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I lavori del Consiglio Regionale di oggi

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Caro parcheggi negli ospedali liguri
Aldo Siri (liste civiche per Biasotti presidente) ha presentato un’interrogazione per chiedere alla giunta di intervenire «presso il Comune di Genova e le Aziende che gestiscono i parcheggi per trovare una soluzione che possa agevolare, sia dal punto di vista economico che dell’accessibilità, coloro che sono costretti a recarsi nelle strutture ospedaliere; agevolazioni ancora più necessarie quando queste ultime si trovano in zone, come il centro storico, che non offrono alternative di sosta nelle strade limitrofe».
Siri ha sottolineato che il mensile “Quattroruote” ha pubblicato sul numero di dicembre un’inchiesta sul “caro parcheggi” nelle aree di sosta pertinenti a diversi ospedali italiani da cui emerge, per quanto riguarda il capoluogo genovese,  «un quadro molto critico, aggravato dalla mancanza di spazi ma anche da una cattiva gestione dei parcheggi a pagamento: sui casi presi in esame risulta che sostare nei parcheggi blu di alcune strutture ospedaliere costa, alle tasche del cittadino, da un minimo 1,20 euro all’ora fino ad un massimo di 13,60 euro per l’intera giornata e, per la precisione: ospedale pediatrico “Gaslini”:  posteggi liberi: posteggi a pagamento: 1,70 euro all’ora / 7 euro intera giornata; ospedale “San Martino”: posteggi a pagamento: 4,50 euro intera giornata /3,50 euro intera giornata festiva; ospedale “Galliera”: posteggi a pagamento: 1,20 euro l’ora (tra le 12,30 e le 14,30 e tra le 18,30 e le 20,30 si paga 1euro l’ora) / 13,60 euro intera giornata». Il consigliere ha ricordato che chi è costretto ad usufruire di queste aree di sosta deve sottoporsi a delle cure o deve accompagnare persone malate o va a far visita a ricoverati e che l’uso della macchina è spesso una necessità in quanto molte strutture ospedaliere della nostra città si trovano in zone non ben servite dai mezzi pubblici.
Per la giunta ha risposto l’assessore alla salute Claudio Montaldo: «Il tema proposto è sicuramente delicato, si tratta di trovare soluzioni a esigenze diverse, cioè quelle della sosta e quella della gestione ordinata del traffico all’interno degli ospedali e dei costi che questo comporta. In molti casi la gestione della sosta è stata affidata a società esterne che gestiscono i parcheggi e organizzano con un sistema automatizzato gli ingressi in modo da evitare che ci sia un carosello di auto che girano in cerca di un posto. Questa gestione ha un costo e queste società devono avere un loro ritorno economico. Per quanto riguarda il San Martino i risultati di questa nuova gestione si vedono concretamente: la viabilità interna è stata rinnovata ed è più razionale, sono stati creati percorsi pedonali che prima non esistevano. Inoltre per chi semplicemente accompagna un paziente e poi esce dall’ospedale dopo pochi minuti si utilizza una franchigia grazie alla quale l’ingresso è gratuito. La scelta del soggetto è stata fatta tramite una gara pubblica. Gli utenti dell’’Ospedale Galliera usufruiscono di una situazione più articolata: posteggi interni a tariffa modesta ma insufficienti, e posteggi esterni gestiti da Genova Parcheggi all’esterno a tariffa ordinaria.  Al Gaslini è stata realizzato appositamente un parcheggio con dei costi che devono essere recuperati. Nella situazione odierna escludo comunque la tariffa zero perché non è compatibile con la gestione di queste attività».
Aldo Siri ha replicato: «È ovvio che se si affida il servizio ai privati e ci sono dei costi questi devono essere coperti ed è anche vero che al San Martino in effetti aver utilizzato questa procedura ha ridotto il caos precedente. Tuttavia andrebbero verificata la possibilità di contrarre le tariffe di sosta oggi troppo alte. Assurdo poi che Genova Parcheggi faccia pagare una cifra più levata rispetto a quella richiesta per chi posteggia all’interno dell’Ospedale Galliera. In questa situazione economica dovremmo avere la sensibilità di discutere dal punto di vista sociale il livello di queste tariffe»..
 
Aree SIC di Varese Ligure
Francesco Bruzzone (Lega Nord Liguria-Padania) ha presentato un’interrogazione sui SIC (Siti di Interesse Comunitario) che ricadono sul territorio di Varese Ligure. «Questi Siti  risultano essere stati istituiti senza il coinvolgimento delle popolazioni e delle amministrazioni locali – ha spiegato  – anche se comportano un grave incremento di difficoltà burocratiche per la normale vivibilità di tale entroterra già disagiato per diversi  motivi. Bruzzone ha chiesto una riduzione del perimetro dei Sic o una loro totale soppressione, soprattutto in casi in cui non sussistano valori ambientali da tutelare». In particolare il consigliere ha chiesto alla giunta se sia disponibile ad accogliere una richiesta di riduzione o annullamento dei SIC che interessano il Comune di Varese Ligure. «Uno è stato fatto perché in zona c’era una coppia di lupi che ad oggi sembra non esserci più. Per tutelare l’ululone dal ventre giallo che vive in alcune fonti si è vincolata un’area vasta che le collega e dove l’ululone in effetti non c’è. Occorre identificare le fontane dove vive e non creare vincoli a tappeto che tra l’altro non sono neppure credibili per la popolazione. Credo che su questo tema si debba fare una riflessione generale».
Per la giunta ha risposto l’assessore all’ambiente Renata Briano: «Anch’io sono dell’idea che, se ci sono degli ecosistemi da tutelare, essi vadano tutelati ma che bisogna partire da una conoscenza vera del territorio. Nel caso dei Sic le decisioni risalgono al 2003 – 2006 e sono state prese dalla Commissione europea la quale oggi scoraggia ogni rimodulazione dei confini dei Sic. Gli stati membri sono, quindi, tenuti a conservare gli habitat e le specie che li popolano. La Commissione ammette le variazioni ai confini dei Sic anche senza motivazione, ma solo se si prevede il loro allargamento: non le ammette in caso di riduzione dell’area perché queste aree sono state individuate sulla base dei loro valori naturalistici che è compito degli stati membri tutelare. È quindi assai difficile rimuovere un singolo Sic perché occorre una specifica motivazione. Io ho avviato un lavoro di approfondimento per verificare se la realtà fotografata nel 2003 sia concreta, se siano davvero presenti certe specie e se non sia opportuna una rimodulazione dei confini».. 
Francesco Bruzzone ha replicato: «La risposta dell’assessore mi induce a essere molto più critico nei confronti dell’Europa. L’acronimo Sic andrebbe sostituito da quello Src Siti di rovina comunitaria. In Liguria abbiamo più Sic di quanti ne abbia l’intera Francia. Ben 127 Sic disegnati sulla carta senza sentire le amministrazioni locali. Queste ultime hanno acconsentito pensando che se si fossero fatti tanti Sic, sarebbero stai corrisposti più fondi europei, in realtà i soldi non sono arrivati, ma le incombenze burocratiche e i problemi sì».
 
