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UIL. La «Marina» nella Città

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Lanciata l'idea di un tavolo permanente per il riuso delle aree dismesse della Marina Militare

LA SPEZIA – Dopo la visita nella nostra città del Ministro della difesa Pinotti (risale a settembre) in occasione della quale aveva lanciato l’idea di riunire tutti gli Enti preposti per il riuso delle Aree Militari, è calato il silenzio sull’argomento. La Uil spezzina guidata da Nadia Maggiani propone l’istituzione di un tavolo permanente sul “Progetto riuso aree militari” affinchè l’appello non cada nel vuoto. Dalla difesa all’attacco potrebbe intitolarsi lo slogan della Uil che si rivolge a Marina Militare, Provincia, Comune della Spezia e Comuni limitrofi, Autorità Portuale, Camera di Commercio, Sindacati, tutti “attori” chiamati a far parte del tavolo permanente.

“Questo si dovrebbe riunire ogni 15 giorni – ha affermato Nadia Maggiani – per portare a compimento il progetto entro sei mesi con la supervisione di un project manager. Si potrebbe ragionare a comparti separati per settori di aree della Marina della Marina Militare dismesse. Certo occorre un ragionamento oculato sui costi complessivi, anche se, si sa, le risorse scarseggiano. Dobbiamo occuparcene perché il settore difesa potrebbe dare uno slancio alla nostra economia creando nuovi posti di lavoro”.

Referente del settore difesa della Uil è Paolo Cari Rossi che seguirebbe più da vicino il progetto. Ma anche il sempre attivo Graziano Leonardi che ha sottolineato come “la Uil vuole dare una sveglia alla città per rilanciarla facendo coesistere più progetti integrati, dalla difesa ai metalmeccanici per esempio”.

Il Tavolo permanente dovrebbe poter utilizzare risorse professionali per svolgere le attività, presumibilmente messe a disposizione dei partecipanti. Certamente il sindacato farebbe la propria parte, con risorse interne o attraverso la rete degli iscritti, che naturalmente può consentire di reperire professionalità di eccellenza. Si tratta ora di vedere cosa risponderanno gli Enti vari chiamati dalla Uil al “raduno” intorno al tavolo per realizzare un progetto concreto di cui da tanto tempo si parla senza ancora aver messo in piedi interventi operativi di largo respiro.

Simona Pardini

La "Marina" nella Città
Progetto di riuso delle aree militari della Spezia

1) Le logiche di un Progetto fondamentale per il comprensorio
 
La questione delle aree militari, e più in generale del Polo della difesa, rappresenta uno degli aspetti più interessanti, se non il più interessante, per lo sviluppo dell’economia spezzina, cambiando forse il modo stesso di essere del comprensorio.
 
E soprattutto può diventare davvero concreto, se si agirà con condivisione e con capacità operativa.
 
I presupposti sono chiari.
 
Più volte, pubblicamente, la Marina ha dichiarato ad esempio che ha bisogno di risorse finanziarie da un lato, e che dall’altro non necessita più di tutti gli spazi attualmente a disposizione.
Fermo restando che la Marina Militare costituisce un elemento determinante per l’economia locale, più o meno rappresenta il 6% dell’intero Pil territoriale e fornisce lavoro a poco più di 8.000 persone tra civili e militari.
 
In realtà, tra le aree militari alcune possono non essere di pertinenza della Marina, ma ad esempio della Aeronautica, cosi come potrebbero venire marginalmente coinvolte zone di proprietà dello Stato ma non militari, ma la Marina possiede la parte maggiore delle parti di territorio interessate, e può peraltro mantenere il ruolo di soggetto “militare” di riferimento.
 
Le modalità per affrontare il tema possono essere molteplici, ad esempio intervenire pezzo a pezzo, sfruttando le opportunità, oppure provare anche a sviluppare un progetto di più ampio respiro, in una strategia di città, di posti di lavoro, di integrazione tra pubblico e privato.
 
