzi minerari aperti da Caniparola al piano di Ortonovo era qui imbarcata sui carri ferroviari, ed è anche l’ideale porta di accesso alla zona archeologica di Luni. Gli edifici della stazione, da tempo in stato di abbandono, sono ancora solidi e possono essere recuperati con un investimento relativamente contenuto come centro informazioni, deposito bagagli, noleggio biciclette, punto di ristoro e tutto quanto serva per un’accoglienza degna di questo nome.

Il target di questa offerta non possono essere dunque i crocieristi, che vanno indirizzati altrove facendo tesoro delle disastrose ricadute che questa concezione meramente quantitativa del turismo ha avuto sulle Cinque Terre, come anche il sindaco di Vernazza ha recentemente denunciato nella sua qualità di presidente ad interim del Parco.