Servizio di cardiochirurgia a Villa Azzurra di Rapallo
Roberto Bagnasco (Pdl) con un’interrogazione sottoscritta anche da Gino Garibaldi e Franco Rocca (Pdl) ha chiesto alla giunta se vi siano ostacoli che impediscano un’integrazione completa fra pubblico e privato tra le strutture sanitarie presenti a Rapallo,  soprattutto per quanto concerne il servizio di cardiochirurgia che, ancora oggi, è uno dei settori con il più alto numero di fughe dei pazienti fuori regione. Bagnasco ha sottolineato che a Rapallo esiste un ospedale modernissimo, facilmente raggiungibile e dotato di sale operatorie all’avanguardia e nello stesso territorio esiste una struttura convenzionata, Villa Azzurra, che sta ottenendo dei risultati di alto livello, riconosciuti come tali dal ministero della sanità e che da sempre opera soprattutto nel campo della cardiochirurgia. In questo settore, secondo il consigliere, la mobilità passiva rappresenta una voce assai negativa per i costi della sanità. Quando era nato l’ospedale di Rapallo si era ipotizzato l’inserimento di una struttura privatistica convenzionata all’interno. «Ora vedo che, dopo anni di discussioni, anche la Regione Liguria sta cambiamento mentalità – ha detto – e ad Albenga si sta sperimentando in maniera positiva il rapporto pubblico privato. Altre considerazioni riguardano la logica regionale che deve guidare la battaglia per evitare le fughe fuori regione. Il potenziamento dell’Ospedale San Martino è molto lontano dal realizzare i 1000 interenti necessari e Villa Azzurra potrebbe coprire questi vuoti evitando fughe dei pazienti fuori Liguria. Non capisco quali motivazioni possa addurre l’Asl 4 per negare una convenzione a Rapallo per Villa Azzurra che invece si realizza ad Albenga».
Per la giunta ha risposto l’assessore alla salute, Claudio Montaldo: «Stiamo trattando la questione e credo anch’io che Villa Azzurra si riveli ormai indispensabile per implementare l’attività cardiochirurgica in Liguria. San Martino, infatti, sta faticando a sostenere il carico di lavoro mentre Villa Azzurra è in risalita e addirittura riesce ad attrarre pazienti da altre regioni.  Si è deciso quindi di superere il limite di un anno della convenzione inizialmente previsto e  di andare avanti per un triennio consentendo anche alla clinica di fare gli investimenti necessari per migliorare le sale operatorie. Prima del rinnovo della convenzione Villa Azzurra dovrà garantire il servizio di anestesia nella 24 ore e la dotazione di un tac per  evitare gli spostamenti dei pazienti verso l’ospedale di Lavagna. Per quanto riguarda l’ospedale di Rapallo, abbiamo una situazione non favorevole perché sarebbero necessari investimenti per creare spazi, l’ipotesi è spostare l’attività ortopedica e completare l’unico reparto che non è ancora in funzione: quello la dialisi. In questo modo possiamo alleggerire l’omologo reparto del San Martino che ha raggiunto un’utenza troppo vasta  spostando una parte di pazienti del Golfo Paradiso e del Levante su Rapallo».
Roberto Bagnasco ha replicato: «Sono soddisfatto della risposta soprattutto perché si va a una convenzione con Villa Azzurra per tre anni dandole la possibilità di fare investimenti e interventi in apparecchiature e sulla struttura. Giudico anche particolarmente positivo il fatto che finalmente anche l’Ospedale di  Rapallo venga dotato di un reparto dialisi. È l’unico  dell’ospedale che ancora non è in funzione mentre la presenza di una dialisi ha molta importanza anche per i turisti. Spero solo che quanto di positivo ha messo insieme l’assessore alla sanità non venga distrutto dall’assessore alle finanze».
 
Consulenza regionale a Gruppo Clas srl di Milano
Raffaella Della Bianca (Gruppo misto- Riformisti italiani) con un’interrogazione ha ricordato che la giunta ha conferito un incarico, su fondi comunitari, al gruppo CLAS srl «per attività complementari di supporto alle strutture regionali, nella fase di chiusura del programma operativo Italia – Francia 2007/2013 (importo di spesa 33 mila 880, euro)». Della Bianca ha sottolineato che anche in questo caso ci si è rivolti ad  una consulenza esterna, anziché avvalersi di competenze interne, ricordando che a tal proposito l’amministrazione regionale ha addirittura sostenuto  che  “la struttura regionale non dispone al momento di risorse umane adeguate sotto il profilo della consistenza numerica, pertanto si rende necessario ricorrere a soggetti esterni con competenze specifiche e altamente qualificate in pianificazione territoriale, programmazione comunitaria e cooperazione territoriale”. Il consigliere ha chiesto, pertanto, alla giunta, oltre all’ammontare esatto della spesa derivante dal conferimento di incarico, anche se ci sia stata una gara o un affido diretto e se non sia stato possibile scegliere una società del nostro territorio, piuttosto di un società lombarda.
Per la giunta ha risposto l’assessore alle Risorse finanziarie Sergio Rossetti: «Non seguo il progetto direttamente, siamo all’interno dell’obiettivo 3 progetto europeo. Questo incarico è stato dato per 18 mesi L’affidamento rientra nella fattispecie prevista dall’articolo 26 della legge regionale 5 del 2008. Questo incarico non rientra nelle consulenze ma si è svolta un’apposita gara: utilizziamo soggetti terzi perché l’ufficio che disponeva di 11 persone oggi ne ha 5 e non è in grado di gestire i programmi europei specie se, come accade, partecipiamo a molti e riusciamo a mettere molta carne sul fuoco. Credo che l’utilizzo di soggetti terzi o di consulenze non sia buono o cattivo in sé. Il problema è se si ottengono risultati e se si mettono in piedi attività utili per la crescita del territorio. E’ meglio attrarre molti progetti europei e poi ricorrere a soggetti terzi per la gestione piuttosto che autolimitarsi per consentire all’ufficio di gestirli direttamente. Abbiamo avviato 7 progetti che coprono tutto il territorio ligure per le cosiddette smart cities . La linea di programmazione che è stata approvata nei primi giorni di agosto rappresenta il documento unitario che sarà sottoposto al partenariato e rientra fra le buone pratiche europee per la gestione del piano dei rifiuti»..
Raffaella Della Bianca ha replicato di essere insoddisfatta della risposta: «Si è parlato di gara.  Una gara assai curiosa: quasi tutte persone che l’hanno vinta in passato avevano ricoperto incarichi politici. Si vede che grazie alle loro conoscenze sono i più bravi a ricavare appalti. Inoltre il problema non è a quanti bandi si partecipa, ma quali sono le ricadute reali sul territorio delle enormi quantità di danaro pubblico che si spende. Io credo che dovrebbe essere organizzata una seduta di giunta monotematica per valutare quali risultati abbiamo ottenuto i progetti europei che tanto costano alla comunità».
 
