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Legambiente su Mafie in Liguria: «Siamo in allarme rosso»

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Il Ministro Andrea Orlando invia un intervento: "Inseriremo nel codice penale i delitti contro l’ambiente"

LA SPEZIA – "La penetrazione delle cosche in Liguria – afferma Santo Grammatico, Presidente di Legambiente Liguria – pervade molti settori, e le mafie sul terrritorio generano un fatturato illecito di circa 10 miliardi all'anno. Il terreno è ancora fertile per l'insediamento delle attività malavitose, in particolare per la 'ndrangheta che ha trovato collusioni con il potere politico e all'interno degli enti locali, in modo rilevante. Nelle situazioni d'emergenza e dove si concentrano grandi capitali l'invasività delle mafie diventa protagonista, per questo siamo preocupati considerato che la nostra regione vive in emergenza rifiuti e alluvioni. La società civile, con le attività sui territori e nelle scuole, è molto maturata in questi anni e rappresenta un vero argine alla cultura criminale ma per sconfiggere le mafie è necessario aggredirle sul terreno che prediligono, quello imprenditoriale. Per questo va rivendicata e rafforzata la legge sulla confisca dei beni sequestrati alle attività mafiose, garantendo in particolare i lavoratori delle aziende e rigettate le proposte di vendita che li sottrarrebbero ad un controllo sociale."


 
Oltre l'intervento del ministro Andrea Orlando sotto riportato, l'importante quadro della situazione fatto da Rossella Muroni, Direttrice Generale di Legambiente:
 
"L'obiettivo del Rapporto Ecomafia – ci spiega la Direttrice – è mettere in rilievo cose che in realtà questo paese sa benissimo. Sono numeri, non sono opinioni o visioni ambientaliste. Trenta mila infrazioni nel 2013. Fenomeni inquietanti, come in Liguria, perché i numeri elevati sono esemplari. Si parlava di penetrazione mafiosa, ma ora si parla di insediamento pervasivo, fatto con patti con pezzi dello stato. L'urbanistica e la gestione dei rifiuti. Ci sono indagini e processi che hanno le armi spuntate, perché i reati sono di tipo contravvenzionale: il ricco paga e si libera del problema.
Troppi morti travolti da frane e acqua. Quando si rende un territorio fragile lo si fa sotto molti aspetti, compresi quelli legislativi, giuridici e amministrativi.
Tornando alle ecomafie – prosegue Rossella Muroni – i numeri rendono il dato. Ora la mafia si interessa anche all'agroalimentare, al famoso made in Italy, e alle rinnovabili.
Manca la legislazione, ma l'introduzione dei reati ambientali nel codice penale è fermo al senato stretto da lobbies sostanzialmente di confindustria".
 
Venendo alle questioni prettamente spezzine, Valentina Antonini ha parlato del paragrafo riguardante le Navi dei Veleni, perché il nostro territorio per molti anni è stato terra di conquista di personaggi senza scrupoli che hanno organizzato traffici internazionali di rifiuti che, secondo l'Avv Antonini, "Non abbiamo dati per affermare che oggi questi traffici non siano più in essere".
 
