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Messaggio del Vescovo per il Santo Natale

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LA SPEZIA – È ormai trascorso un anno dal mio ingresso in diocesi e questa è la seconda volta che mi rivolgo a tutti attraverso il tradizionale messaggio per il Santo Natale. In questo mese di dicembre ho potuto far visita alle varie realtà istituzionali e lavorative presenti sul territorio. L’accoglienza, l’incontro, lo scambio cordiale di parole hanno caratterizzato sempre positivamente questi momenti anche se, a fronte della crisi, si avverte la fatica del vivere quotidiano. L’impegno non manca, come non è venuta mai meno la luce della speranza, anche se il cammino continua a presentarsi in modo impegnativo. In tutto questo contesto però, anche quest’anno, la luce che proviene dalla grotta di Betlemme ci invita a volgere lo sguardo su quel bambino posto nella mangiatoia, mistero di vita che interpella il credente nel riconoscerlo figlio di Dio e chiedendo ad ogni uomo in sincera ricerca della verità di non cessare mai di stupirsi di fronte alla vita nascente.

Come spesso ho potuto ripetere in questi giorni, la grotta di Betlemme continua ad affascinarci. Certo per molti la memoria va a quando da bambini ci si ritrovava per costruire il presepio, per altri si ripropone il segno della tradizione; il credente vi trova il cuore del mistero del Dio che si fa uomo; la scena che ci viene rappresentata trasmette però a tutti un calore veramente particolare. Eppure in quella semplicità non vi sono effetti speciali. Noi, tanto abituati all’alta tecnologia, al punto che per stupirci spesso dobbiamo piuttosto frastornarci, non possiamo non rimanere meravigliati davanti a questa luce diversa che ci porta ad una semplicità sempre nuova. Un bambino deposto in una mangiatoia, Maria, Giuseppe, secondo la più cara tradizione l’asinello e il bue. Quanta sobrietà e povertà! Eppure quella scena ha sempre qualcosa da dire, a testimonianza che le cose semplici, se autentiche, sanno sempre parlare al cuore dell’uomo. Il Figlio di Dio, nella sua grandezza, ha scelto la semplicità per rivolgersi ad ognuno di noi. In effetti però la scena della Natività, anche se si presenta all’insegna della povertà, propone a noi una ricchezza nuova. Non si tratta di cose da possedere ma di quell’insieme di valori, di relazioni, di attenzioni che costituiscono il tessuto più genuino della nostra umanità e permettono così di comunicare un calore nuovo, una luce intensa. Questo è grande dono che dalla grotta di Betlemme ci viene consegnato nel Natale.

Certo tutto ciò si fa anche impegno. Infatti Dio facendosi uomo, entrando nella nostra storia, nelle nostre relazioni, nel nostro vivere quotidiano interpella ogni uomo e chiede con forza di ritrovare, custodire e vivere i valori alti dell’umanità. Quei valori che vengono a intessere il tessuto vitale delle nostre relazioni. Quelle realtà fatte di semplicità e verità, e che hanno la capacità di diventare – soprattutto in questo tempo ancora segnato dalla crisi – un vero e proprio paracadute che eviti ad ognuno di noi di precipitare rovinosamente. Se infatti molte problematiche non sono risolvibili solo con il nostro impegno e richiedono di essere affrontate ad un livello ben più alto, è altrettanto vero che ognuno può e deve portare il suo piccolo, autentico contributo. L’ascolto, l’accoglienza, l’attenzione, la solidarietà sono valori e gesti posti nella disponibilità di tutti; da soli non sciolgono le problematiche di questo periodo ma possono efficacemente evitare che tali situazioni sfocino nella disperazione. Non è da poco poter intervenire anche con queste semplici ma non meno efficaci proposte alla portata di ciascuno di noi. A tal proposito come non ricordare e cogliere l’occasione per rinnovare il ringraziamento a tutte quelle organizzazioni ecclesiali e laiche che, soprattutto in questo periodo, sono attive per alleviare la sofferenza e il disagio di molti nostri fratelli. La solidarietà da parte di tutti, la luce della fede per ogni credente, il valore di una vita nascente conduca ognuno di noi ad un incontro nuovo, diventi seme fecondo nelle nostre case e nel nostro paese: seme di rinnovata umanità.

A tutti, proprio a tutti, giunga il mio più cordiale augurio di un Santo Natale.

+ Luigi Ernesto Palletti, vescovo

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