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Il consumo del suolo: falsi problemi, vere emergenze

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Le riflessioni dell'ANCE dopo il convegno organizzato in Confindustria

LA SPEZIA – Ance La Spezia, cogliendo il dibattito in atto sulle nuove tendenze della pianificazione, ha ritenuto proprio compito farsi promotrice di un approfondimento a livello provinciale, il quale, prima di essere tecnico, vuole essere culturale.

Molti operatori del settore ed opinionisti teorizzano la politica di zero del consumo del suolo.

Il nostro obiettivo è di fornire un contributo alla discussione, che possa provenire da diverse angolazioni e sensibilità.

Già la terminologia utilizzata a nostro parere è fuorviante.

Mi chiedo se sia corretto utilizzare il termine (molto di moda) di “Consumo del suolo”, che non ha alcun fondamento scientifico e giuridico.

Il territorio non è un bene che si esaurisce: esso può essere utilizzato bene o male.

Quando abbiamo programmato questo incontro, non pensavamo di dover rivivere, prima con le immagini provenienti dalla Sardegna e, in questi giorni, dal meridione d’Italia, la disastrosa alluvione che ha colpito la nostra provincia nell’Ottobre 2011.

L’evento catastrofico verificatosi in Sardegna non è frutto della casualità.

E’ indispensabile effettuare una seria analisi, non condizionate da considerazioni retoriche  e pretestuose.

Ovviamente costruire in luoghi non adatti è una tragica leggerezza, giustamente denunciata, che deve imporre a tutti una maggior attenzione nella pianificazione.

E’ incettabile che un’amministrazione comunale costruisca un complesso scolastico nel greto di un fiume.

Ma è il caso di ricordare che i fiumi di fango che invadono paesi e città si originano a monte.

Come ricordato recentemente dal Prof. Mauro Agnoletti del Dipartimento gestione sistemi agrari dell’Università di Firenze, le indagini svolte sul disastro delle Cinque Terre dimostrano che le frane del 2011 sono avvenute quasi per il 90% in terrazzamenti abbandonati e invasi da vegetazione invadente, mentre quelli coltivati hanno resistito bene, nonostante avessero pendenze dal 35% al 50%.

Noi costruttori, sicuramente più di altri, siamo legati al territorio, alla sua trasformazione ed alla sua valorizzazione.

Inoltre noi costruttori realizziamo generalmente interventi nel luogo in cui viviamo e vivono le nostre famiglie; quindi trasformare bene il territorio o il patrimonio edilizio esistente ha doppia valenza: quella dal punto di vista dell'imprenditore e quella del cittadino.

Sicuramente, in termini miopi, qualcuno potrebbe accusarci di avere un ovvio interesse, sia pur legittimo, a contrastare tale politica, ma corriamo il serio pericolo che una delle conseguenze di tali scelte, sia un lento ma inesorabile allontanamento dai piccoli centri e un aumento delle disparità sociali.

Noi crediamo che le amministrazioni locali debbano attivare politiche che siano finalizzate a:
– ridurre le disparità sociali e territoriali;
– assicurare servizi e qualità per incrementare lo sviluppo economico, sociale e culturale del proprio territorio.
La sfida dovrà essere quella di poter raggiungere tali obiettivi, tramite un limitato impatto ambientale.

Perseguire la qualità della vita, quindi, a nostro parere vuol dire anche avviare un processo di rinnovamento delle città con una progettualità volta a ricucire il territorio, restituendo identità ai luoghi e il senso di appartenenza a chi li abita e li frequenta.

Senso di appartenenza, che dovrà essere ridefinito anche tramite progetti di rigenerazione urbana e interventi di nuova edificazione, che diano risposta alla domanda ancora inevasa di abitazioni.

La domanda  di abitazioni  ancora inespressa di unità immobiliari in Italia è di ben 700.000 unità.

A fronte del persistere di una forte domanda di abitazioni in Italia nel periodo 2006 – 2012, abbiamo registrato un calo dei permessi di costruire di circa il 70%.

