laspezia.cronaca4.it - La Spezia News in Tempo Reale

In Consiglio Regionale il dibattito sulla gestione dei rifiuti

Più informazioni su

GENOVA – La seduta è stata dedicata al tema dello smaltimento dei rifiuti in Liguria. Ha replicato l’assessore al ciclo dei rifiuti Raffaella Paita.

Aldo Siri (Liste civiche per Biasotti presidente): «La decennale cattiva gestione del ciclo dei rifiuti da parte della Regione Liguria, della Provincia e del Comune di Genova ha portato alla drammatica situazione che stiamo vivendo che seppure preannunziata da anni non è mai stata affrontata dalle istituzioni e dalle aziende fornitrici del servizio. Una sola cosa è certa: a pagare il conto salatissimo saranno i cittadini liguri con gli aumenti della tassa sulla spazzatura se non altro nella fase transitoria e cioè nel periodo in cui la Liguria attivando l’accoro con la Regione Piemonte smaltirà i rifiuti che oggi vengono conferiti a Scarpino in 4 impianti piemontesi. Le scelte adottate dalla sinistra sono state disastrose ed è davvero paradossale che l’ex assessore Renata Briano sia stata spedita al Parlamento europeo quasi come premio per la sua fallimentare direzione dell’assessorato all’Ambiente. Adesso si pagano le scelte sbagliate, ma soprattutto l’immobilismo degli amministratori di centro sinistra che hanno sempre abbracciato la cultura del conferimento in discarica con la sola lodevole eccezione del sindaco Pericu i cui progetti però furono stoppati dal suo successore Marta Vincenzi. Andando avanti di questo passo faremo la fine di Napoli con la spazzatura sparsa per le strade delle città e la Regione Liguria rischia di dover pagare pesantissime sanzioni per la pessima gestione del ciclo dei rifiuti e per la mancata realizzazione di impianti di depurazione sul territorio».
Maurizio Torterolo (Lega Nord Liguria-Padania) ha affermato: «Nell’ambito del trattamento dei rifiuti in Liguria manca una vera programmazione che, sulla base di scelte politiche, decida presente e futuro dei nostri rifiuti. Per paura di inquietare i territori con progetti invasivi a lungo termine, che avrebbero però consentito di risolvere una volta per tutte i problemi esistenti, si è preferito procederesenza un disegno preciso. Tutto ciò ha prodotto la situazione assurda in cui ci troviamo: le discariche liguri sono quasi tutte al collasso con la provincia di Savona che è stata costretta ad acconsentire di prendersi i rifiuti di altre province per quattro soldi. Mentre il conferimento del nostro indifferenziato costerà ad Amiu regionale 2 milioni al mese, più le spese di trasporto a cui si sommano 150 milioni necessari entro il 2016 per adeguare Scarpino. Quello successo a Scarpino è solo il sintomo di un problema generale cronico. Credo che debba essere considerato un impegno prioritario di questa giunta l’elaborazione di uno strutturato piano della gestione dei rifiuti cha abbia come primo tassello la messa in totale sicurezza delle discariche esistenti sul territorio».
Francesco Bruzzone (Lega Nord Liguria-Padania) «Oggi siamo nuovamente a discutere di un tema con un quadro cambiato in senso molto negativo. Certo affrontare il problema è difficile, ma ci si è almeno provato ad affrontarlo­? Si è fatto qualcosa per affrontarlo? No. E non è finita: la maggior parte di questi disastri ambientali in Provincia della Spezia sono stati compiuti in una zona che oggi è parco naturale. E’ evidente che lo smaltimento tramite discarica non è la scelta giusta, però in Liguria ha vinto per anni una parte politica che non voleva gli inceneritori. E’ stato strumentalizzando il tema della raccolta differenziata cercando di portarla all’eccesso, ma senza risultati. Oggi praticamente ovunque governa la sinistra e le responsabilità sono tutte di questa parte politica, mi auguro che in futuro la sinistra sia in grado di governare lo smaltimento in modo diverso. Per quanto riguarda la mia parte politica le proposte sono sul tavolo, mi auguro che queste periodiche discussioni possano trovare una base di ragionamento migliore».
