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Primarie PD. Spezia si sveglia con Renzi, Cuperlo perde, bene Civati

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Di Marco Ursano.

LA SPEZIA – Non erano ancora giunti i dati finali quando ieri sera l’Assessore Alessandro Pollio si è presentato di fronte ai giornalisti presenti nella sede del Partito Democratico di Via Lunigiana per parlare in nome dei cuperliani spezzini. Una dichiarazione in pieno stile sovietico “in Liguria e alla Spezia miglior risultato di Cuperlo”, un 21,76% a livello provinciale che però non riesce a nascondere la sconfitta che c’è e brucia. Il “ciclone Renzi” soffia forte anche in provincia della Spezia e fa piazza pulita nei feudi del Ministro Orlando e dei suoi, con poche eccezioni come San Venerio, presidiato dallo stesso Pollio, e Biassa, casamatta collinare difesa strenuamente dall’altro Assessore delle Giunta Federici, Davide Natale.

Per il resto, Renzi con il suo 63,07 % ha stravinto in provincia, bulgaro il risultato di Sarzana del 73%, ma dilagante anche in Val di Magra e Val di Vara. Come salta agli occhi il risultato di Spezia città, dove è vero che i cuperliani contengono i danni arrivando a sfiorare il 30%, ma perdono comunque e ovunque: se era quasi scontata l’affermazione renziana in centro città, zona storicamente più portata al voto di opinione, e, infatti, qui è andato molto bene anche Civati, Cuperlo perde tra gli altri al Favaro, Pegazzano, Fossitermi, Mazzetta, La Pianta, Melara, Valdellora, tutti quartieri storicamente serbatoi di voti del gruppo dirigente spezzino uscito sconfitto. 

La fotografia di queste primarie spezzine ci rimanda così la netta vittoria del gruppo dirigente renziano della prima e della seconda ora (così sono tutti contenti) con 11.144 voti, la sconfitta sonora del Ministro Orlando e dei suoi (non ce ne vogliano, i numeri  dicono questo) con 3.845 voti, e la buona affermazione della lista Civati, che ha recuperato sei punti percentuali conquistando 2.679 preferenze, (1200 voti in meno dei cuperliani, dato che fa riflettere), con risultati significativi in città. L’altro tema da sottolineare è quello della partecipazione: quasi 18mila votanti sono un dato davvero notevole, considerando che un anno fa alle primarie di coalizione il numero dei votanti fu praticamente lo stesso e che in un anno il PD ne ha fatte di cotte e di crude. La richiesta di cambiamento che giunge dalla base degli iscritti e dai simpatizzanti è inequivocabile. Dovranno innanzitutto coglierla i renziani della seconda ora come Raffaella Paita e Renzo Guccinelli, che non si può certo dire che siano neofiti della politica; ma anche gli sconfitti, ai quali conviene riflettere profondamente sulle cause del loro risultato.

Marco Ursano

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