Tempi d’attesa per le prestazioni ambulatoriali e le prestazioni sanitarie
Tre interrogazioni sui tempi di attesa per servizi ambulatoriali sono state trattate congiuntamente. Le interrogazioni erano state presentate una da Sergio Scibilia (Pd)  e due da Francesco Bruzzone (Lega Nord Liguria Padania).
Sergio Scibilia (Pd) ha illustrato la situazione delle prestazioni ambulatoriali della Asl 1. L’esponente della maggioranza ha chiesto a giunta e assessore competente quali iniziative la Regione intenda intraprendere per decongestionare i tempi di attesa per gli esami diagnostici; quali interventi intenda attuare per supplire alla carenza di personale del settore; in che misura intenda intervenire per la predisposizione di strutture fornite di tutti gli strumenti adeguati alla migliore fruizione di questi servizi; quali siano le misure che la Regione attuerà al fine di verificare che le tempistiche di diagnosi vengano rispettate e affinché non si verifichino pratiche speculative sul prezzo del ticket. «L'attività giornaliera dello stabilimento ospedaliero “S. Charles” di Bordighera non prevede la possibilità di eseguire alcuni dei principali esami di prevenzione di diagnostica per immagini, quali la mammografia, la colonscopia e la gastroscopia. Questo a causa sia della carenza di personale medico, ma anche perché dal giugno 2012 il mammografo presente nello stabilimento ospedaliero è stato dichiarato fuori uso. In pratica chi decide oggi di chiedere una mammografia presso le strutture della Asl 1 ottiene un appuntamento a Sanremo nel gennaio 2014 ed ad Imperia nel marzo 2014. Numerose donne necessitano, in prima istanza, di un esame congiunto concernente sia la mammografia che l’ecografia, in quanto complementari, con un costo massimo di 45 euro, ma dato che le prenotazioni per l’esame combinato (mammo + eco) sono fissate al maggio 2014, si ricorre a due prenotazioni distinte, e il costo lievita a 70 euro, se si ricorre al pubblico, o a oltre 100 euro, se si va da un privato, che riesce però a garantire pochi giorni di attesa per l’esame e per i relativi risultati. Situazione analoga è quella dei pazienti che hanno bisogno di colonscopie e gastroscopie. Esami che il “S. Charles” di Bordighera, in regime ambulatoriale, dal giugno 2012 non esegue più per la forte mancanza di personale medico, saturando così i presidi di Sanremo ed Imperia. Purtroppo anche le strutture di Sanremo e Imperia hanno organici ridotti rispetto a quelli previsti, anche a causa del prossimo pensionamento di alcune figure responsabili. Di norma per tali esami si prevede un'attesa standard dai 30 ai 60 giorni ma, oggi, i tempi di prenotazione dell'Asl 1 indicano luglio 2014 per la colonscopia e marzo 2014 per la gastroscopia. Situazioni non dissimili si presentano anche per altri gli ecodoppler e le risonanze magnetiche». 
La seconda interrogazione è stata illustrata da Francesco Bruzzone e riguardava i tempi di attesa presso ospedale Saint Charles di Bordighera. Bruzzone ha chiesto quali iniziative la giunta intenda intraprendere per eliminare i tempi di attesa presso l’ospedale Saint Charles di Bordighera. Il consigliere ha evidenziato i tempi di attesa richiesti per effettuare esami anche semplici quali le ecografie presso l’ospedale Saint Charles di Bordighera: una richiesta effettuata a  fine ottobre 2013 verrà soddisfatta nel giugno 2015. «Queste attese riguardano – ha spiegato – anche ai malati oncologici che non possono effettuare i controlli periodici prescritti dalla stessa Asl, ed è profondamente ingiusto che le stesse prestazioni richieste dai cittadini trovino risposta in 15 giorni presso l’ospedale di Cuneo» . Nella seconda interrogazione Bruzzone chiedeva alla giunta «se non ritenga prioritario intervenire per far sì che i tempi di attesa per le prestazioni sanitarie rientrino in lassi maggiormente rispettosi dei cittadini e del diritto imprescindibile alla salute». Bruzzone ha rilevato il caso di una richiesta di ecografia all’addome ad una paziente, indicata come prioritaria dal medico curante, che  è stata prenotata all’ospedale di Sanremo nel giugno del 2015. «Un anno e mezzo di attesa per ricevere una prestazione medico – sanitaria in convenzione con il servizio pubblico – ha detto il consigliere  – è un tempo davvero vergognoso per un Paese che vorrebbe essere civile e quasi quotidianamente e su tutto il territorio regionale, situazioni analoghe vengono portate all’attenzione dell’opinione pubblica dagli organi d’informazione».
Per la giunta ha risposto l’assessore alla Salute Claudio Montaldo. «Come previsto dall’accordo stipulato nella Conferenza Stato Regioni dell’ottobre 2010 sono state previste diversi tipi di prescrizione: urgente, da attuare entro 72 ore, breve con scadenza 10 giorni, differibile entro 30 giorni per le visite e 60 per la diagnostica e  programmabile che equivale a tempo non espressamente definito. Questo schema spesso si inceppa perché, ad esempio, una mammografia programmabile e prevista a un  anno o a due anni molto spesso viene prenotata a ridosso della scadenza e determina un ulteriore slittamento della scadenza. Ci sono poi pazienti che avendo la visita programmata a lunga distanza di tempo non si presentano all’appuntamento creando nuovi disguidi. Dobbiamo fare in modo di instaurare il metodo della prenotazione programmata. E questo risultato lo si raggiunge con una campagna di sensibilizzazione degli utenti e dei medici. Questi ultimi spesso non scrivono sulla ricetta se l’esame è urgente o no e devono spiegare questo tipo di organizzazione al paziente. Detto questo, è indubbio che ci sono cose impresentabili e intollerabili. Lo abbiamo detto anche ai direttori: abbiamo acconsentito alla sostituzione del personale, radiologi e tecnici di radiologia, che è andato in pensione, dobbiamo avere una maggiore sensibilizzazione di medici tecnici e utenti».
Sergio Scibilia ha replicato che spesso le punte nelle prenotazioni di visite specialistiche sono il frutto del grosso lavoro che si è fatto con le campagne per la prevenzione dei  tumori al colon e al seno. Un boom di prenotazioni che ha fatto esplodere le fughe verso il Piemonte. Le strutture piemontesi, secondo Scibilia, riescono a garantire tempi brevissimi e i pazienti della provincia ligure si stanno abituando ad andare in quella regione.
Francesco Bruzzone «Ringrazio l’assessore per aver riconosciuto che i tempi degli esami per i quali è possibile la programmazione sono impresentabili. Dobbiamo lavorarci tanto. Anche perché il programmabile in Liguria significa più di un anno, ma se vado a Cuneo lo stesso esame lo faccio in 15 giorni. E allora molti premono per far diventare urgente anche l’esame programmabile».  
 