Edoardo Rixi (Lega Nord Liguria-Padania) ha ricordato: «La Lega da anni denuncia le inadempienze di Amiu, del Comune, della Regione e del governo. Gli assessori che si sono succeduti fino a oggi non hanno fatto semplicemente nulla tranne tapparsi gli occhi. Il risultato è che la Liguria, dopo la Sicilia, è la peggiore regione italiana esattamente allo stesso livello della Calabria ma peggio della Campania. Ci aspettano aumenti vertiginosi della Tari che già è a livelli record. Mettere in sicurezza Scarpino costerà una massa enorme di denaro e per farlo non è stata accantonata una parte della tariffa come prevede la legge. Scarpino è stata considerata una specie di salvadanaio da cui attingere soldi e dove piazzare i soliti nominati dalla politica. Il nuovo piano Amiu è difficilmente realizzabile per i costi che comporta. Ormai in Liguria siamo fuori da tutte le normative europee. Siamo una delle poche regioni a non avere un piano dei rifiuti. Anzi, in verità il Piano dei rifiuti c’è ma è segreto, lo ha redatto la giunta, ma non lo ha portato alla discussione della commissione e del Consiglio. Siamo nella situazione paradossale per la quale i tronchi che vengono spiaggiati dalle mareggiate sono considerati rifiuti speciali e non possono essere bruciati o utilizzati come materiale edile come fanno tutti gli altri paesi».
Antonino Oliveri (Pd) ha riconosciuto che ci sono  «ritardi cronici rispetto alle normative europee, c’è carenza sul piano impiantistico, poco riciclo, basso recupero energetico e che le municipalizzate si muovono in assenza di regole certe e di una programmazione nazionale». Secondo Oliveri la situazione deriva dalla inadeguatezza della normativa nazionale. Occorre uscire dalla logica ideologica o dal gioco delle parti: le responsabilità sono comuni a tutte le forze politiche soprattutto per il fatto che gli Ato erano a base provinciale e che Savona e Imperia erano gestite dal centro destra. «Oggi abbiamo un solo Ato a livello regionale e l’assessore Paita può garantire un cambio di passo significativo. Occorre approntare un accordo di programma con il Comune e la Provincia di Genova e l’Amiu per approntare i biodigestori per l’umido, mettere completamente a norma Scarpino. Evitando di cadere nella logica di chi insegue le emergenze. Dall’assessore Paita sono venuti segnali nella direzione giusta. Vista la dimensione della nostra regione, occorre ragionare in termini sovra regionali perché gli impianti hanno necessità di territori più ampi di quelli regionali».
Roberto Bagnasco (FI): «La responsabilità principale del caos rifiuti è delle giunte di centro sinistra che, con l’esclusione del periodo Biasotti, hanno sempre governato Regione e comune di Genova. Per motivi esclusivamente politici, non si è portato avanti il piano dei rifiuti non contemplando inceneritori. Il risultato è che la Liguria è una delle regioni in fondo alla graduatoria nazionale. Ora si vuole fare un impianto di gassificazione che in Europa non esiste in alcun paese e che è impossibile realizzare sul nostro territorio. Noi siamo in una condizione molto peggiore della Campania e le responsabilità politiche sono tutte della sinistra che ha governato in questi anni. La strategia è cambiare la legge nazionale che impedisce di portare i rifiuti indifferenziati fuori regione. Chiediamo un cambiamento sostanziale del piano regionale dei rifiuti. Pensare di risolvere tutti i problemi solo sviluppando solamente la raccolta differenziata è ipocrita e insufficiente rispetto alla realtà genovese e gravemente penalizzante per i costi. Arrivare al 75% di differenziata è impossibile, pensare di criminalizzare oltre i cittadini e gli amministratori comunali è assurdo, si deve cambiare assolutamente passo».
Raffaella Della Bianca (Gruppo Misto – riformisti italiani) ha chiesto come mai il piano dei rifiuti non è mai stato portato in Consiglio: «Evidentemente ci sono problemi nella maggioranza. Ormai i nodi arrivano al pettine ma a pagare il prezzo salato di questo malgoverno saranno i cittadini che vedranno aumentare la tariffa del 4-8% e che dovranno portare i rifiuti fuori regione. A Genova il costo dello smaltimento è quasi il triplo rispetto a Milano. Cambiano gli assessori e i sindaci di Genova e ogni volta si riparte da zero. Fare raccolta differenziata senza il porta a porta ha un costo enorme e dà pochi risultati. Gravi sono le responsabilità dell’ente Regione, ma anche di Amiu. Da Scarpino cola da anni un percolato a base di cromo, mercurio e altre sostanze altamente nocive. Una politica di sinistra che si ammanta di ambientalismo non può far finta che questi problemi non esistano. Inoltre sotto la discarica c’è un intero quartiere che vive sotto l’incubo di cedimenti e di catastrofi idrogeologiche per la scarsa stabilità del terreno».