Sappiamo bene che le possibilità che si presentano sono ampie e diversificate, la riorganizzazione dell’Arsenale, giustamente già aperto alle imprese locali, gli sbocchi liberabili a mare, anche dell’aeronautica militare, cosi come alcune grandi strutture interne all’Arsenale stesso, e poi la Caserma Duca degli Abruzzi, il deposito e la caserma Mardichi, il parcheggio di piazza d’Armi, il Centro sportivo Montagna e potremmo continuare con molte altre aree e strutture assolutamente  significative.
Appare evidente che occorre un impegno di programmazione imponente, che deve essere non solo urbanistico, ma anche di realizzabilità effettiva, reale, che non può non essere aperto ad investimenti privati, che deve prevedere funzioni produttive e attività di servizi, ma anche turismo, formazione, università, tempo libero e quant’altro si renda economicamente e socialmente utile.
 
E’ in gioco il futuro della città e del comprensorio, che può diventare magnifico, è utile ed importante che vi partecipino i soggetti interessati e competenti.
E soprattutto occorre costruire un percorso che trasformi una enorme potenzialità in una realtà concreta, passo dopo passo, senza fughe in avanti, ma con una strategia chiara e fattibile.
 
Un vero e proprio Piano di fattibilità del “Progetto Riuso Aree Militari”.
 
Per costruire il nostro presente, e soprattutto il futuro dei giovani che ci sono e che verranno.

2) Le modalità di realizzazione
 
Il Progetto Riuso Aree Militari deve essere considerato proprio alla stregua di un qualsivoglia Piano di intervento, dunque occorre definire gli obiettivi generali, i soggetti coinvolti, le modalità operative, le fasi attuative, le responsabilità gestionali.
 
E per questo si intende sviluppare una riflessione che individui alcuni elementi generali per ognuno di tali aspetti, con l'esplicita finalità di promuovere una iniziativa che porti a risultati assolutamente concreti e realizzabili.
 
Per coniugare strategia ed operatività può essere utile definire un tavolo permanente di progetto e coordinamento che veda coinvolti ad esempio il Comune della Spezia, altri comuni costieri, la Marina Militare, l’Autorità Portuale, la Camera di Commercio, il Sindacato, facendo partecipare di volta in volta anche altri soggetti interessati ad interventi particolari.
 
Il Tavolo deve avere carattere permanente, essere dotato di una segreteria tecnica, riunirsi mediamente ogni 15 giorni per verificare gli stati di avanzamento e ridelineare la strategia.
 
Ne devono far parte soggetti che abbiano capacità reale di interlocuzione, in termini di ruolo amministrativo e gestionale, al fine di rendere più operativo il lavoro, poichè ogni soggetto partecipante avrà all'interno delle proprie organizzazioni la giusta possibilità di confronto.
 
Il Tavolo deve poter utilizzare risorse professionali per svolgere le attività, presumibilmente messe a disposizione dai partecipanti, e questo aspetto è assolutamente fondamentale per la buona riuscita del Progetto.
 
Certamente il Sindacato farà la propria parte, con risorse interne o attraverso la rete degli iscritti, che naturalmente può consentire di reperire professionalità di eccellenza.

Cosi come il poter disporre di una minima dotazione finanziaria per quel che concerne l'acquisizione di dati o per spostamenti o per quant'altro di necessario, anche in questo caso probabilmente messo a disposizione dai partecipanti in funzione della propria disponibilità e livello di operatività.
 
Ma occorre che venga individuato un project manager dell’iniziativa, che dia continuità al lavoro ed abbia la responsabilità di coordinare le attività e ricercare le conoscenze specialistiche, sulla base dei criteri e degli obiettivi generali identificati.
 
Si tratta di un ruolo fondamentale, perché assume la responsabilità di attivare, promuovere, perseguire gli obiettivi, possedendone le competenze e soprattutto la delega operativa, insieme agli altri componenti del Tavolo., che a loro volta costituiscono il riferimento riconosciuto degli Enti partecipanti.

3) Le fasi del Piano di fattibilità
 
In termini di modalità di sviluppo del Piano di fattibilità la prima attività consiste nel censimento /analisi di tutte le singole aree/realtà costruttive che compongono il patrimonio militare a qualsivoglia titolo utilizzabile.
 
La verifica non concerne il mero dato quantitativo, ma identifica una prima schedatura con elementi positivi e negativi, interrelazioni infrastrutturali, destinazione delle aree limitrofe.
 
