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Via dell’Amore. Alessandro: «La gestione non può essere assegnata a privati»

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MANAROLA – La delibera del Comune di Riomaggiore che oggi i giornali descrivono come volontà di "tagliare i ponti", in realtà nulla toglie e nulla aggiunge alle politiche e alle strategie del Parco Nazionale.
Già da tempo il Comune aveva lasciato fuori il Parco dal procedimento per la riapertura della Via dell'Amore, il cui progetto complessivo, annunciato per la fine dello scorso anno, ancora non esiste.
Nella sua ultima riunione di qualche giorno fa la Comunità del Parco aveva convenuto la necessità di rivedere, in un Tavolo congiunto dei Sindaci, le convenzioni con i Comuni.
La delibera assunta non nega questa prospettiva (a cui il Parco continuerà a dedicare il proprio impegno), ma se ne discosta fortemente per il suo tenore da resa dei conti, frutto di equilibri non più attuali e di antichi e piccoli rancori personali, neanche troppo interessanti.
Fuori da ogni logica di bega condominiale, il Parco delle Cinque continuerà a perseguire i propri obiettivi in forza di un mandato che gli deriva dalla legge e dall'Unesco, non da questa o quella convenzione.
Decida il Municipio di Riomaggiore quanto voglia partecipare a un progetto comune di protezione e di valorizzazione di respiro internazionale, e quanto intenda continuare a trarne vantaggio – come oggi accade – in materia di trasporti non impattanti, cura del territorio, servizi a un turismo sostenibile utili al cittadino.
La via dell'Amore non è uno zuccherificio ma un simbolo di bellezza e di unità fra borghi, e men che mai il Parco intende essere il padrone di uno zuccherificio.

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