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La Curva Ferrovia chiama a raccolta: Folklore, orgoglio e fantasia, torniamo ad essere quelli che eravamo!

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E' il momento di voltare pagina e di richiamare le emozioni al loro posto, è il momento di riscaldare l'atmosfera e di spingere davvero una squadra che rispecchia tutti i crismi che in questa piazza valgono come dei "credo"

LA SPEZIA – Un bellissimo comunicato della Curva Ferrovia è stato divulgato in queste ore, un invito ad esserci, e soprattutto un richiamo ad essere “presenti” con la voce.

Un invito a tenere da parte la nostalgia per anni che furono e che, per varie ragioni, non potranno tornare.

Ma che noi di Speziacalcionews vogliamo continuare a ricordare per spronare, per cercare di capire dov’è finita quell’unione di intenti e di entusiasmi che sembra essersi dissolta in maniera non del tutto giustificata in questi anni cosi importanti dal punto di vista sportivo.

Perché c’era una volta un popolo che sciarpa al collo e centinaia di vessilli al seguito riempiva di passione la Curva Ferrovia, dentro pomeriggi e serate da vivere intensamente.

C’era una volta un popolo che, il giorno delle partite più sentite e più importanti, amava arrivare con largo anticipo su quei gradoni allo scopo di far capire subito quale sarebbe stato il clima per gli avversari e quale tipo di spinta avrebbero ricevuto i nostri.

Quante partite indimenticabili, quanti ex giocatori e addetti ai lavori ricordano quanto, certe vittorie insperate, furono il frutto per buona parte del clima e del tifo che si respiravano in questo stadio.

Clima quasi da tredicesimo uomo in campo.

Era serie C2, era serie C1, per brevissimo tempo fu anche serie B ma non certo da protagonista, quanto per sopravvivere in quella categoria tanto sognata.

Erano anni 80, anni 90 e primi 2000. Poi vi fu il fallimento, nel 2008, e mai più niente fu come prima su quei gradoni, come se qualcosa ci avessero tolto o spezzato irrimediabilmente prima ancora che intervenissero leggi e restrizioni varie.

Perché non è questione di leggi e restrizioni. E’ questione di disillusione generale, disillusione dalla quale un popolo come questo non doveva farsi vincere.

La serie B vissuta quasi da protagonista in questi anni non è bastata a riaccendere il vecchio entusiasmo.

Ora però, quel “quasi” non esiste; ora sei protagonista in una categoria che era il nostro paradiso inarrivabile. Ora pensiamo alla serie C come a un piccolo inferno che fa parte del nostro passato più lontano, ora abbiamo manie di grandezza sapendo di potercelo permettere.

Abbiamo vissuto per una vita sul filo del baratro economico e con società che neanche riuscivano a garantire un buon quantitativo di divise per scendere in campo. Sognando cose che non esistevano.

Oggi siamo una potenza economica e sogniamo cose che esistono, eccome. E lo facciamo in serie B.

Se alziamo la testa troviamo a portata di occhi una categoria che sembrava far parte di altri emisferi calcistici, respiriamo un calcio lontanissimo parente di quello povero ed essenziale di un tempo.

Sabato arriva il Bologna e lo affrontiamo in alta classifica non dopo 3 partite, ma a 3 mesi dall’inizio del campionato.

La Curva Ferrovia sta tentando una difficile riunione dopo anni di pausa probabilmente ingiustificata, anni di divisioni, di confusione, di resa alla “disillusione” cercando giustificazioni dietro a leggi e restrizioni varie.

E’ il momento di voltare pagina e di richiamare le emozioni al loro posto, è il momento di riscaldare l’atmosfera e di spingere davvero una squadra che rispecchia tutti i crismi che in questa piazza valgono come dei “credo“.
Basta divisioni.

Torniamo a pensare a coreografie, a riportare bandiere e vessilli che molti hanno oppure ricreandone di nuovi, proprio come quello striscione meraviglioso che dalla scorsa partita riavvolge una curva intera.

L’unione di intenti sportivi deve tornare al primo posto e unire tutti, vecchia e nuova guardia, deve unire chi non fa parte di nessuna guardia e di nessun gruppo ed ha bisogno solo di essere coinvolto in maniera più decisa.

Sarebbe bello convincere a far scendere in balaustra chi ha dimostrato per tanti anni di saper tenere in piedi una curva intera o comunque buona parte di essa.

Ma allo stesso tempo, se cosi non fosse, sarebbe opportuno seguire chiunque si presenti in balaustra e dare una mano a quei ragazzi che ci mettono l’anima in una situazione non semplice, ma di possibile rinascita.

Il momento storico che viviamo è troppo importante per non dare il massimo.

Folklore, orgoglio e fantasia, torniamo ad essere quelli che eravamo.

Dennis Maggiani – © Riproduzione Riservata
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