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Il Natale della carità

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LA SPEZIA – Grande festa sabato sera per il “Natale della Caritas e del volontariato”. La serata è incominciata con la Messa celebrata dal vescovo Palletti nel santuario francescano di Sant’Antonio a Gaggiola ed è proseguita con la cena di solidarietà a Pegazzano, alla Cittadella della Pace, per concludersi con un applauditissimo concerto gospel del coro San Leonardo di Santo Stefano Magra diretto dal maestro Giancarlo Ruffini.

Nella chiesa affollata di fedeli e alla presenza del prefetto Forlani, Monsignor Palletti ha messo in luce la figura di San Giuseppe, che ha saputo far spazio, nella sua vita, alla novità – propostagli da Dio attraverso un angelo in sogno – di accogliere Maria, sua promessa sposa nonostante essa fosse incinta. «A colui che è il patrono della nostra città, da quel momento, si apre un orizzonte nuovo, che lo impegna fortemente come capofamiglia nel senso biblico del termine». Dopo l’annunciazione, infatti, Dio non parla più a Maria direttamente. Tutto quello che le deve dire è attraverso Giuseppe. “Prendi il bambino e vai in Egitto”. “Puoi rientrare, perché colui che voleva attentare alla vita di Gesù non c’è più”. «Giuseppe diventa mediatore per Colei che concepito Parola di Dio nel suo grembo. Egli sarà totalmente responsabile del figlio di Dio. Anche se non in senso non fisico, Giuseppe è padre veramente, posto vicino a Gesù perché possa crescere in grazia e sapienza davanti a Dio e agli uomini. Una grazia così Giuseppe non poteva immaginarsela. Ma ha dovuto e voluto accoglierla».

«Di Giuseppe il Vangelo non riporta neanche una parola», fa notare Palletti. «Non che Giuseppe non abbia nulla da dire. Ma si accorge che il “progetto” sta prendendo consistenza, perché inizia una parola nuova, quella del Signore Gesù. Ed egli la lascia parlare. Ecco quale volto si rivela. Quale dolcezza nuova in questa pagina del Vangelo. “Accogliere”, “accettare come dono”, “vivere con fedeltà”, sono questi i verbi nuovi, che vediamo nella Sacra Famiglia di Nazareth e che si oppongono ai termini “pretendere”, “prendere”. Noi siamo chiamati ad accorgerci di questa dolcezza nuova, che ci porterebbe all’autenticità di vita. Autenticità che si esprime soprattutto nella carità verso i fratelli, che è il metro con cui saremo giudicati. Ringrazio gli operatori della carità, che rappresentano la carità della Chiesa, un unico corpo con membra che sanno essere le mani tese verso i fratelli!».

Alla cena di solidarietà alla Cittadella della Pace, hanno partecipato il vescovo, il vicario mons. Nuti, numerosi sacerdoti da tutta la diocesi, il sindaco Federici, una rappresentanza dei sindacati confederali, che hanno svolto il servizio a tavola, e le persone senza fissa dimora che proprio in questi giorni sono ospiti giorno e notte della Cittadella per l’ “Emergenza freddo”. A fare gli onori di casa è stato don Luca Palei, direttore della Caritas diocesana, anima di una struttura che si prodiga quotidianamente nell’ospitalità di poveri e persone in difficoltà. Attualmente la Cittadella della Pace ospita una trentina di persone, «ma con l’inverno il numero è probabile che raddoppierà», ha detto don Palei.

Dopo la cena e la pesca di beneficienza, si è esibito il coro Gospel San Leonardo di Stefano Magra (http://www.corosanleonardo.it), una formazione parrocchiale che nel tempo è cresciuta fino ad ottenere una notorietà che va ben oltre i confini della nostra provincia. Il coro, diretto dal maestro Giancarlo Ruffini, ha proposto un vasto e coinvolgente repertorio natalizio e pop, graditissimo dal pubblico, che più volte si è messo ad accompagnare le canzoni con la voce e battendo il ritmo. Il concerto è stato molto apprezzato anche da monsignor Palletti, che è diplomato in pianoforte.

Prima della benedizione finale, il vescovo ha ringraziato don Luca Palei «per tutto quello che fa» e ha esortato i presenti a scoprire, a Natale, «il volto di Dio nel volto del Signore Gesù, figlio di Dio, che è venuto per noi. Nel volto di Cristo si vede il volto di Dio e il volto dell’uomo. Nessuno può essere estraneo a Cristo. Tutti possono incontrarLo. Se uno ha già scoperto un Dio distante, può trovare in Gesù il Dio vicino. Se no, attraverso l’umanità di Gesù possiamo scoprire il vero Dio. La grotta di Betlemme non ha effetti speciali tecnologici. Ma dopo duemila anni ci attira sempre. Lì si è stabilita una volta per tutte l’alleanza tra Dio e gli uomini. La nostra umanità da sola fa pasticci. Con la grazia di Dio si fanno capolavori. Chi ama Dio senza amare l’uomo, non ama Dio. Chi ama gli uomini escludendo Dio finisce per non amare neanche gli uomini».

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