Legambiente La Spezia
 
Intervento del Ministro Andrea Orlando
 
Presentazione rapporto Ecomafia 2014
La Spezia, 14 Novembre 2014
 
Gentile Presidente,

la ringrazio dell’invito alla presentazione del rapporto 2014 di Legambiente sulle Ecomafie. Purtroppo non potrò prendervi parte per la concomitanza con impegni internazionali ed istituzionali. Ho avuto, tuttavia, l’opportunità di partecipare alla presentazione dello stesso rapporto che si è tenuta a Roma nello scorso mese di Giugno.
In quella occasione ho ricordato il mio lavoro in continuità tra il Ministero dell’Ambiente e il Ministero della Giustizia. Infatti, da Ministro dell’Ambiente già nel 2013 (sempre in occasione della presentazione del rapporto Ecomafie di Legambiente) rappresentai l’apertura di uno specifico dialogo con il Commissario europeo sulle procedure di infrazione in materia ambientale, annunciai un piano per monitorare e poi bonificare le discariche abusive evitando così le sanzioni dell'Unione europea. Piano per il quale, poi, il Ministero dell’ambiente ha ottenuto risorse nella scorsa legge di stabilità. Annunciai la costituzione, presso il Ministero dell’ambiente, di un gruppo di lavoro sugli ecoreati; gruppo che ha poi predisposto un articolato, utilizzato per dare apporto al testo sugli ecoreati di iniziativa parlamentare.
Nel prosieguo del mio mandato ho proposto disposizioni sulla terra dei fuochi, trasfuse nel decreto legge della fine del 2013.
Oggi, da Ministro della giustizia, ho indicato tra le mie priorità, nel settore penale, l’introduzione di misure di contrasto alla criminalità organizzata, che rafforzino il quadro già esistente. In questa prospettiva, si colloca anche il contrasto alle ecomafie.
 
Nell’azione di Governo e nell’azione legislativa siamo chiamati ad affrontare l’inadeguatezza della nostra legislazione penale in materia ambientale. Essa ha assunto sempre maggiore rilevanza anche alla luce della progressiva emersione del devastante danneggiamento dell’ambiente perpetrata dalle organizzazioni mafiose attraverso le attività di traffico e smaltimento illecito dei rifiuti; traffico sempre più spesso dirottato verso l’estero.
Il fenomeno delle “ecomafie” ha assunto dimensioni sempre crescenti ecome ha rilevato Legambiente (che per prima ha utilizzato questo termine nel 1994, più di venti anni fa) nei suoi rapporti annuali su questo tema, il giro di affari delle organizzazioni criminali è enorme.

Insomma, sia in conseguenza delle considerazioni generali sulla complessiva inadeguatezza del nostro sistema penale a garantire un’adeguata tutela dei beni ambientali che alla luce delle emergenze, si propone ancora maggiormente l’esigenza di fornire agli operatori più adeguati strumenti normativi di contrasto.
Nel quadro dell’esigenza di dotare l’ordinamento di più adeguati strumenti normativi, voglio ricordare il disegno di legge in materia di riforma dei reati contro l’ambiente, già approvata dalla Camera e che si trova ora all’esame del Senato (n.1345/S). Si tratta di un testo che, proprio partendo dalla considerazione del carattere meramente formale del vigente apparato sanzionatorio, inserisce nel nostro sistema delle fattispecie che hanno quale finalità la tutela “sostanziale” dei beni ambientali.

Il carattere innovativo della nuova disciplina è rilevante sin dalla sua collocazione, in quanto viene previsto l’inserimento di un nuovo titolo all’interno del codice penale, espressamente intitolato ai “delitti contro l’ambiente”.
Vengono poi previste delle nuove ipotesi di reato che presuppongono, per il loro perfezionamento, l’accertamento di effettivi compromissioni o deterioramenti per i beni ambientali
Sono introdotti per la prima volta nel nostro ordinamento delitti specifici di “inquinamento ambientale” e di “disastro ambientale” (concretizzato, quest’ultimo, dall’alterazione “irreversibile” dell’equilibrio ecologico), sia di tipo doloso che di tipo colposo, proprio in modo da fornire alla giurisprudenza penale fattispecie di reato specificamente finalizzate alla tutela sostanziale dell’ambiente.

Il testo approvato dalla Camera ha il merito di prevedere una puntuale definizione dei beni ambientali in cui, accanto alle matrici ambientali contemplate dal diritto comunitario ai fini del risarcimento del danno (acqua, suolo, sottosuolo) si fa riferimento anche all’aria e alla compromissione o deterioramento dell’ecosistema, della biodiversità, della flora, del patrimonio faunistico. E’ prevista anche un’aggravante se i reati di inquinamento o disastro colpiscono aree naturali protette, o soggette a vincolo paesaggistico o storico-artistico-archeologico, o in danno di specie animali o vegetali protette.

