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I lavori del Consiglio regionale di oggi

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GENOVA – Linee guida per le malattie rare e sostegno ai pazienti affetti da tali patologie
Matteo Rosso (FI) ha illustrato due interrogazioni a risposta immediata sul tema delle malattie rare. Nella prima ha chiesto di sapere se la giunta regionale intenda emanare, in che tempi e con quali prescrizioni, le linee guida riferite ai protocolli terapeutici da seguire per le malattie rare. Secondo Rosso i rappresentanti del gruppo “I Malati invisibili” che contano 2.038 pazienti iscritti, affermano che non è possibile avere integratori e dispositivi medici necessari quali, per esempio, integratori di ferro, gocce oculari ed alcuni antidolorifici necessari per trattare le sintomatologie conseguenti alle loro patologie. Rosso ha ricordato di aver più volte domandato all’ASL 3 come si debba fare per poter ricevere integratori e dispositivi medici e che la ASL, a sua volta, ha richiesto alla Regione Liguria linee guida in merito ai protocolli terapeutici per le malattie rare senza ricevere alcuna risposta in merito. Nella seconda interrogazione Rosso ha domandato alla Giunta quali siano le iniziative che intende mettere in atto per far sì che il paziente affetto da malattia rara, che ad oggi può contare solo sull’apposito sportello presso l’ospedale Gaslini, possa trovare un centro di riferimento; se si intenda investire nella formazione di specialisti per creare un centro per le malattie rare con equipe dedicata e formata in modo adeguato; se non si ritenga utile per la presa in carico del paziente istituire un centro regionale specificatamente dedicato alle malattie rare.
Per la giunta ha risposto l’assessore alla salute, Claudio Montaldo  il quale ha chiarito che in Liguria è attivo da diverso tempo il registro delle malattie rare, sul quale attualmente risultano iscritti 5816 pazienti affetti da 208 malattie o gruppi di malattie.  Il 29 per cento dei pazienti arriva da altre regioni e si tratta in parte di bambini, che si sono rivolti al Gaslini. Dal 2008 – ha aggiunto l’assessore – è stato costituito un quadro di riferimento delle strutture ospedaliere che fanno riferimento a singoli gruppi di malattie rare: ad esempio al Galliera ci si occupa in particolare di malattie ematologiche o malformazioni, al Gallino di alcune malattie della pelle  E’ anche attivo uno apposito sportello  regionale ed un registro interregionale. Per quanto riguarda nel dettaglio un caso  citato da Rosso, l’assessore alla salute ha chiarito che proprio lo sportello regionale aveva consentito un suo primo accesso nel 2009. Montaldo ha quindi ricordato i vari passaggi e i differenti controlli ali quali è stato sottoposto il malato. L’assessore ha poi chiarito che è in corso un lavoro per consentire l’accesso a farmaci e a presidi non distribuibili dal  sistema sanitario nazionale, e che è possibile se il centro elabora piani individuali per il paziente. Montaldo ha concluso aggiunngendo che,  a livello nazionale, si prevede possa essere consentito un incremento di spesa.
Rosso ha ribattuto che nel settore c’è ancora moltissimo da fare.
 
Strutture sanitarie convenzionate con le asl
Edoardo Rixi (Lega Nord Liguria-Padania) ha illustrato una interrogazione chiedendo spiegazioni sui tagli alle strutture residenziali sanitarie convenzionate. Secondo Rixi infatti la Asl 3  ha applicato una riduzione del 5% sul budget annuale attribuito alle strutture residenziali convenzionate. Inoltre da tre anni non viene riconosciuto l’incremento ISTAT e per il 2014 è stato comunicato alle residenze che ci sarà un’ulteriore riduzione unilaterale del 2%. Di fatto  questi tagli, nel triennio 2012 – 2014, hanno portato ad una riduzione dei finanziamenti dell’11,5% a parità di prestazioni erogate. Inoltre le ASL  pagano le prestazioni erogate in regime di convenzionamento con grave ritardo ed evidente disagio e oneri finanziari per le stesse aziende. Una situazione che, visto anche l’invecchiamento della popolazione ligure, comporterà inevitabilmente il ritocco delle rette a carico delle famiglie.  Rixi ha chiesto come la Giunta regionale interverrà per trovare adeguate risorse per garantire un servizio rivolto ad una categoria di assistiti bisognosi di cure e attenzioni e dove aumenteranno i costi, necessari a mantenere e migliorare il livello di assistenza fornito. In aula Rixi ha denunciato una situazione di caos nel settore in cui le rette vengono pagate dalla Regione con ritardo e le strutture che rispettano le regole si troverebbero, quindi, penalizzate rispetto a quelle che operano abusivamente. Rixi ha chiesto, quindi, controlli severi sulla qualità dei servizi  erogati dalle strutture.
