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Amianto, Piredda (IdV): “No a chiusura del Registro dei mesoteliomi”

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GENOVA – «È indispensabile mantenere alto il livello di attenzione sulle malattie correlate all’esposizione prolungata all’amianto, sugli ambienti di lavoro e non solo, viste le dimensioni assunte dal dilagare del mesotelioma pleurico, la cui incidenza in Liguria è quattro volte superiore alla media nazionale». Così Maruska Piredda, capogruppo di Italia dei Valori in Regione Liguria, che questa mattina ha presentato un odg, approvato all’unanimità in consiglio regionale, “affinché siano assicurate, unitamente all’Inail – che svolge funzione di coordinamento, indirizzo e collegamento della rete di sorveglianza epidemiologica del mesotelioma maligno – tutte le risorse necessarie per il funzionamento dell’attività del Centro operativo regionale del registro nazionale mesoteliomi”.

«La situazione in Liguria è a dir poco allarmante – denuncia Piredda – secondo l’Anmil, l’associazione nazionale mutilati e invalidi del lavoro, di Genova la nostra regione detiene il triste record europeo di morti per mesotelioma e ogni anno muoiono circa 150 persone. Come sottolineano anche i sindacati, tra i pochi strumenti di tutela dei lavoratori coinvolti rientra il centro operativo regionale del registro nazionale mesoteliomi, finanziato dalla regione e attivo dagli anni Ottanta. La funzione del registro è indispensabile per censire, in modo puntuale e aggiornato, le conseguenze, tragiche, dell’esposizione all’amianto. È ormai noto che gli effetti si manifestano a distanza di 15/45 anni. È una malattia incurabile che ufficialmente coinvolge centinaia di lavoratori liguri, ma che, sappiamo da fonti sindacali, potrebbe riguardare, almeno potenzialmente, numeri ben maggiori rispetto a quelli attualmente censiti.
Per esempio, come già avevo richiamato nell’ordine del giorno approvato lo scorso marzo, penso sarebbe da valutare la riapertura della procedura – attraverso i necessari atti di indirizzo – per il riconoscimento dell'esposizione all'amianto per i lavoratori della Ferrania appurato che questa sostanza, nella fabbrica Valbormidese, si è poi scoperto essere largamente utilizzata in molti reparti e aver causato, a distanza di anni, numerosi i casi di asbestosi, di mesotelioma pleurico e di altre patologie collegate all'utilizzo di sostanze cancerogene».

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