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Festeggiati i 30 anni del Centro di Aiuto alla Vita

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LA SPEZIA – Il Centro di Aiuto alla Vita (CAV) della Spezia ha compiuto trent’anni, e ha festeggiato il compleanno insieme al presidente nazionale del Movimento per la Vita, l’europarlamentare Carlo Casini, in un incontro nella sala multimediale di Tele Liguria Sud.

L’incontro, a cui ha partecipato anche il responsabile regionale Giovanni Rocchi, è stato coordinato dal presidente del CAV della Spezia, Mario Polleschi, che ha sintetizzato la storia dell’associazione di volontariato fondata, per quanto riguarda la provincia spezzina, dal compianto Don Alberto Zanini e che nel corso degli anni ha salvato dall’aborto alcune centinaia di bambini spezzini.
La serata ha visto anche la partecipazione del coro dei bambini della parrocchia dei Santi Giovanni ed Agostino, che hanno presentato un piccolo ma efficace repertorio di canzoni natalizie.

«Il bello del CAV – ha affermato Casini – è che costringe allo sguardo, uno sguardo sulla vita. La scienza dice che già nell’embrione c’è già tutto dell’uomo, il colore degli occhi e dei capelli, l’altezza. Sessant’anni fa tutto ciò non era ben conosciuto. Oggi, con una semplice ecografia, si vede già bene la vita del bambino ancora non nato».
Casini ha anche ricordato l’esempio luminoso ed eroico della giovane Chiara Corbella Petrillo, a cui furono diagnosticate malattie di due suoi figli, Maria Grazia Letizia e Davide, durante due distinte gravidanze. «I medici consigliavano l’aborto. Ma i genitori, Chiara ed Enrico, pur nella sofferenza, portarono avanti entrambe le gravidanze. Un bambino malato non si rottama, ma ha bisogno di più attenzione ed amore. Così, nacquero sia Maria Grazia Letizia sia Davide. E morirono dopo poche ore, tra le braccia della madre. Durante la gravidanza di Francesco, il terzo figlio, a Chiara fu diagnosticato un tumore alla lingua. L’aborto avrebbe permesso cure più invasive ed efficaci. Ma Chiara si oppose. Così Francesco nacque sano, ma la madre morì dopo meno di un mese. Il suo sacrificio ed esempio di rispetto ed amore per la vita più debole è visto con stupore e ammirato da chiunque».

«Come ha detto il beato Giovanni Paolo II – ha proseguito Casini -, è oggi in atto uno scontro tra la cultura della vita e la cultura della morte, la quale usa le armi della menzogna e della censura per ingannare le persone e sopire le coscienze. Da una parte si è inventato un nuovo vocabolario per confondere la realtà dei fatti: la mamma è diventata la donna, il bambino feto, l’aborto interruzione volontaria di gravidanza, la legge sull’aborto legge per la tutela sociale della maternità. Dall’altra, certe notizie, come la recente vittoria referendaria in Croazia di una proposta per l’inserimento nella Costituzione dell’unicità del matrimonio tra un uomo e una donna, vengono relegate a un trafiletto. La notizia di una sconfitta avrebbe ricevuto tutt’altro trattamento…»

Casini ha infine presentato i risultati della campagna “Uno di noi”, che ha raccolto un milione e novecentomila firme nell’Unione Europea (oltre seicentomila in Italia) per il riconoscimento della personalità giuridica dell’embrione. E’ la prima iniziativa popolare di questo tipo in Europa e dovrebbe, ad esempio, impedire o limitare la sperimentazione sugli embrioni.

Una volontaria, Anna, ha letto la lettera scritta da una signora spezzina (Paola è un nome di fantasia), che non se l’è sentita di venire a portare la propria testimonianza dal vivo, ma ha preferito lasciare un testo scritto. Rimasta incinta del quarto figlio e avendo perso il lavoro un anno prima, Paola sembrava non avere alternative all’aborto, specie secondo l’opinione dei suoi conoscenti. Però era titubante. Trovò un opuscolo del CAV e rimase stupita della tempestività con cui una volontaria rispose alla sua richiesta di aiuto, anche materiale. «Spiegai in breve la mia situazione – scrive Paola -, e vedevo che lei capiva. I miei dubbi, però rimasero». «Il giorno fissato per l’aborto chimico utilizzando la pillola RU486, mi recai in ospedale e, per una serie di coincidenze fortunate – o forse il Signore mise la sua mano -, ebbi modo di prendere coscienza della mia volontà. Con mia sorpresa mi senti meglio, allora capii… Il medico arrivò  in ritardo, e questo mi diede modo di pensare. L'infermiera mi diede la pastiglia per la "revisione", il modo in cui i medici chiamano l'aborto. Dietro sua insistenza, la misi in bocca. Mi chiese di bere l'acqua davanti  a lei e me lo chiese insistentemente. Non ci riuscii e la sputai. In una frazione di secondo, io ed il mio bambino avevamo deciso per la vita . Fu un momento forte, definibile come istinto di sopravvivenza di mio figlio, già presente».

Tra pochi giorni, all’ospedale Sant’Andrea, Paola darà alla luce il suo quarto figlio.

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