Antonino Miceli (Pd) si è chiesto qual’è l’intendimento del dibattito consiliare da parte del centro destra visto che dopo la denuncia non arriva alcuna proposta. «Comprendo bene che siamo in una situazione di criticità, lo stop all’utilizzo delle nostre discariche porta a un esborso maggiore, paradossalmente non per tutti perché per i savonesi costa meno portarli in Piemonte, rispetto a Scarpino. In Liguria due province erano amministrate dal centro sinistra e due dal centro destra. Di chi è la responsabilità di questa situazione? Io ho sempre pensato che fosse utile un inceneritore ma mi rendo conto che oggi non ha più senso anche perché non ci sono più i quantitativi sufficienti perché sia un investimento produttivo e ci sono impianti a Torino e Parma che necessitano di combustibile. La Regione deve discutere in fretta, entro la fine dell’anno il piano dei rifiuti e approvarlo entro la fine del ciclo amministrativo».
Gino Garibaldi (Ncd): «Dobbiamo smetterla con la demagogia. Il peggiore difetto della Regione Liguria è quello di non aver realizzato il piano dei rifiuti. E’ il frutto malefico del tentativo di voler fare compromessi ad ogni costo, ma se ascolti tutti alla fine non prendi nessuna decisione. Il sito per il termovalorizzatore era stato deciso, ma poi si è alzato il sindaco di Genova a mettere il veto. A fine anno deve arrivare il piano dei rifiuti. In 10 anni di governo Burlando di decisioni vere non ne sono state prese. Portando fuori i rifiuti spendiamo moltissimo. Gli inerti si portavano a Scarpino adesso si devono portare fuori regione con gravi difficoltà per le aziende edili già in crisi. La differenziata doveva arrivare al 65% ma non ce la facciamo, ci vuole la raccolta porta a porta: come facciamo raccolta differenziata oggi costa, fa immagine, ma non dà risultati» .
Ezio Chiesa (Gruppo Misto-Liguria Viva): «Stiamo peggio adesso rispetto a 20 anni, questa è la verità. Allora si parlava di discariche ora si è capito che sono bombe ecologiche che esploderanno in un futuro sempre più prossimo. Però non c’è quella vitalità che c’era allora perché è più difficile trovare soluzioni simili a quelle dell’acqua. Si è provato con gli Ambiti provinciali ma non hanno funzionato, ora si prova con uno regionale, la differenziata non è andata avanti e di alternativo non si fa nulla né il termovalorizzatore né il gassificatore. Se si punta sulla differenziata, la separazione dell’umido è la prima cosa da fare. I servizi dell’Ato regionale devono andare a gara, salvaguardando i lavoratori, ma utilizzando procedure trasparenti altrimenti non se ne esce perché, se il trattamento dell’umido deve essere trattato in loco, fioccheranno i ricorsi come è successo per la Volpara. Credo sia giusto discutere se ognuno deve governarsi i propri rifiuti, ma se il termovalorizzatore è antieconomico non va fatto. Il Consiglio deve sciogliere in tempi rapidissimi questo nodo, deve discutere e decidere il piano dei rifiuti, i tempi ormai sono molto stretti».
Lorenzo Pellerano (Liste civiche per Biasotti presidente): «Il tema dei rifiuti è uno di quelli  che ha fatto il discrimine tra la politica di centrosinistra e quella di centrodestra  Una gestione di centrodestra non avrebbe portato alla condizione attuale. C’è un sistema più antiecologico di quello che consiste nel “sotterrare” i rifiuti ? Nel giro di 40 anni a Genova così si è riempita una valle. In fondo alla discarica di Scarpino ci sono degli enormi vasconi che raccolgono il percolato. Il liquido viene inviato a Cornigliano, verso un depuratore studiato per gli scarichi fognari. E’ chiaro che dopo 10 anni di giunta Burlando il ciclo dei rifiuti rappresenta quanto di più irresponsabile si possa immaginare». Pellerano ha aggiunto: «Bisogna, oltretutto, anche pensare ad evitare una commistione dei ruoli, tra la raccolta e lo smaltimento». Ha continuato: «Condivido la necessità di valutare attentamente l’ipotesi termovalorizzatore, anche sul piano economico». Ha concluso: «Ad oggi non abbiamo neppure  un impianto di trattamento dell’umido: dopo dieci anni di monocolore, almeno questo tipo di impianto doveva esserci. Si tratta di una responsabilità oggettiva. Bisogna correre ai ripari».
