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Più di 25mila firme in 48 ore: la società civile si mobilita per la Liguria

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I promotori: “Ancora una volta la Liguria è in ginocchio per il fallimento di anni di politiche di gestione del territorio. Chiediamo immediatamente un Fondo gestito con trasparenza per la messa in sicurezza della regione”.
 
GENOVA – Oltre 25mila firme in 48 ore e l’adesione di ARCI Liguria: la società civile risponde così all’appello lanciato in queste ore da Legambiente, Libera e Gruppo Abele tramite la campagna contro la corruzione Riparte il futuro, al Presidente della Regione Liguria Claudio Burlando:www.riparteilfuturo.it/alluvione. “Chiediamo un fondo per la messa in sicurezza del territorio ligure”, tuonano i promotori della mobilitazione. Un fondo “per la formazione per l’autoprotezione dei cittadini, per sostenere i commercianti, gli artigiani e gli agricoltori, duramente colpiti dall’alluvione ma soprattutto dai suoi catastrofici effetti dovuti ad una gestione del territorio sbagliata, opaca e dannosa”.
 
La campagna propone anche come trovare le centinaia di migliaia di euro necessarie: “Chiediamo che vengano usati i proventi dei pedaggi autostradali nella Regione Liguria e riorientando i miliardi previsti per una nuova autostrada, la Gronda di Genova”. Il Fondo “dovrà essere gestito in maniera trasparente”, spiega il presidente di Legambiente Liguria Santo Grammatico.“La logica per finanziare la sicurezza del territorio e dei cittadini dal dissesto idrogeologico deve cambiare e questo sarà solo il primo passo per proseguire in questa direzione in tutta Italia”.
 
“Ai vincoli di bilancio e di destinazione delle risorse occorre contrapporre il coraggio, tutto politico, di determinare un forte cambiamento di rotta nelle scelte”; così il presidente regionale di ARCI Liguria, Walter Massa, motiva l'adesione dell'associazione alla petizione.  “A questo territorio” prosegueMassa “oggi non servono una gronda autostradale e un nuovo valico ferroviario. Serve prima di tutto evitare domani altre morti a causa dell’acqua”.
“47 anni fa la mia maestra di quinta elementare insegnava che il disboscamento, la cementificazione delle rive e l'edificazione selvaggia rovinano il territorio ed il territorio si ribella sempre”, commenta on line un firmatario, Paolo. “La prevenzione costa un quarto del danno”.
 
“Ci stiamo mobilitando di fronte alle migliaia di frane, gli smottamenti, le centinaia di persone isolate o sfollate, le interruzione ai servizi elettrici, idrici e del gas”, rilanciano da Libera e Gruppo Abele. “Diciamo basta al cemento: i cittadini chiedono risposte di fronte a questi disastri troppo spesso provocati da interessi altri rispetto a quelli dei cittadini”.
 
Per seguire la petizione in tempo reale: www.riparteilfuturo.it/alluvione

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