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Se una città smarrisce il valore della memoria

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LA SPEZIA – Come ormai viene ampiamente riconosciuto, l’alpinismo lento è quel movimento italiano crescente, che attraverso la pratica di uno sport negli ambienti naturali e per persone di ogni età, va ad evidenziare la cultura, le tradizioni e  la “memoria ” dei territori.

Per questo le guide dell’associazione Mangia Trekking, nello scorso mese di ottobre, durante un’escursione, furono severamente colpite da quanto trovarono sul Monte Parodi relativamente all’incuria di quel territorio. Attraverso il prezioso aiuto di autorevoli organi d’informazione richiamarono l’attenzione dell’intera comunità spezzina circa la non certo edificante situazione trovata. Soprattutto sul come un simbolo sacro del territorio era stato “rifiutato”. 

Oggi, grazie alla particolare sensibilità del Dottor Paolo Talco, un esponente dell’alpinismo lento spezzino, partendo da una situazione incresciosa è possibile raccontare e ragionare su una storia molto bella.  Infatti “l’edicola sacra” che vedemmo abbattuta, a terra, era stata voluta e fatta costruire sul finire degli anni sessanta, per opera votiva, proprio dai suoi genitori Giuseppe Talco e Angela Cocchi. 

La realizzò Renzo Toncelli, un rinomato artigiano del legno, molto noto in quanto costruttore  di mobili antichi in massello con preziosi intarsi. A benedire “l’edicola sacra” il giorno della sua definitiva collocazione sul monte Parodi, fu Padre Dionisio, il fondatore dell’istituto Sorriso Francescano, il cappellano dell’Arsenale della Marina Militare. La figura religiosa, che per la sua umiltà e le qualità di amore e totale dedizione verso il prossimo, fu per lungo tempo considerata un importante punto di riferimento della città di La Spezia.

Ed oggi, grazie alle segnalazioni, alcune persone, per amore del ricordo dei loro familiari, hanno deciso di muoversi nel concreto e nel positivo, attivandosi per riportare a nuova vita “l’edicola sacra” voluta dai coniugi Talco. Sembra infatti, che quando riportata a nuova vita, l’edicola sacra potrà trovare collocazione nella chiesa di San Michele nel quartiere di Pegazzano. Sarebbe davvero una bella cosa. Per parte nostra, quale semplice associazione sportivo-culturale, ci limitiamo ad osservare quanto questa vicenda ancora una volta ha proposto, cioè che una città non può e non deve perdere il senso della cura delle cose, delle realtà oggettive  che rappresentano il suo passato, perchè il  valore della memoria rappresenta un patrimonio senza prezzo di una Comunità e del suo territorio.

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