Per la giunta ha risposto Claudio Montaldo, assessore alla Salute, il quale ha premesso che anche sul settore socio sanitario si è dovuto agire, nel corso degli anni, per lavorare alla riorganizzazione della spesa e lo si è fatto partendo da un accordo stipulato da diversi anni con le associazioni dei gestori di queste attività, che prevedeva una riduzione  dei finanziamenti, a fronte della «riduzione assoluta» del fondo alle Regioni.   L’assessore ha detto che quest’anno, per quanto riguarda la Asl 3 genovese, che aveva previsto una riduzione del due per cento del budget,  si è deciso di  non ricorrere ad un ulteriore taglio e  ha ricordato che in Liguria è stato costituito un  fondo per il sostegno delle famiglie che hanno parenti disabili nelle strutture residenziali della nostra regione e che, in base alla normativa statale, dovrebbero pagare il 30 per cento della retta. «Si tratta di una misura enorme per le famiglie, che non ce la fanno – ha detto Montaldo –  Grazie al fondo regionale, si consente a queste famiglie di versare soltanto l’assegno di accompagnamento». Montaldo ha  spiegato che il processo di riorganizzazione avviene anche spostando l’attenzione verso la crescita di una quota di domiciliarità, fornendo le modalità necessarie per consentire ai pazienti di restare a domicilio, evitando il ricovero. «Credo – ha affermato – che questa debba essere la strada. Sono stati anni difficili per il settore socio sanitario ma abbiamo anche individuato una prospettiva per iniziare ad uscire dalle difficoltà, per differenziare l’assistenza. Il settore è stato salvaguardato».  Montaldo ha quindi puntualizzato: «La situazione economica del Paese mette a forte rischio le risorse del fondo sanitario previste dal patto per la salute per il 2015 e il 2016. La legge di stabilità prevede 4 miliardi di tagli per le Regioni. La giunta regionale vuole proseguire negli interventi di razionalizzazione già avviati, prevedendo, per esempio, l’accentramento di alcuni sevizi come l’informatica, la gestione del personale e i servizi tecnici, e contenere il fenomeno delle fughe attraverso accordi con altre Regioni. Tutto ciò permetterà di liberare risorse che verranno destinate alle aree di maggiore fragilità che più di altre hanno risentito della contrazione delle disponibilità delle Asl».
 
Obbligo di reperibilità agli infermieri dell’Asl n. 2 savonese
Marco Melgrati (FI) ha presentato un’interrogazione sulle regole di reperibilità degli infermieri. Il consigliere ha ricordato che sono state convocate alcune assemblee sindacali  a Cairo Montenotte, all’ospedale di Albenga, a Pietra Ligure e a Savona in orario lavorativo, per discutere sulla possibile reperibilità degli infermieri. Melgrati ha rilevato che il  contratto nazionale per la categoria infermieristica non prevede il servizio di Pronta Disponibilità in ogni reparto, ma è previsto solo per sale operatorie e strutture di emergenza. Tale reperibilità, che vale per i poli ospedalieri di Pietra Ligure ed Albenga, Savona e Cairo Montenotte, dovrebbe essere operativa dalle 7 del mattino alle 19 di sera, dal lunedì al venerdì, mentre sabato e domenica è previsto su tutto l’arco delle 24 ore, per i trasporti e per i picchi di attività del Punto di Primo intervento (nel caso di Albenga e Cairo Montenotte). «E’  incredibile che in un momento in cui si chiede la reperibilità del personale, illegittima secondo il Contratto di Lavoro, – ha dichiarato il consigliere – non si pensi ad assumere personale con le graduatorie aperte nei concorsi dell’Asl savonese e, invece, si assuma lo stesso personale con queste graduatorie a Genova, causando a queste persone il disagio logistico con l’applicazione di un concetto accentratore e clientelare che potremo chiamare verosimilmente “Genovacentrico” ben conosciuto». Melgrati ha chiesto, infine, alla giunta come sia possibile che la dirigenza dell’Asl 2 non rispetti il Contratto di Lavoro e come sia possibile che le liste di un concorso di infermieri bandito dalla Asl2  possa comportare chiamate di questi infermieri presso le Asl di altre province liguri, in particolare l’Asl 3 genovese, «costringendo ad un pendolarismo e ad un disagio dalla provincia di Savona verso quella di Genova».
