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Agroalimentare, la ricetta anticrisi è l’export

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Regge alla crisi l’artigianato alimentare ligure con oltre 3.100 imprese attive

GENOVA – Nonostante la crisi, il settore alimentare dell’artigianato mantiene il proprio appeal. Pranzi e cene natalizie saranno all’insegna dei prodotti del made in Italy non solo sulle tavole degli italiani ma sempre più su quelle degli stranieri.

Da quanto emerge dall’ultimo report dell’Ufficio studi di Confartigianato, in vista del Natale, sono partiti, già nei primi otto mesi di quest’anno, dolci del nostro artigianato alimentare per ben 285milioni di euro, il 13,8% in più rispetto allo scorso anno. Le destinazioni? La Francia per oltre il 38%, il Regno Unito per il 30%, gli Stati Uniti per il 22% e i Paesi Bassi per il 15%. «Il grande successo dei prodotti del nostro artigianato sui mercati esteri è senza dubbio un fattore fondamentale per la tenuta di un comparto che, ormai da qualche anno, si è conquistato il ruolo di traino nel quadro economico nazionale» spiega Giancarlo Grasso, presidente di Confartigianato Liguria.

La dimostrazione della buona tenuta del settore dell’artigianato agroalimentare è testimoniata dalle cifre. Praticamente invariato il numero delle imprese attive nel comparto, che hanno quindi ampiamente dimostrato di saper reggere alla crisi. In Liguria, nel 2013, si mantengono a quota 3.117 le aziende artigiane che operano nel ramo alimentare, costituendo il 3,4% del totale delle imprese italiane del settore. Nella nostra regione, la fetta più importante del comparto è composta da pasticcerie, panifici e gelaterie (1.560 in totale), seguono le imprese che offrono servizi di ristorazione (1.090) e i pastifici (229). A livello provinciale, è a Genova che si concentra la metà delle imprese che oprano nella filiera alimentare (1.548, 2 in più rispetto al 2012), seguono Savona (737, con 11 nuove aperture), La Spezia (434) e Imperia (398).

«Il canale dell’export, la penetrazione dei mercati stranieri da parte anche di piccole e piccolissime imprese del territorio rappresentano una valida alternativa alla crisi attuale del mercato interno italiano che registra da tempo un preoccupante calo dei consumi e della domanda interna – spiega Grasso (Confartigianato Liguria) – oltre a sostenere le politiche dell’internazionalizzazione delle imprese, è indispensabile la tutela della qualità e quindi della riconoscibilità del made in Liguria in campo alimentare che costituisce una voce importante delle nostre esportazioni manifatturiere». L’Italia è il paese europeo con il maggior numero di prodotti di qualità (dop, igp e stg): 248 contro gli appena 192 della francia e i 161 della Spagna. In Liguria le imprese trasformatrici di prodotti di qualità sono 153, al 78% costituite da aziende olearie (119) che producono l’olio Riviera Ligure dop.

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