Viene poi prevista una specifica ipotesi di reato tendente a sanzionare il traffico illecito e l’abbandono di materiali ad alta radioattività e vengono inoltre introdotte delle specifiche aggravanti, per i delitti di associazione a delinquere e di associazione a delinquere di tipo mafioso, quando le stesse siano finalizzate a commettere reati in materia ambientale o comunque ad acquisire il controllo della gestione di attività economiche in tale materia, accompagnando tali interventi con alcune innovazioni finalizzate ad aggravare le responsabilità delle persone giuridiche anche attraverso la previsione di specifiche sanzioni interdittive. Viene altresì rafforzata la misura della confisca, resa per tali reati obbligatoria, e viene esteso ai reati ambientali più gravi l’istituto della confisca allargata.

Ma in un’ottica di effettivo recupero ambientale, sono anche previste da un lato misure premiali per il ravvedimento operoso e dall’altro lato, in caso di condanna, l’ordine di ripristino dello stato dei luoghi a carico del condannato.
Proprio in riferimento alle tante problematiche che sono state prima riassunte (e, in particolare, alla tardività e alla debolezza della risposta legislativa a fenomeni che hanno ormai assunto un carattere di vera e propria emergenza) l’approvazione di questo disegno di legge può costituire un momento rilevante per contribuire a ripristinare uno stato di legalità in un settore rilevante come quello della tutela ambientale. Pertanto condivido l’invito di Legambiente a una rapida approvazione del testo sugli ecoreati, senza ulteriori dilazioni.

Tuttavia, il d.d.l. ecoreati è solo un tassello nell’ambito del necessario contrasto alle economie illegali presenti sul territorio nazionale che, oltre a costituire una fonte di ricchezza per le organizzazioni criminali, alterano i fattori che si trovano alla base del principio di libera concorrenza e dell’economia di mercato, sino a comprometterne il funzionamento complessivo.

In questo quadro, tra gli obiettivi di contrasto all’illegalità che possono essere più immediatamente raggiungibili – con particolare riferimento a quella che è l’area di competenza del Ministero della giustizia – richiamo, in particolare,  l’introduzione nel nostro ordinamento del reato di autoriciclaggio (sollecitata anche in sede europea), finalizzata a rendere punibile l’immissione nel circuito produttivo di utilità di provenienza illecita anche quando operata dall’autore del reato da cui queste utilità derivino. L’introduzione di tale reato è ora all’esame del Parlamento.
Segnalo anche il d.d.l. di iniziativa governativa, che approderà nei prossimi giorni in Parlamento, recante la revisione della normativa contenuta nel codice antimafia, al fine di una razionalizzazione del sistema delle misure di prevenzione, con particolare riferimento a quelle di natura patrimoniale e in modo da assicurare la reintroduzione virtuosa nel ciclo produttivo di beni sequestrati e confiscati alle organizzazioni criminali.

Queste misure contribuiranno anche a contrastare le infiltrazioni mafiose nella green economy (penso alle ingerenze della criminalità organizzata nel settore delle energie alternative); infiltrazioni che inquinano un settore trainante dell’economia italiana, come giustamente denunciato anche nel vostro Rapporto. Uscire dal monopolio delle fonti fossili è una scelta che ci chiede l’Europa, ma lo è altrettanto contrastare le infiltrazioni dei clan e dei loro alleati nel business delle energie rinnovabili.
Per tutti questi motivi e per mia profonda convinzione, rafforzata dall’esperienza compiuta, il mio impegno è volto a fare della sinergia tra il mio Ministero e quello dell’ambiente una delle caratteristiche emergenti dell’azione del nostro Governo. È senza dubbio uno dei modi per restituire le politiche della Giustizia alle sue effettive priorità: quelle che toccano la vita reale dei cittadini in carne ed ossa.

Vi ringrazio e vi auguro buon lavoro,

Andrea Orlando

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