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Le 10 mosse verso una gestione sostenibile e circolare delle risorse

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SERR: “Meno Rifiuti – Più Benessere”

LA SPEZIA – Ancora troppo spreco tra imballaggi che non vengono riusati, riciclati e articoli usa e getta evitabili. Se non affronteremo il problema dei rifiuti a partire dal modello economico che li genera, applicando politiche fiscali che incentivino le soluzioni in cima alla gerarchia di gestione dei rifiuti (prevenzione,riuso e riciclo) rischiamo di ritrovarci con discariche piene nel giro di due anni e mancare il raggiungimento degli obiettivi di riciclo comunitari.
 
Ritorna la campagna Meno rifiuti più benessere in 10 mosse dell’Associazione Comuni Virtuosi, ACV  che partecipa alla Settimana Europea per la riduzione dei rifiuti.
L'iniziativa, entrata nella sua terza edizione sollecita il mondo della produzione e della distribuzione a compiere 10 mosse per ridurre l'impatto ambientale di imballaggi, promuovere soluzioni adatte all'uso multiplo (invece che usa e getta) ma soprattutto ad innovare prodotti e processi produttivi riprogettandoli in un'ottica di economia circolare.
 
Le proposte della Commissione europea adottate lo scorso luglio confermano più che mai l'attualità delle 10 mosse che attraverso esempi concreti insegnano a riconoscere quali siano gli imballaggi e le opzioni di acquisto più sostenibili, e come si potrebbe, attraverso la riprogettazione di materiali, sistemi e prodotti, creare le condizioni essenziali per lo sviluppo di una green economy circolare.
 
Ai produttori e utilizzatori di imballaggi viene chiesto di immettere nel sistema produttivo una maggioranza schiacciante di imballaggi facilmente riciclabili in impianti di prossimità e di impiegare materia riciclata post consumo per generare nuovi prodotti al posto di materia vergine.
Ai produttori e alla Distribuzione Organizzata, viene chiesto tra le altre cose, di impiegare esclusivamente imballaggi secondari e terziari riutilizzabili per la movimentazione delle merci e di collaborare tra loro per creare e promuovere prodotti innovativi a basso impatto ambientale. Alla Distribuzione Organizzata si chiede inoltre di ampliare l'assortimento di prodotti ecologici e l'offerta di quelle opzioni di acquisto sfuso o alla spina che permettano di riutilizzare anche l'imballaggio primario portato da casa, comunicandone il vantaggio ambientale.
 
Esiste purtroppo in commercio una crescente quantità di imballaggi, in alcuni casi presentati come il massimo della sostenibilità, che il cittadino raccoglie separatamente ma che poi, nel fine vita, si rivelano riciclabili soltanto in teoria. Pur essendo conteggiati tra gli imballaggi differenziati finiscono di fatto in discarica o negli inceneritori per diversi motivi.
 
Chi progetta, produce o utilizza imballaggi, e a maggior ragione quando ne viene calcolata l'impronta ambientale, non può esimersi dal considerare il contesto locale di raccolta,selezione e riciclo in cui l'imballaggio verrà gestito a fine vita. Se tale contesto non è pronto ad accogliere un determinato imballaggio, seppur innovativo sotto altri aspetti, chi decide comunque di adottarlo dovrebbe assumersene i costi (attualmente a carico della comunità) secondo i principi europei di “chi inquina paga” e di “responsabilità estesa del produttore”.
 
La commissione Europea ha adottato lo scorso luglio alcune proposte intese a sviluppare un'economia più circolare in Europa e a promuovere il riciclaggio negli Stati membri. Il modello lineare di estrazione produzione e smaltimento non è più compatibile con l'urgenza di contenere il riscaldamento climatico entro i due gradi né tantomeno di garantire tutti i benefici di un cambio di paradigma economico che creerebbe occupazione non delocalizzabile e una ridotta dipendenza da  materie prime di importazione. Le misure proposte prevedono il riciclaggio del 70% dei rifiuti urbani e dell'80% dei rifiuti di imballaggio entro il 2030 e, a partire dal 2025, il divieto di collocare in discarica i rifiuti riciclabili.
 
“Partecipiamo con convinzione alla SERR, la campagna che più di ogni altra promuove la prevenzione del rifiuto, con questa iniziativa che ha la particolarità di portare direttamente al tavolo del mondo produttivo e distributivo il punto di vista degli enti locali e dei cittadini dal 2012. I comuni si trovano a pagare dei servizi per la raccolta dei rifiuti e imballaggi che sono in continuo aumento. Stiamo aspettando da anni una strategia nazionale per i rifiuti che, attraverso normative e politiche fiscali lungimiranti, metta al centro la prevenzione dei rifiuti e una loro valorizzazione come risorse. Intanto cittadini e enti locali devono subire le conseguenze di un modello produttivo che prevalentemente esternalizza i costi relativi al ciclo di vita dei prodotti fabbricati (fine vita incluso),  senza avere alcuna voce in capitolo. Qualcuno dovrà pur cominciare ad assumersi la responsabilità per il proprio ruolo. Ai comuni  spetta il compito di realizzare una raccolta differenziata spinta e di qualità. Tuttavia essendo il riciclo un processo industriale, il ruolo che l'industria assume scegliendo tra una progettazione responsabile-o meno- è imprescindibile” spiega Silvia ricci responsabile campagne dell'ACV .
“Abbiamo rilevato nei comuni dell'associazione dove la raccolta differenziata supera il 70-80% che i cittadini hanno sviluppato una maggiore attenzione e spirito critico rispetto alle caratteristiche di beni e imballaggi. Vogliono lecitamente sapere se il loro impegno va a buon fine e non vedono di buon occhio il fatto che un imballaggio non sia riciclabile. A maggior ragione dove vige la tariffazione puntuale non hanno piacere di veder crescere il rifiuto indifferenziato”
 
FOCUS SULLA PLASTICA
Per arrivare a raggiungere l'obiettivo di legge del 50% di riciclo al 2020 è prioritario intervenire sulla plastica che, in assenza di interventi incisivi difficilmente centrerà il primo obiettivo in vista ed i successivi .
In Europa si usano ogni anno circa 20.000.000 di tonnellate di plastica per produrre imballaggi che costituiscono il 40% del totale in peso di tutta la plastica immessa sul mercato.
L'Italia, nonostante la consolidata expertise del settore del riciclo della plastica, e le eccellenze produttive di tecnologie correlate, non si discosta troppo come percentuale di riciclo dal 26% della media europea. Questo significa che BUTTIAMO circa il 75% delle plastiche tra discariche ed inceneritori, per poi doverle acquistarle nuovamente all'estero, noncuranti del potenziale occupazionale del settore che più studi hanno evidenziato negli anni. Un recente studio di Bio Intelligence Services, ha quantificato in 360.000 in Europa e 47.000  in Italia i posti di lavoro che verrebbero creati nel settore aumentando al 62% la percentuale di riciclo.
 
Per ulteriori approfondimenti e per firmare la petizione visitare la pagina del sito dedicata all'iniziativa  dove si trova anche una presentazione in powerpoint.

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