Nella nostra provincia il calo è stato del 61%.

Siamo scesi dai 952 del 2006 ai 366 del 2012.

Riteniamo che sia necessario rinvestire sul patrimonio edilizio esistente e rendere fattibili interventi di sostituzione edilizia, come già da tempo avviene in altri paesi europei.

Ma non possiamo limitarci a questo.

Il nostro patrimonio edilizio, infatti, ha una valenza storica, ed in alcuni casi monumentale, che non trova eguali in ambito europeo; pertanto non dobbiamo dimenticarci e sottovalutare questo aspetto, che se da una parte è sicuramente un valore aggiunto, dall’altra rappresenta una grande difficoltà all’attivazione di processi di rigenerazione urbana. Ci vuole il coraggio di autorizzare la demolizione di quanto privo di valore, per fare posto alle “nuove buone” realizzazioni.

La nostra associazione è contraria alla politica di zero del consumo del suolo, ma ritiene più utile per l’interesse generale un approccio diverso quale “l’uso ragionevole del suolo”.

Il nostro paese, la nostra provincia le nostre città e nostri  paesi hanno ancora bisogno di infrastrutture, di strutture ad uso pubblico, di manufatti ad uso produttivo, di abitazioni.

Dobbiamo impegnarci tutti a individuare politiche, ma soprattutto regole, che possano garantire l’uso “ ragionato del suolo”.

Dobbiamo affrontare il problema, non con una nuova legge specifica che si aggiunga a quelle già esistenti, ma nell’ambito di una revisione più ampia della normativa urbanistica, partendo dalla legge nazionale del 1942.

Il nostro sistema paese necessita di una sostanziale opera di riduzione della produzione di leggi e un’azione di semplificazione amministrativa, che pur fornendo tutte le necessarie garanzie per la collettività, nel contempo, salvaguardi l’interesse della proprietà privata e degli operatori economici.

Noi imprenditori siamo disponibili a porci in discussione, siamo interessati a fornire il nostro contributo al fine di un suo utilizzo ragionato.

Le nostre imprese, sia pur nella grandi difficoltà conseguenti alla trasformazione economica e sociale in atto, hanno già attivato processi d’innovazione tecnologica, per offrire ai propri committenti prodotti edilizi  che siano in linea con le tendenze del mercato europeo.

Stiamo ponendo molta attenzione alla qualità, sia del processo che del prodotto finito.

In una fase storica come quella che sta vivendo il nostro sistema economico, abbiamo bisogno di sostegno, che si deve anche concretizzare tramite la semplificazione normativa e procedurale.

Siamo coscienti che il nostro ruolo deve essere vissuto in modo nuovo, non più come costruttori di cose pensate, progettate e finanziate da altri, ma parte integrante del sistema in cui si vive.

Riassumendo, abbiamo organizzato questo convegno sul consumo del suolo per sollecitare un dibattito, per chiarire che questo tema non è patrimonio della sensibilità di alcuni, ma è di tutti e che se non si affronta in termini concreti e svincolati da preconcetti e ideologismi, corriamo il rischio che i rimedi siano in alcuni casi peggiori dei fenomeni che si vogliono combattere.

Noi imprenditori edili, essendo COSTRUTTORI DI IDEE, vogliamo portare il nostro contributo, per far sì che queste idee possano essere concretizzate in un modo corretto e moderno.

Presenti
prof. Moroni  – Professore associato al Politecnico di Milano:
Marcello Cruciani – Direttore Legislazione Mercato Privato di ANCE nazionale,
Gabriele Cascino – Assessore Regionale alla Pianificazione Territoriale,;
Cristiano Ruggia – Assessore alla Pianificazione Territoriale del Comune della Spezia,
Massimiliano Ali  – Presidente dell’Ordine degli Architetti e Pianificatori della Spezia,;
Stefano Sarti –  Vice presidente Regionale di Legambiente Liguria.
Moderatore: Michele Parodi –  Direttore di ANCE Liguria.

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