Disagi pronto soccorso ospedale “Santa Corona” di Pietra Ligure
Maurizio Torterolo (Lega Nord Liguria-Padania) e Marco Melgrati (Pdl) hanno illustrato due interrogazioni denunciando: «La situazione di sovraffollamento dei pronto soccorso. Torterolo ha evidenziato in particolare la situazione dell’ospedale di Pietra Ligure dove, soprattutto nei mesi di luglio e agosto, la popolazione residente aumenta in modo considerevole. «Questo comporta tempi di attesa molto lunghi, soprattutto per quanto riguarda i codici verdi e quelli bianchi». Citando organi di stampa, Torterolo ha ricordato che nel pronto soccorso le barelle scarseggiano e, addirittura, si sarebbe stata verificata la presenza di tre codici rossi in attesa degli strumenti adeguati per il trasporto. «Tra i pazienti in attesa, molti sono anziani e altrettanto numerose le persone che accompagnano familiari: la media è di una ventina di pazienti che attendono di passare alla visita. Di fatto per essere visitati in media si attendono quattro ore, ma i tempi possono dilatarsi sino a sei. Il tutto in una situazione caotica nella quale spesso anche i soccorritori delle ambulanze non sanno dove collocare i pazienti». Torterolo ha chiesto di conoscere quali controlli e verifiche vengano effettuati dalla Regione Liguria e quali iniziative quest’ultima abbia intrapreso, o intenda intraprendere, per risolvere tali problemi.  
Marco Melgrati (Pdl) ha detto che la «situazione del Santa Corona e dell’ospedale di Albenga è di emergenza. Vorrei sapere – ha detto – se la giunta abbia intenzione di intervenire urgentemente affinché sia garantito ai pazienti il diritto all’immediata assistenza e un livello dignitoso di permanenza presso le strutture sanitarie. Queste ultime versano in uno stato inverosimile. Come avevamo previsto a suo tempo, anche a seguito dei pesanti tagli alle strutture e al sistema sanitario ligure, con la stagione estiva la situazione si è aggravata provocando l’intasamento del pronto soccorso del “Santa Corona”: lunghissime attese per i pazienti e non solo per quanto riguarda i codici bianchi e verdi, ma anche per alcuni codici rossi. Alcuni pazienti in condizione di urgenza sono rimasti in attesa della barella per essere trasportati. Anche la situazione dell’ospedale di Albenga non è delle migliori: è capitato che i biscotti per la colazione dei ricoverati fossero finiti e che, addirittura, sia stata consegnata una tazza di the senza nulla di commestibile. Alle proteste dei pazienti, si è risposto che fino al lunedì successivo non era possibile avere biscotti per colazione e che, se gli stessi pazienti non avevano provveduto a portarsi qualcosa da casa, si sarebbe rimasti digiuni fino all'ora di pranzo».
Claudio Montaldo, assessore alla Salute, ha risposto: «Come sempre ho chiesto alle aziende di verificare se le denunce apparse sui giornali e riprese dai consiglieri siano vere.  Non sempre le cose pubblicate o trasmesse dai media corrispondono alla realtà. Un esempio? Nei giorni scorsoi i giornali hanno scritto che i dipendenti dalle sanità erano stati messi in mobilità: non è vero. Spesso quello che viene affermato dai media è frutto di cattive interpretazioni o di una elaborazione sindacale, fatta da qualcuno che aveva bisogno di avere un obiettivo di lotta e se l’è inventato. Dai dati risulta che nell’ospedale di Albenga  fra il 2012 e il 2013 c’è stato un decremento degli accessi complessivi del 16,88% e al Santa Corona dell’1,78%. Sono invece aumentati i codici rossi al Santa Corona (più 11,88%) e diminuiti ad Albenga  (meno 38,89%). Visti i dati, posso capire che ci siano dei momenti di affollamento per i codici bianchi e verdi, ma escludo che nei casi di emergenza i cittadini aspettino per tempi lunghi: il meccanismo del 118 è tale che, se un ospedale ha troppi codici rossi, questi sono dirottati immediatamente verso un altro ospedale. Quindi, anche in caso di gravi disgrazie, non si determina una concentrazione di codici rossi in un solo ospedale. Per ridurre i tempi d’attesa dei codici bianchi e verdi invece occorre fare un’azione informativa per spiegare che al pronto soccorso ci si va solo per patologie serie mentre per le altre si ricorre al medico di famiglia. Sulla questione dei biscotti, posso assicurare che ad Albenga non è mai venuta meno la fornitura dei pasti per i ricoverati».
Torterolo ha replicato: «Prego l’assessore di farci avere i dati ufficiali. In quanto ai giornali, credo  anch’io che spesso dicano delle cose che possono essere smentite».
Melgrati ha ribattuto: «In verità molte volte quello che scrivono i giornali è vero: le barelle non erano a disposizione. Sui codici rossi non discuto, ma per gli altri codici si entra al mattino e si esce a notte inoltrata. Invece di aumentare lo stipendio dei manager, che magari non hanno fatto bene il loro lavoro,  perché non aumentiamo i paramedici e i medici nei pronto soccorso? In quanto ai pasti ribadisco che questa persona non ha avuto la colazione per due giorni».  
 
