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Approvazione del DL “Giustizia civile” | MCL: «La famiglia non conta più?»

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LA SPEZIA – E’ stato definitivamente approvato il decreto legge “giustizia civile”, che contiene due articoli che facilitano ulteriormente la procedura del divorzio. Non sarà più necessario ricorrere a un giudice – che finora era tenuto a verificare l'irreversibilità della crisi coniugale e la sussistenza dei presupposti richiesti dalla legge – ma basterà rivolgersi a un avvocato o a un impiegato comunale per ottenere il visto per una soluzione consensuale e chiudere il matrimonio. E non erano certo le cause matrimoniali a rendere lenta la giustizia in Italia.

Non ci saranno più tentativi di conciliazione e, soprattutto, non ci sarà più un giudice capace di comprendere e giudicare la situazione concreta, rendendo giustizia alla parte più debole della famiglia. Il matrimonio diventa così un banale contratto, non più un istituto pubblico tutelato dallo Stato, come chiesto dalla Costituzione.

Per lo Stato, quindi, la famiglia non conta più. L’importante è il volere dei coniugi – neanche verificato da un giudice -, indipendentemente dalla presenza di figli. Ma se lo Stato tratta così il nucleo naturale e fondamentale della società, la società stessa finirà per esserne danneggiata. La grave crisi odierna (dove la famiglia è l’unica istituzione in grado di aiutare concretamente le persone) ha radici anche nell’abbandono – a livello mediatico, culturale e legislativo – in cui è lasciata l’unica istituzione naturale che può garantire il prosieguo della società, attraverso la nascita e l’educazione dei figli in un orizzonte di stabilità affettiva ed economica.

Come già successo per altri temi etici, è verosimile che questo sarà solo il primo passo di una deriva che farà del matrimonio un “contratto di unione/coabitazione fra due persone”, dello stesso o di diverso sesso. Il disegno di legge. Cirinnà sulle unioni civili in discussione al Senato va proprio in questa direzione.
Il decreto legge “giustizia civile” è passato con voto di fiducia sia alla Camera sia al Senato, senza tener conto delle perplessità sollevate da vari addetti ai lavori. Perfino SEL e M5S, hanno formulato riserve e critiche, sottolineando che la nuova disciplina accentuerà le difficoltà del coniuge più debole e non garantirà i figli minori.

La procedura del decreto di legge è stata usata dal Governo anche per la legalizzazione di fatto delle droghe erroneamente definite “leggere” (maggio 2014), mentre lo stesso Governo non ha fatto nulla contro l’anarchia sulla fecondazione eterologa, senza neanche tenere conto dei paletti comunque fissati dalla sentenza della Corte costituzionale.

Il Movimento Cristiano Lavoratori della Spezia fa appello a tutte le forze politiche e sociali perché si impegnino per sostenere la famiglia con misure concrete a favore della natalità e di riduzione delle tasse e delle tariffe, specie per le famiglie numerose – come chiesto dalla Costituzione (art. 31). Questa è una politica lungimirante, e quello che chiedono i cittadini.

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