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Potere d’acquisto delle famiglie, Pellerano: “Genova fra le città più care d’Italia”

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GENOVA – Il consigliere regionale della Lista Biasotti ha presentato un ordine del giorno, bocciato dalla maggioranza, collegato alla proposta di modifiche del Testo unico sul commercio, oggi in discussione in consiglio, con cui chiedeva, entro 45 giorni, “una proposta organica di revisione delle norme, degli indirizzi e dei criteri che disciplinano l’insediamento delle grandi strutture di vendita della GDO, con particolare riferimento al segmento degli ipermercati”. “A questo punto non ci resta che l’esposto all’Antitrust. Inaccettabile che una famiglia genovese per fare la spesa in un anno spenda 285 euro in più che a La Spezia.”.

Lorenzo Pellerano, consigliere regionale della Lista Biasotti, torna sul tema della concorrenza nella Grande distribuzione organizzata a Genova: «I genovesi si rendono conto perfettamente che qui il costo della spesa al supermercato è decisamente più alto, basta muoversi verso il Basso Piemonte o verso la Toscana e si notano differenze significative nell’acquisto degli stessi prodotti. E questo dato trova conferma nell’ultima indagine di Altroconsumo che individua Genova tra le città più care d’Italia, al quarto posto con una spesa media annuale per famiglia di 6.613 euro, ben 737 euro in più rispetto a quanto spende una famiglia a Treviso, la città più economica del Paese. Questa mattina in consiglio regionale ho proposto un documento che avrebbe impegnato la giunta regionale ad attivarsi per superare questa anomalia, ma la maggioranza a guida PD lo ha bocciato.
Eppure una maggiore concorrenza tra gli operatori della Grande distribuzione, in particolare nel segmento degli ipermercati potrebbe innescare un circolo virtuoso di livellamento verso il basso dei prezzi al consumo a Genova, a beneficio soprattutto delle famiglie a minor reddito. Ho ritenuto doveroso tentare in primo luogo un’iniziativa all’interno del Consiglio Regionale per garantire ai genovesi maggiore concorrenza e quindi risparmio. Di fronte  all’indisponibilità politica a modificare lo status quo, dimostrata negli anni dalla maggioranza di sinistra che guida Regione e Comune, non resta che intraprendere la strada dell’esposto all’Antitrust». Il documento presentato da Pellerano – collegato alle modifiche al Testo unico del commercio in discussione oggi in consiglio – chiedeva un impegno alla giunta e al presidente Burlando “entro 45 giorni, a presentare una proposta organica di revisione delle norme, degli indirizzi e dei criteri che disciplinano l’insediamento delle grandi strutture di vendita della Grande Distribuzione Organizzata, tale da facilitare una maggiore concorrenza a Genova, con particolare riferimento al segmento degli ipermercati”.
Pellerano sottolinea: «Sostenere il potere d’acquisto delle famiglie è una priorità e un’urgenza: secondo la Caritas la Liguria spicca tra le regioni del Nord per tasso di povertà e a Genova, nell’ultimo anno, le persone a reddito zero sono addirittura raddoppiate.
Dati questi che confermano le enormi difficoltà con cui i genovesi si trovano a dover fare i conti nel far fronte al bilancio fra entrate ed uscite. Il caro-spesa e la negativa congiuntura economica rendono in molti casi insostenibile il costo per riempire il carrello al supermercato».
Pellerano invoca maggiore concorrenza e cita il caso di La Spezia, dove sono presenti più operatori della GDO – compresi i marchi che da molti anni cercano, invano, di aprire a Genova – e una famiglia in media spende 285 euro in meno rispetto al capoluogo, il 4,3% di risparmio in carrello.
«La mia – conclude Pellerano – voleva essere una proposta di buon senso: introdurre un quadro di regole tale da facilitare la concorrenza a Genova, con un provvedimento dall’applicazione circoscritta all’unica città ligure sopra i 500 mila abitanti ed al segmento dei grandi supermercati, quello in cui la concorrenza latita di più. Purtroppo anche questa mediazione si è scontrata con il muro di gomma di PD e compagni. A sinistra non c’è la volontà politica di alleviare il costo della spesa, sembra inspiegabile ma è così.
Peraltro sono convinto che del risparmio conseguito dalle famiglie grazie alla concorrenza ne gioverebbero anche i negozi al dettaglio dove i genovesi avrebbero maggiore propensione a spendere. Dubito poi fortemente che gli operatori della GDO che oggi si giovano di un mercato poco concorrenziale investano i propri maggiori profitti negli esercizi di vicinato. E faccio notare che se la contrapposizione è ideologica nei confronti degli ipermercati qualcosa non torna: ad oggi gli ipermercati in provincia di Genova esistono, ma i cittadini non possono scegliere fra più marchi diversi».

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