Armando Ezio Capurro (Noi con Claudio Burlando): «Prima di dire che l’inceneritore non è economico, facciamo dei conti. Teniamo in considerazione il fatto che, quando un forno va in manutenzione,  ne serve un altro. Bisogna quindi pensare ad un impianto con due linee. Bisogna fare il piano dei rifiuti e scegliere quello che si vuole fare». Capurro ha continuato: «si facciano piccoli impianti di selezione e , quando la selezione è avvenuta, quel che resta, la parte secca,  vada all’inceneritore, ma non a Torino o in Germania. Non attendiamo la nuova tecnologia per bruciare nel modo migliore la parte secca». Il consigliere ha infatti rimarcato che oggi l’impianto di incenerimento non provoca emissioni pericolose, sottolineando che un autobus con la marmitta malfunzionante  produce un quantitativo più elevato di diossina. Capurro ha concluso invitando a fare un riflessione sia dal punto di vista ecologico che da quello economico per arrivare a scegliere una soluzione che a suo avviso non può essere rappresentata dalla discarica o dal conferimento in impianti inceneritori  fuori regione.
Marco Melgrati (Forza Italia): « Nei 10 anni di giunta Burlando c’è stato l’atteggiamento di totale chiusura verso la realizzazione di un impianto di termovalorizzazione, per questioni meramente ideologiche: all’interno della maggioranza non c’era una maggioranza tale da portare avanti il progetto di termovalorizzazione che brucia rifiuto e crea energia, attuato nei paesi più evoluti nel nord  Europa e in molte regioni italiane. Questo progetto è irrealizzabile, secondo una certa sinistra ma non ci sono prove  che questo tipo di impianto provochi conseguenze negative in termini ambientali. Perché si dice che in Liguria non conviene? Dov’è questo studio che lo dimostrerebbe? Voglio inoltre sottolineare che anche quando i piani dei rifiuti riguardavano il territorio provinciale, la regia e la strategia erano impostate dalla Regione. Il termovalorizzatore è molto meglio dello scandalo a cielo aperto rappresentato dalle discariche». Melgrati ha concluso: «l’assessore che sino a poco tempo fa si è occupato dell’ambiente traguardava il 65 per cento della differenziata. Ma questa cifra si può raggiungere soltanto con costi spaventosi,  a spese del cittadino. Si tratta di un traguardo irraggiungibile. Si può ben dire che in questi 10 anni la programmazione del ciclo dei rifiuti da parte della giunta Burlando non è fallita, semplicemente non è mai esistita. E’ questo lo scotto pagato per il fatto che il centrosinistra ha stretto alleanze anomale per governare».
 
Per la giunta ha replicato l’assessore al ciclo dei rifiuti Raffaella Paita.
«Questa discussione è un occasione per fare il punto su una tematica di grande importanza che richiede uno straordinario sforzo di elaborazione, anche con correttivi vigorosi per il futuro, senza alcun timore anche di smentire quanto fatto in precedenza». L’assessore ha ammesso alcuni limiti nelle azioni portate avanti un questi anni con responsabilità che riguardano tutte le forze politiche e da cui «non sono esautorati rappresentanti del centrosinistra. Secondo l’assessore «il mondo cambiava, vi erano novità anche dal punto di vista tecnologico e dell’innovazione, mentre nel territorio regionale rimaneva sostanzialmente inalterato il principio della centralità della discarica. Questo è uno dei primi limiti coni quali dobbiamo fare i conti». Paita ha, infatti, ricordato che la percentuale di quantità di raccolta differenziata raggiunta in Liguria è più bassa della media nazionale e molto al di sotto dalle quote raggiunte in altre regioni dell’Italia settentrionale quindi «esiste una sorta di incongruenza tra considerare la discarica centrale a fronte di tecnologie più evolute. C’è inoltre un altro fattore importante in Liguria – ha aggiunto  – La sproporzione fra ciò che avviene in inverno e nel periodo estivo. I flussi turistici non sono irrilevanti ai fini della tenuta di un sistema».
Un altro aspetto affrontato dall’assessore è stata la «debolezza gestionale, ma non è possibile dire che la responsabilità politica di incapacità di dare completezza al ciclo dei rifiuti è del centro sinistra e lo dimostrano i  casi delle province di Imperia e Savona, dove non vi era il Centro-sinistra ma che sono  più arretrate da un punto di vista funzionale. A questo aspetto deve essere sommato il deficit infrastrutturale e di impiantistica».
L’assessore ha quindi dichiarato l’intenzione di procedere per rafforzare il Piano anche con alcune definizioni più precise sulla sua praticabilità finanziaria.
