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«L’acqua è un diritto: no ai profitti. La restituzione di 10 euro è un obolo che offende il risultato dei referendum»

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Comitato Spezzino AcquaBeneComune

LA SPEZIA – La domanda che ci poniamo è: se l'accesso all'acqua potabile ed ai servizi igienico sanitari sono diritti fondamentali (come ha stabilito nel 2010 l'Assemblea Generale dell'ONU), se e' vero che con il referendum del 2011 27 milioni di italiani sin sono pronunciati a favore dell'acqua pubblica e contro ogni profitto, se a conferma di cio' si sono espressi la Corte Costituzionale, la Corte di Cassazione, il Consiglio di Stato, svariati TAR e numerosissimi Giudici di Pace (cui si sono rivolti i cittadini per chiedere la restituzione della remunerazione del capitale investito eliminato dal referendum), come mai ad oggi, ci chiediamo, si continua ad ignorare, boicottare, delegittimare l'esito referendario ?

Per la nostra citta' e gran parte della Provincia, la percentuale corrispondente alla voce della remunerazione (= profitti) da eliminare dalle bollette e' stata pari al 26,09%.
Con una delibera dell'aprile 2013 – i cui effetti di stanno manifestando sulle bollette degli spezzini in questi giorni -, i Sindaci dei Comuni della Provincia (serviti da Acam Acque) hanno deciso di applicare le nuove tariffe stabilite dall'AEEG (con aumenti di ca. il 6,4% che valgono al bilancio Acam oltre 5,4 milioni di euro in piu'!), oltre a restituire ai cittadini la remunerazione, ma per il solo periodo luglio – dicembre 2011, calcolato a forfait (e non sui reali consumi di ogni utente) per euro 10,oo.
Si tratta di un obolo che noi rifiutiamo.
E troviamo anche vergognoso che qualche Sindaco della Provincia – che magari era in piazza con noi a manifestare gioia per la vittoria referendaria – si faccia ora autolode per aver ottenuto per i suoi cittadini una simile irrisoria restituzione.

E' difficile comprendere in base a quali criteri sia stata stabilita una restituzione forfettaria, quando la restituzione stessa (trattandosi di restituire una percentuale sul totale in bolletta) avrebbe dovuto essere diversificata per ogni utente.
Ma lo e' ancor di piu' comprendere, in base al nuovo metodo tariffario applicato dall'AEEG, l'aumento delle tariffe e le voci che compongono la bolletta che noi pagheremo, anzi che abbiamo gia' iniziato a pagare.
Entrando nei meandri di moltiplicazioni, addizioni ed equazioni, l'unica cosa della quale siamo certi e' che la "remunerazione del capitale investito" viene di fatto sostituita con "vincolo ricavi garantiti", ricavi che pero' hanno ben poco a che vedere con il servizio idrico, in quanto comprendenti oneri fiscali e finanziari, investimenti presunti e reali, somme derivanti da interessi ipotetici, da capitali scudati e non; insomma piu' che una bolletta dell'acqua sembra una quotazione in borsa di un titolo immesso da poco sul mercato.

Alla faccia del servizio pubblico, dell'acqua come bene comune e del rispetto della volonta' referendaria, abbiamo a che fare con una "finanziarizzazione" di un bene necessario alla vita umana.

Pretendiamo delle spiegazioni, e non poche; pretendiamo che i referendum siano rispettati senza se e senza ma.

Continueremo, pertanto, la campagna di obbedienza civile, invitando i cittadini ad autoridursi le bollette detraendo i profitti (attualmente sono ca. 800 famiglie ad aver aderito) e valuteremo la possibilita' di instaurare cause pilota avanti ai Giudice di Pace (come gia' abbiamo fatto a Chiavari) per ottenere la restituzione dei profitti inseriti in bolletta.

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