Depuratore di Lavagna
Raffaella della Bianca (Gruppo misto-Riformisti italiani)  ha presentato un’interrogazione sul depuratore di Lavagna «per sapere se Regione Liguria possa fornire lo studio idraulico degli effetti della colmata sul deflusso delle acque durante la piena; se il progetto sia conforme al Piano di Bacino e sia possibile, inoltre, avere lo studio idraulico del fiume Entella su cui si basa la progettazione della messa in sicurezza correlata al prolungamento di viale Kasman». Della Bianca ha ricordato che a seguito della sua interrogazione con risposta scritta (23 gennaio 2013) in cui chiedeva chiarimenti sul progetto del depuratore di Lavagna, il 24 maggio 2013 ricevette la risposta da parte dell’Assessore all’Ambiente, Briano in cui si leggeva che, in merito alle perplessità sollevate secondo cui l’area verrebbe ricavata dal restringimento della  foce del fiume Entella, già in condizione critica per le prescrizioni del Piano di Bacino, lo studio di fattibilità predisposto da IREN considera che gli aspetti idraulici, eventualmente interferenti con la previsione impiantistica in oggetto dovranno essere, certamente, approfonditi con l’implementazione dei successivi livelli progettuali. Il consigliere ha rilevato che il costo complessivo della realizzazione delle opere per il depuratore comprensoriale del Tigullio Orientale è intorno agli 80 milioni di euro e comprenderebbe anche rifacimenti e adeguamenti delle reti fognarie con nuovi collettori per Sestri Levante e una parte di Lavagna verso il nuovo impianto e condotte per il riciclo delle acque depurate da destinare ad attività industriali, agricole e antincendi boschivi.
Per la giunta ha risposto l’assessore Briano: «La possibilità di realizzare un riempimento in sponda sinistra alla foce dell’Entella è stata valutata nel progetto preliminare relativo agli “Interventi di mitigazione del rischio idraulico del bacino del fiume Entella relativamente al tratto terminale, 1° lotto dalla foce al ponte della Maddalena” commissionato dalla Provincia di Genova. Il Piano degli interventi per la mitigazione del rischio richiama per il tratto terminale la progettazione preliminare esistente, si desume pertanto che l’ipotizzato restringimento della foce del fiume, finalizzato a ricavare una colmata in sponda sinistra, è compatibile con le condizioni di deflusso delle piene e con il Piano di bacino. Occorre tuttavia evidenziare – ha aggiunto Briano  – che l’intervento non ha una finalità idraulica e quindi ne è stata valutata la compatibilità ma non è stato oggetto di una progettazione e non risulta ricompreso nelle opere previste dalla progettazione preliminare. Queste verifiche idrauliche relative alla progettazione preliminare sono disponibili presso il settore Assetto del territorio che potrà quindi fornirle a semplice richiesta». Per quanto riguarda i tempi l’assessore ha spiegato che lo studio di fattibilità per la regimazione del fiume Entella e la riorganizzazione del sistema viario infrastrutturale dell’intera aera è stato esaminato dal Comitato tecnico di bacino il 13 settembre 2012 che ha fornito un contributo istruttorio con alcune indicazioni. «Anche questa documentazione – ha concluso Briano  – è disponibile presso il settore Assetto del territorio. La struttura regionale di riferimento di questa attività è il Settore pianificazione e valutazione degli interventi che potrà fornire ulteriori aggiornamenti successivi all’esame del Comitato tecnico di bacino».
 Della Bianca: «Chiedo che sia verbalizzato che non posso ritenermi soddisfatta fino a quando non mi verranno forniti i documenti che avevo chiesto e non li avrò esaminati». Della Bianca ha sottolineato il ritardo della riposta dell’assessore ricordando che la sua interrogazione era stata depositata in luglio e avrebbe dovuto  essere evasa in forma scritta entro trenta giorni, invece sono trascorsi diversi mesi.
 
Tutelare i pazienti colpiti da nefropatie
Alessio Saso (Pdl) ha presentato un’interrogazione, sottoscritta anche dai colleghi di gruppo Luigi Morgillo e Marco Scajola, sul capitolato presentato dalla C.R.A. alle aziende del settore per la fornitura delle terapie dialitiche: il documento, secondo il consigliere,  «parrebbe non garantire l’offerta di tutte le metodiche necessarie per tutelare la continuità  terapeutica, che è fondamentale per dare le giuste risposte alla varietà di patologie correlate e concomitanti alla nefropatia con il risultato del rischio di minare la personalizzazione terapeutica. In molte altre regioni d’Italia – ha aggiunto –  si è ottenuto un notevole risparmio attivando procedure d’acquisto per aree vaste o per intere regioni, con il coinvolgimento attivo di tutti i responsabili delle varie dialisi, al fine di soddisfare capillarmente le esigenze dei singoli pazienti». Saso  ha, quindi, chiesto alla giunta se non sia opportuno convocare un tavolo di confronto che coinvolga, oltre i nefrologi rappresentanti di tutte le dialisi liguri, anche i rappresentanti dei pazienti,  allo scopo di stabilire parametri di approvvigionamento che tutelino il diritto del malato ad avere la terapia adeguata che per tanti di loro ha significato il raggiungimento di un delicato, quanto prezioso, equilibrio.
Per la giunta ha risposto l’assessore alla salute Claudio Montaldo :  «La commissione di gara che ha proceduto alla redazione tecnica del capitolato è composta dai direttori dei Servizi di nefrologia e dialisi della Asl3, della Asl4  e della Asl 2, considerando che Irccs San Martino non ha aderito alla procedura di gara perché aveva già avviato una propria procedura ritengo che la composizione della commissione sia rappresentativa di tutta la regione». Montaldo ha poi specificato che esiste anche una commissione che valuterà le offerte delle aziende e che non sarebbe possibile integrare la commissione  perché lo impone la normativa sulle incompatibilità e ha ricordato che è stata presentata alle aziende una bozza di capitolato «utilizzando la fattispecie del dialogo tecnico, un procedimento non obbligatorio ma di sicuro aiuto nella ricerca di capitolati migliori. Il dialogo tecnico è un incontro che avviene in seguito ad un bando pubblico in cui viene discussa la bozza di capitolato con le aziende presenti sul territorio che abbiano fatto richiesta di essere invitate ed è, quindi, un’opportunità per confrontarsi con il mercato e arrivare a capitolati che garantiscano una giusta concorrenza e una corretta varietà delle soluzioni offerte. Per quanto riguarda il suggerimento dei rappresentanti dei pazienti – ha aggiunto Montaldo  – questo viene già applicato in alcune procedure indirizzate al territorio come la fornitura di ausilii di vari tipo e mi impegno a fare in modo che la Centrale regionale acquisti possa utilizzare in fase di ascolto i rappresentanti dei pazienti per acquisire la loro opinione sui critrei previsit dal capitolato».
Saso: «La mia interrogazione risale ai primi giorni di ottobre e spero ci sia il tempo per realizzare questo impegno. Bisogna ascoltare in maniera adeguata le associazioni dei pazienti che spesso ne sanno ancor più degli addetti ai lavori».
 