«Il Piano per ora prevede la raccolta differenziata al 65 per cento, il recupero del 50 per cento del prodotto, un’autonomia gestionale definita tramite l’impiantistica e la definizione di cosiddette “aree omogenee”, ossia i bacini, e definisce una serie di impianti che devono essere realizzati territorio per territorio. Questi impianti sono spalmati nei piani industriali che le singole aziende e i soggetti gestori elaborano. Penso quel Piano non sia sufficiente. Voglio rafforzarlo e sto lavorando in tal senso: mi sto dedicando a una definizione della sua praticabilità economico-finanziaria. E’ stato fatto un passo avanti con l’Ato regionale, ma si potrebbe spingere per una definizione di Ato non solo regionale» ha aggiunto Paita sostenendo la necessità di verificare quanto è stato fatto fuori dalla Liguria e ha definito alcuni principi base del Piano: «Sostenibilità, autosufficienza e  prossimità. Il conferimento esclusivo in discarica deve essere punito. Vi sono esigenze di inserimento, all’interno dei Piani, di tutti gli attuali investimenti portati avanti dai privati, e ve ne sono tanti nell’ambito della Liguria. Da una parte è giusto che i privati continuino le loro attività dall’altra, però, noi dobbiamo avere una regia complessiva di questi impianti che devono comunque avere un’egida pubblica almeno nella filosofia generale del sistema».
L’assessore condivide che ci sia anche un recupero della parte organica mentre ha avanzato dubbi sul fatto che sia possibile attualmente avere finanziamenti per costruire un termovalorizzatore: « Io non sono mai stata contro gli impianti di termovalorizzazione, tuttavia, l’epoca in cui noi potevamo pensare di realizzare un termovalorizzatore che avrebbe cambiato le sorti di questo territorio, e probabilmente sarebbe stato molto utile, è cambiata. Avere “d’emblée” 250-300 milioni di euro per realizzare un impianto di questo genere non credo sia verosimile. Secondo me è più serio, anche se forse un po’ più difficile, provare un altro tipo di ragionamento, ovvero il famoso tema dell’Ambito verticale. A partire dall’emergenza che stiamo vivendo, e cioè dal fatto che stiamo portando i rifiuti al di fuori del territorio regionale, abbiamo capito che ci sono impianti nel territorio nazionale che scontano una certa difficoltà, in quanto nel frattempo la crescita della differenziata e delle altre tematiche che abbiamo detto li ha portati ad essere un po’ scarichi.  L’idea di provare a ragionare su un ambito che parta anche da questi siti e che provi invece a rafforzare tutto il sistema dell’impiantistica a corollario (organico, trattamento, pretrattamento) è una tematiche su cui noi dobbiamo cominciare a concentrarci con grande serietà e penso che questa sia una risposta forte al problema che noi potremmo avere».
Rispondendo a Melgrati, l’assessore ha spiegato che esiste una normativa nazionale, la legge n. 91 del 2014, che ha già previsto che i rifiuti sulle spiagge non siano più considerati alla stregua dei rifiuti, e che quindi possono essere addirittura bruciati. L’assessore ha poi affrontato il nodo della discarica genovese di Scarpino spiegando che si sta procedendo per realizzare l’impianto di pretrattamento che non sarà, però, sufficiente e occorrerà un Accordo di programma
Paita ha annunciato che a breve porterà in giunta e in commissione consiliare gli Ambiti ottimali “Ambiti ottimali” «ossia la definizione di quelle strutture dimensionali che ci consentono di mettere a sistema il lavoro delle realtà che non operano attualmente a livello provinciale. Contestualmente, all’interno della Commissione vi sarà, l’implementazione del Piano dei rifiuti in grado di portarlo a una definizione e a una valutazione, se è possibile, entro quest’anno»..
E ha concluso: «Nei prossimi anni non dovremo avere un approccio ideologico a questo tema, il tempo delle prove è terminato e dobbiamo assumerci delle responsabilità».
 
Rinviato dibattito e voto sul Ddl 371
Su proposta del presidente del Consiglio regionale Michele Boffa, accolta dall’Assemblea, è stato rinviato alla prossima seduta il dibattito e la votazione del Disegno di legge 371: Abrogazione dell'articolo 5 della legge regionale 5 agosto 2014, n. 21 (Modifiche alla legge regionale 24 febbraio 2014, n. 1 (Norme in materia di individuazione degli ambiti ottimali per l'esercizio delle funzioni relative al servizio idrico integrato e alla gestione dei rifiuti)) e dell'articolo 6 della legge regionale 13 marzo 2014, n. 5 (Modifiche di normative in materia di turismo, urbanistica ed edilizia).
 
Assenti: Berlangieri, Barbero, Monteleone, Morgillo, Scajola e Scibilia (motivi personali); Montaldo, Rambaudi, Rossetti (motivi istituzionali)
Quorum: 17 voti
 

Più informazioni su