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Tratta in salvo la tartaruga marina “Elica”

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LA SPEZIA – Nuova disavventura per la tartaruga marina “Elica”, così chiamata dal personale dell’Acquario di Genova dopo essere stata, nell’estate 2013, tratta in salvo e curata dalle profonde ferite causate all’animale da un’elica di un motoscafo mentre nuotava al largo delle coste di Livorno.

La tartaruga, riconosciuta anche grazie alla marca che era stata apposta sulla pinna natatoria prima della sua liberazione in acqua avvenuta nel maggio di quest’anno con pubblica cerimonia, si è nuovamente ferita (forse battendo sugli scogli a causa della mareggiata) mentre nuotava nelle acque del nostro golfo, sebbene fosse stata liberata al largo di Genova.


Personale del Corpo Forestale dello Stato della Spezia, Nucleo operativo CITES, è dunque intervenuto per trarre in salvo l’animale, recuperato in mare dalla Capitaneria di Porto, ed avviarlo di nuovo alle cure dell’Acquario di Genova, dove un veterinario specializzato si prenderà cura della tartaruga sino alla sua completa guarigione.

“Elica” è una femmina di tartaruga marina appartenente alla specie “Caretta caretta”, particolarmente tutelata in quanto fortemente minacciata in tutto il bacino del Mediterraneo e ormai al limite dell’estinzione nelle acque territoriali italiane.

La tutela degli esemplari presenti nelle nostre acque, oltre ad essere doverosa ed imposta dalla Convenzione di Washington, consente anche di migliorare la conoscenza scientifica della tartaruga marina, di cui ancora rimangono da approfondire molti aspetti comportamentali e riproduttivi.

Alcuni studi hanno, per esempio, dimostrato che le piccole femmine di tartaruga, appena nate, sono capaci di immagazzinare le coordinate terrestri del nido, grazie al magnetismo, ai feromoni e ad altre caratteristiche ambientali, che permettono loro un imprinting della zona natia e di andare a nidificare nello stesso posto in cui sono nate.

Solo una minima parte dei nati riesce, però, a sopravvivere alle difficoltà ambientali e ai predatori, sino a raggiungere l’età adulta e a dare vita ad un nuovo ciclo riproduttivo. E’ probabilmente per tale motivo che i piccoli di tartaruga vengano tenuti dai genitori il più possibile nascosti, anche se non è ancora noto ai biologi dove.

L’intensa collaborazione tra il Corpo Forestale dello Stato, Servizio CITES (organo che coordina a livello nazionale l’applicazione della Convenzione di Washington) e l’Acquario di Genova consente quindi, oltre a garantire l’efficacia dei progetti di salvaguardia e conservazione di tartarughe e testuggini, quali il Progetto Emys e l’attività di pronto soccorso Caretta caretta, di acquisire dati preziosi sulla biologia e sul comportamento di questa affascinante specie (tasso di crescita, direttrici migratorie nel Mediterraneo e transoceaniche, ecc.) purtroppo a rischio di estinzione.

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