Danni causati dagli eventi atmosferici avvenuti dal 21 al 25 ottobre 2013
Opera transitoria in sostituzione del Ponte di San Pietro a Carasco.
Trattazione congiunta di due interrogazioni
Francesco Bruzzone (Lega Nord Liguria-Padania) ha illustrato un’ interrogazione alla giunta per sapere se «intenda adoperarsi per far sì che venga predisposta con urgenza una soluzione al mancato collegamento della Val Fontanabuona con la costa attraverso la realizzazione di un guado o di un ponte bailey». Il consigliere ha ricordato che in seguito del crollo del ponte di San Pietro a Carasco è stato ipotizzato un periodo di almeno tre mesi nei quali la Val Fontanabuona rimarrebbe isolata dalla costa: «Oltre agli abitanti – ha spiegato Bruzzone – insistono e operano nella zona circa 1415 aziende che, già alle prese con la crisi economica, non potrebbero reggere un periodo così lungo di isolamento e di difficoltà strutturali di collegamento. Il ponte di Loreto non può essere considerata una possibile alternativa per un periodo così lungo perché rischierebbe di collassare il seguito al transito di circa ventimila veicoli al giorno, contro i cento precedenti, inoltre non può essere attraversato da mezzi pesanti».
Per la giunta ha risposto l’assessore
Ezio Chiesa (Gruppo misto-Liguria viva) ha presentato un’interrogazione per sapere dalla giunta quali iniziative intenda assumere e l’entità dei finanziamenti previsti per la ricostruzione del ponte di Carasco ma, soprattutto, per intervenire a sostegno dei Comuni delle valli Sturla, Fontanabuona e Cichero che non possono fare fronte ai danni provocati da questa calamità. Chiesa ha ricordato che nella notte tra lunedì 21 e martedì 22 ottobre copiose piogge si sono abbattute con particolare violenza sull’entroterra del Tigullio causando enormi danni nelle valli Sturla, Fontanabuona e Cichero e che il crollo del ponte di Carasco, lungo la strada provinciale 225 della Fontanabuona, è l’episodio di maggiore gravità e rilevanza in quanto finisce praticamente per isolare la val Fontanabuona dal Tigullio. «In modo particolare, in valle Sturla e, precisamente, nei Comuni di Borzonasca e Mezzanego – ha aggiunto – si sono registrate numerose frane che, in molti casi, hanno messo a rischio le abitazioni costringendo le due amministrazioni a chiedere ai residenti di abbandonare le loro case. L’acqua ed il fango, soprattutto nel Comune di Borzonasca, hanno invaso diverse case e ingenti danni si registrano alle opere pubbliche nei due Comuni con particolare riferimento al convogliamento delle acque, al mutamento morfologico dei rivi ed alla viabilità diretta nelle frazioni collinari, alcune delle quali sono rimaste isolate. I Comuni –  ha concluso – con le ridotte risorse finanziarie a disposizione non possono certo farsi carico, da soli, di ripristinare i danni, che per quanto riguarda Borzonasca e Mezzanego ammontano indicativamente a dieci milioni di euro e, oltre procedere velocemente al ripristino della viabilità lungo la provinciale 225 della Fontanabuona, bisogna porre grande attenzione al territorio, ancora una volta, devastato dalla violenza delle piogge». In aula Chiesa ha precisato che i fondi derivanti dall’accisa sulla benzina, estesa al 2014 per far fronte agli eventi alluvionali oggetto dell’interrogazione e quelli che si preveda vengano elargiti dalla Stato, appaiono insufficienti per far fronte alla difficile situazione. Chiesa ha anche rimarcato che da parte del Governo non c’è stata la volontà di riconoscere lo stato di calamità naturale.
L’assessore alle infrastrutture, Raffaella Paita, in merito alla questione del ponte, ha risposto: «Abbiamo immediatamente attivato una collaborazione con la Provincia, cercando di individuare la soluzione tecnica migliore. Su questo ponte si lavora con una “luce” limitata. E questo condiziona la possibilità di installare un bailey, in quanto la spalla ostacolerebbe  la realizzazione del ponte definitivo e per noi la priorità è la soluzione definitiva.  Siamo convinti che l’ipotesi migliore sia quella relativa alla realizzazione di un ponte ad un’unica campata: si risolverà per sempre il tema idraulico. Abbiamo quindi lavorato su questa soluzione. La Provincia ha finito la demolizione e, con un appalto dedicato,  ora inizierà il consolidamento delle spalle. Contestualmente andrà avanti la ricerca di mercato per l’assegnazione della ulteriore fase, quella di  realizzazione del ponte. Tre-quattro mesi sono i tempi previsti per la costruzione della struttura, ma si cercherà di restringere ulteriormente i tempi. Per quanto riguarda il bailey , noi ci siamo permessi di avanzare l’ipotesi alla Provincia che però ha manifestato secondo me una motivata contrarietà per la sicurezza idraulica: ha sottolineato il rischio che si aggravi la situazione e ha inoltre fatto presente che per l’autorizzazione ci vorrebbero tempi lunghi. Vista la situazione, quindi, noi abbiamo lavorato per arrivare nel più breve tempo possibile alla realizzazione della struttura definitiva. Per quanto riguarda i finanziamenti necessari, si utilizzeranno i fondi derivanti dalle accise e quelli che saranno elargiti dal Governo con la legge di stabilità, come anticipava il consigliere Chiesa. Nelle prossime ore avremo un crono programma più preciso  e quando sarà ultimata l’indagine di mercato, sarà mia cura fornire dettagliate informazioni al  Consiglio sullo stato di avanzamento dell’opera». L’assessore ha quindi annunciato:«Nel mese di dicembre, e lo dico qui perché questa è una novità, si chiuderà la convenzione tra Ministero e ANAS per l’individuazione delle opere prioritarie per il Paese. Dentro questa convenzione è compreso anche il tunnel della Fontanabuona, per quanto riguarda la progettazione. Questa è una notizia importante e propedeutica a tutto, perché senza l’inserimento dentro quell’atto non è possibile pensare nemmeno al finanziamento. Successivamente a quest’inserimento che verrà finalmente chiuso a dicembre, noi dobbiamo continuare questo pressing con il Governo per cercare di avere il finanziamento. Il Ministro si è riservato di approfondire ulteriormente la situazione. Penso – ha concluso – che un’azione corale e trasversale potrà essere enormemente utile a perorare la causa di una comunità che, come ha dimostrato il crollo del ponte di Carasco, in assenza di quella viabilità attuale e ordinaria, non ha davvero soluzioni alternative per poter sostenere la libera circolazione dei cittadini, ma anche per poter avere un punto fermo per quanto riguarda lo sviluppo e la crescita dell’economia in quella vallata».
L’assessore all’ambiente, Renata Briano, per il settore di sua competenza, ha puntualizzato: «Ci siamo subito attivati per dare risposte ai Comuni. nel seguire le procedure di protezione civile. Sono pervenute le relative schede. Ora abbiamo il quadro preciso di quanto accaduto. E’ stato chiesto lo stato d’emergenza che, però, non è stato riconosciuto. Abbiamo dichiarato noi lo stato d’emergenza regionale che ci consente di portare avanti il discorso delle accise. I relativi introiti saranno suddivisi con l’assessorato alle infrastrutture che ha deciso di puntare sulla realizzazione del nuovo ponte. La parte che riguarda la difesa del suolo, che mi compete, verrà utilizzata immediatamente  per le situazioni  di prima emergenza che abbiamo sul territorio, per poi programmare nell’anno successivo i lavori dimessa in sicurezza più definitivi e necessari.  Forniamo, inoltre, un supporto a tutte le piccole amministrazioni alle prese con la necessaria documentazione».
Chiesa ha pesantemente criticato la decisione del Governo di non riconoscere lo stato di calamità naturale.
Bruzzone ha posto l’accento sulla questione del guado sul fiume che, a suo avviso, si sarebbe potuto realizzare. Ha criticato il fatto che per costruire una simile struttura, che richiede tempi brevissimi di realizzazione, servano invece tempi lunghissimi per le autorizzazioni.
 