Il lavoro specifico del Tavolo, il confronto informale tra e interno ai partecipanti porta come primo risultato la definizione di idee di destinazione delle singole parti immobiliari in esame, comunque unite da una valutazione complessiva.
 
Potranno naturalmente essere possibili anche più alternative per una stessa area, da verificarsi poi in termini di fattibilità o di semplice preferenza da compiersi successivamente.
Dunque nei fatti si opera per una prima valorizzazione dei beni.
 
Ed è logico che inevitabilmente si ragioni in termini di scenari complessivi di “città”, di vocazioni, di rapporti tra produzione e servizi, cultura e turismi, socialità e commercio.
 
Il che comporterà ampi livelli di confronto e condivisione, anche pubblica e collettiva.
 
Servono idee e strumentazione, ma anche una verifica sul mercato della realizzabilità delle stesse.
 
Dunque devono essere promosse anche forme di indagine di mercato delle specifiche idee progettuali, utilizzando operatori dei mercati, opinion leaders, Associazioni imprenditoriali, anche di settore, e quant'altro di potenzialmente interessante, a partire dal reperimento di dati ed elementi statistici o qualitativi.
 
La valutazione economica delle aree e degli interventi connessi costituisce naturalmente elemento determinante per il Piano di fattibilità, e discende dalle scelte  delineate nella fase di ideazione, peraltro a sua volta condizionate proprio da una valutazione economica di massima di ogni potenziale iniziativa.
 
Il Piano di fattibilità conterrà in conclusione piani economico finanziari teorici dei singoli interventi e complessivamente dell’insieme degli stessi, il che potrebbe non costituire una semplice sommatoria, perché potrebbero sussistere riduzione dei costi derivanti da forme di aggregazione, o comunque essere possibili progetti integrati tra loro o con altri in aree connesse.

4) I soggetti destinatari del Piano
 
Una riflessione particolare va svolta in merito ai soggetti che concretamente dovranno poi tradurre compiutamente le proposte progettuali in investimenti.
 
E’ intuitivo che alcune iniziative avranno una valenza pubblica, dunque si presume che saranno gli Enti locali o comunque soggetti di interesse pubblico a dover reperire le necessarie disponibilità finanziarie.
 
In altri casi, probabilmente assai più numerosi, dovranno essere imprenditori privati a concretizzare le potenzialità di investimento.
 
E potrebbero non mancare iniziative miste pubblico privato, con parti ben distinte, ma forse complementari.
 
Stante la attuale situazione della finanza pubblica, che si presume non migliorerà significativamente nei prossimi anni, diventa fondamentale che tali risorse vengano ricercate attraverso la ricerca di nuove fonti.
 
In particolare si fa riferimento al potenziale utilizzo di Programmi comunitari e statali, non solamente connessi alle programmazioni pluriennali, anche se principalmente, ma anche in relazione a specifici settori/programmi.
 
Compito del Tavolo sarà dunque anche quello di individuare tutte le possibili forme di contribuzione/finanziamento, utilizzando anche le competenti e dedicate strutture di alcuni dei partecipanti.
 
Per quel che concerne la ricerca dei soggetti privati, si potrà agire attraverso le normali procedure di gara per il trasferimento dei beni o le altre forme legali possibili di partnership.
 
5) Tempi di attuazione
 
I tempi di attuazione del Piano di fattibilità non possono essere lunghi, ma non possono nemmeno essere realisticamente brevissimi.
 
Si può ovviamente pensare ad una distribuzione dei tempi in funzione delle singole fasi di realizzazione, e sicuramente andranno temporalmente previsti steps intermedi.
 
Ma complessivamente si può pensare ad almeno sei mesi di tempo per la conclusione del lavoro, perlomeno di una prima versione “completa”.
 
Ma molto dipenderà dalla reale disponibilità degli Enti e delle persone coinvolte, tanto più necessario in quanto si ritiene di non avere a disposizione significative risorse finanziarie.
 
E soprattutto possono essere veloci le decisioni in merito all’avvio del Progetto, che non possono e non devono richiedere tempi lunghi di approvazione.
 
Compito del Sindacato sarà anche quello di stimolare le decisioni iniziali,
promuovendo i necessari incontri e la formalizzazione dell’avvio di un processo di importanza fondamentale per lo sviluppo del territorio spezzino.

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