Spazzatura davanti a centro commerciale.  
Edoardo Rixi (Lega Nord Liguria-Padania) ha presentato un’interrogazione con risposta scritta sul fatto che di fronte al centro commerciale “Leclerc” di Santo Stefano di Magra sono posizionati dei cassonetti dell’immondizia. «Tale postazione di nettezza urbana è tenuta in modo non consono, con conseguente accumulo di vere e proprie montagne di immondizia – ha spiegato Rixi – E, complice la stagione estiva, questo stato di cose può portare a gravi violazioni delle norme igienico sanitarie, inoltre questa situazione permette la creazione di un’immagine poco decorosa del territorio e rappresenta un danno per il turismo ed un’offesa per quei cittadini che pagano la tassa sui rifiuti». Il consigliere ha quindi chiesto alla giunta quali azioni intenda perseguire per porre rimedio alla situazione creatasi di fronte al centro commerciale “Leclerc” di Santo Stefano di Magra.
Per la giunta ha risposto l’assessore all’ambiente Renata Briano spiegando che la Regione non ha nessuna competenza in questo caso e che può solo segnalare agli organi interessati il problema.
Rixi ha replicato: «Ci sono almeno due aspetti di competenza regionale: sanitario e quello relativo allo smaltimento dei rifiuti, vorrei capire come sia possibile una simile situazione.
 
Potenziare il porto di Genova Voltri
Sul terminal di Genova Voltri sono state presentate due interrogazioni: una di Lorenzo Pellerano (Liste civiche per Biasotti presidente) la seconda di Matteo Rosso (Pdl)
Lorenzo Pellerano (Liste civiche per Biasotti presidente) ha chiesto alla giunta «quali interventi ed iniziative abbia intrapreso la Regione per supportare le istanze di VTE propedeutiche alla realizzazione delle migliorie del terminal; per garantire il buon esito degli interventi pianificati dal Gruppo PSA presso il porto di Genova Voltri e facilitare gli interventi di potenziamento del terminal e per accelerare l’iter per la realizzazione della Gronda di Ponente». Pellerano ha ricordato che recentemente il managing director del VTE ha dichiarato: “l’Italia dice di essere in cerca di investitori stranieri ma non si capisce perché non si curi di quelli che ha già in casa” e che  il gruppo ha annunciato, lo scorso febbraio, di avere pronti 100 milioni di euro da investire entro la fine del 2014 sul terminal genovese, ma “di essere bloccato da colli di bottiglia infrastrutturali e burocratici”. «Il Vte – ha aggiunto il consigliere – sta gestendo per conto del suo maggior azionista PSA (Port of Singapore Authority) l’acquisto di 75 nuove gru elettriche di cui 25 sono destinate al VTE di Genova e per le quali si è in attesa del via libera dell’Enac e questi investimenti vanno ad aggiungersi i 3 milioni di euro per la realizzazione di un parco refeer e a 3,5 milioni di euro per l’acquisizione di una gru ferroviaria. VTE, però, non ha intenzione di montare la gru ferroviaria fino a quando non verrà raddoppiato il binario a disposizione per la connessione tra  VTE e la rete ferroviaria esterna al porto». Secondo Pellerano uno dei “colli di bottiglia” è rappresentato proprio dalla ferrovia: il VTE, infatti, dispone di 9 binari sul piazzale i quali, però, vengono convogliati in un unico binario d’uscita dal porto. «Oggi movimentare un teu, cioè un container da 20 piedi, a Genova costa dai 100 ai 140 euro contro i 42 di Anversa, i 35 di Mersin e i 29 di Sines e VTE dichiara che in assenza di decisioni celeri rischia il declino in cinque anni – ha spiegato Pellerano –  Il progetto del viadotto autostradale di Voltri si inserisce nel piano di sistemazione della viabilità genovese, connesso con la Gronda di Ponente e il nuovo collegamento tra il Porto di Voltri ed il casello autostradale permette di attuare la riorganizzazione predisposta da Rete Ferroviaria Italiana con nuovi raccordi con linee ferroviarie interne ed esterne al porto di Voltri». Il rifacimento del viadotto autostradale è, inoltre, strettamente connesso e propedeutico al potenziamento della linea ferroviaria Voltri – Brignole  mentre il Comune di Genova non ha ancora preso una posizione definita nei confronti della Gronda di Ponente e il ritardo nell’approvazione della Gronda, secondo Pellerano,  compromette il potenziamento del traffico su ferro che il rifacimento del viadotto di Voltri consentirebbe.
Matteo Rosso (Pdl) nella sua interrogazione ha chiesto «se la Regione Liguria ha la volontà concreta di sostenere il porto e rilanciare, in maniera forte, questa importantissima realtà economica anche per le ovvie ricadute occupazioni che tale scelta potrebbe avere. A Genova – ha aggiunto Rosso  – operano il VTE (Voltri Terminal Europa), la PSA (Porto of Singapore Autority) e da tempo l’azienda ha chiaramente reso nota la sua volontà di investire sul porto di Genova circa 100 milioni di euro per acquistare ed installare delle gru più alte in grado di operare su grandi navi; ovviamente questo importantissimo investimento avrebbe delle ricadute notevoli anche in termini occupazionali visto che si parlerebbe di centinaia di nuove assunzioni a  Genova. Tuttavia la preoccupazione forte è che se non verranno date, per quanto riguarda il VTE, risposte precise in tempi celeri su alcune questioni che rimangono aperte relativamente allo sviluppo di questa importantissima realtà, la Liguria rischia di perdere una grande opportunità e anche  PSA potrebbe fuggire dal nostro Paese e dalla Liguria per altri siti più capaci di tutelare realtà economiche di grande rilevanza». PSA – ha aggiunto  – attende risposte da mesi  propedeutiche all’acquisto delle gru più grandi che consentirebbero di lavorare con 22 file di container (attualmente, infatti, il terminal opera su porta contenitori fino a 18 file). Rosso ha ricordato anche il tema del dragaggio dell’area portuale di ponente che da 13,5 dovrebbe passare a 15 metri di profondità per consentire l’accesso al terminal di navi più grandi e del raddoppio del binario, che viene utilizzato per l’entrata e l’uscita dal VTE dei container. «Chiedo, quindi, alla giunta, – ha concluso Rosso – se intenda intervenire per sollecitare ENAC ed ENAV a rispondere in tempi rapidi; per chiedere il dragaggio dell’area portuale di ponente e consentire, così, l’accesso al terminal VTE di navi più grandi e se si voglia sostenere la realizzazione del secondo binario per l’entrata e l’uscita dei container dal VTE».
Per la giunta ha risposto l’assessore alle infrastrutture, Raffaella Paita: «La Regione ha da tempo interessato RFI affinché il potenziamento del raccordo ferroviario del porto di Voltri possa essere risolto quale problema a sé stante.  Al momento la risposta di RFI è stata negativa, salvo per quanto riguarda la tempistica dei lavori  del raddoppio del binario  di uscita dal porto  che potrà essere realizzato in parallelo con la realizzazione del viadotto. In ogni caso, però, la Regione non intende accettare il responso di RFI senza esperire ulteriori  tentativi per ricercare altre soluzioni praticabili a breve termine. Per quanto concerne  la sostituzione del viadotto bisogna però puntualizzare che questo intervento non  è subordinato alla realizzazione  della Gronda. A riprova, sta il fatto che SPEA, per conto di Autostrade per l’Italia  e Autorità portuale, sta sviluppando il progetto esecutivo, in modo da poter valutare  se ricorrono i presupposti per affidare i lavori direttamente a società “in house”, anche in questo caso, con modalità prescelte, si risparmierà almeno un anno». L’assessore ha quindi preannunciato a breve un sopralluogo, invitando i consiglieri interessati a prendervi parte. «Relativamente all’installazione della nuova gru  del VTE – ha continuato – l’Autorità portuale è in procinto di sottoscrivere una convenzione con ENAV che, in accordo con ENAC, completerà a breve  gli studi propedeutici necessari, con priorità per la parte di porto relativa a Voltri. La Regione appoggia e segue con costanza questa iniziativa, considerandone l’esito di primaria rilevanza strategica. Per quanto riguarda i dragaggi, VTE ed Aurtorità Portuale  hanno concordato le modalità, per cui sarà lo stesso  concessionario ad effettuarli, onde restringere  i tempi; inoltre Autorità Portuale ha concordato con la Regione e la Capitaneria di Porto le modalità autorizzative necessarie  e le forme di controllo da parte di ARPAL. Relativamente al raddoppio del binario di uscita dal porto questo potrà essere realizzato in parallelo con la realizzazione del viadotto». L’assessore ha ribadito l’importanza della realizzazione della Gronda, puntualizzando il fatto che la Regione non ha mai tentennato su quest’opera importante e strategica, tant’è che ha richiesto al ministro Lupi l’apertura immediata della Conferenza dei servizi.
Pellerano ha manifestato la sua volontà di collaborare per raggiungere l’obiettivo. Ha quindi ribadito che la realizzazione di queste opere sarebbe più avanti se ci fosse stato un sostegno politico più condiviso, mentre, a suo avviso, nel Comune di Genova sulla vicenda c’è incoerenza.
Insoddisfatto si èp dichiarato Rosso.
 
Mantenere nella stagione invernale l’orario del treno Acqui-Savona 4623
E’ stato approvato all’unanimità un ordine del giorno, primo firmatario Antonino Miceli del Pd e sottoscritto da gruppi di maggioranza e minoranza, che impegna la giunta “a intervenire presso la Regione Piemonte e Trenitalia affinché sia previsto anche per la stagione invernale l’attuale orario del treno 4623”. Nel documento si ricorda che il previsto posticipo di 13 minuti deciso dalla Regione Piemonte, creerebbe forti disagi ai pendolari diretti dalla cittadina piemontese a Genova perché perderebbero la coincidenza con ben due treni diretti nel capoluogo ligure..
 
Valorizzare l’Ippodromo dei Fiori
E’ stato approvato all’unanimità un ordine del giorno, primo firmatario Edoardo Rixi (Lega Nord Liguria-Padania) e sottoscritto da gruppi di maggioranza e minoranza, che impegna la giunta a “valutare e incrementare le potenzialità turistico-sportive dell’Ippodromo dei Fiori, con la finalità di creare all’interno della bellissima struttura il nuovo punto di riferimento degli sport ippici, dello spettacolo, ma soprattutto del sociale, affinché grazie anche alla sua posizione strategica, questo diventi il fiore all’occhiello di tuta la regione, essendo l’ippodromo di riferimento per Genova”. Nel documento si ricorda che il polo si trova a pochi chilometri dal capoluogo e che ospita strutture idonee sia per la corsa che per gli ostacoli e che potrebbe essere utilizzato anche per la ippoterapia.
 
Favorire l’attività del Registro nazionale mesoteliomi
E’ stato approvato all’unanimità un ordine del giorno, primo firmatario Maruska Piredda (Italia dei Valori) e sottoscritto da gruppi di maggioranza e minoranza, che impegna la giunta ad assicurare “unitamente a Inail, che svolge la funzione di coordinamento, indirizzo e collegamento della rete di sorveglianza epidemiologica del mesotelioma maligno nel nostro Paese, tutte le risorse necessarie per il funzionamento dell’attività del Centro operativo regionale del Registro nazionale mesoteliomi”. Nel testo si ricorda che in Liguria la quantità di casi è quattro volte superiore alla media nazionale e la recente manifestazione sindacale che si è svolta a Genova il 4 dicembre a tutela dei lavoratori esposti all’amianto.

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