Per la giunta ha risposto l’assessore alla salute Claudio Montaldo  il quale ha chiarito che la convocazione delle assemblee avviene sulla base delle disposizioni contrattuali: l’azienda può concordare il luogo, ma non l’orario e l’argomento che sono prerogativa sindacale. Il Contratto nazionale collettivo di lavoro stabilisce che l’istituto di pronta disponibilità prevede l’obbligo per il dipendente di raggiungere la struttura nel tempo previsto. Sono tenuti a svolgerlo solo i dipendenti delle unità operative con attività continua. Eventuali ulteriori situazioni saranno valutate dalle aziende in base alle proprie esigenze organizzative. Tuttavia, quando l’Asl 2 ha presentato il piano della pronta disponibilità, nonostante l’attivazione della concertazione (riunioni del 16 aprile, 9 maggio e 15 maggio, proposta di soluzioni alternative e richiesta di proposte ai sindacati, tentativo di sperimentazione di 3 mesi), non è stato possibile raggiungere una condivisione tra le parti. Lo scorso 30 maggio  – ha spiegato l’assessore – è stata siglata una dichiarazione di intenti con i sindacati stessi, per trovare una diversa soluzione. Nella riunione del 12 giugno l’azienda ha dichiarato di voler cercare personale che si rendesse volontariamente disponibile alla copertura di questo servizio.  Per quanto riguarda l’utilizzo da parte di altre Asl liguri delle graduatorie di concorso per infermieri espletato dall’Asl 2, la Regione Liguria, adeguandosi alla nota del dipartimento Salute e servizi sociali (PG/2014/59476 del 20 marzo 2014),« ha stabilito l’obbligo per tutte le aziende di ricorrere in primis all’utilizzo condiviso di graduatorie concorsuali nell’ambito del servizio sanitario regionale. La priorità è per questa modalità rispetto all’indizione di nuovi concorsi».
Melgrati ha commentato: «Non ho ricevuto risposte esaustive. Credo sia inaccettabile pensare di trasferire personale  qualificato, necessario nel territorio di residenza e competenza,  su altre realtà e mi riferisco  a trasferimenti presso le strutture sanitarie genovesi, lasciando di fatto quasi scoperti interi servizi».
 
Trattazione congiunta di interrogazioni relative all’ospedale di Rapallo
Ha risposto l’assessore alla salute Claudio Montaldo
Servizio dialisi ospedale di Rapallo
Sulla mancato  apertura del servizio  dialisi presso l’ospedale di Rapallo sono state presentate un’interpellanza da Armando Ezio Capurro (Noi con Claudio Burlando)  e due interrogazioni, una sempre da Capurro e l’altra da Roberto Bagnasco. (FI)
Capurrro ha rimarcato che   in più di un’occasione l’assessore regionale alla Salute aveva annunciato l’attivazione presso l’ospedale di Rapallo del servizio di dialisi entro l’estate 2014 e   che il Fondo sanitario nazionale per quanto concerne il 2014 ha concesso alla Regione Liguria un finanziamento superiore al passato di 54 milioni di euro. Il consigliere ha sottolineato inoltre che a seguito di diverse interrogazioni  da lui sottoscritte, l’assessore alla Salute, Claudio Montaldo, informava che il reparto era pronto ed erano state individuate le risorse umane indispensabili a garantirne il funzionamento. Capurro ha chiesto, quindi, alla giunta per quali motivi, nonostante i reiterati annunci, il servizio dialisi non sia stato ancora attivato presso l’ospedale di Rapallo e i tempi dell’entrata in funzione del servizio dialisi per diminuire, così, le presenze presso l’ospedale San Martino di Genova e evitare i trasferimenti di pazienti del Tigullio.
Bagnasco ha rimarcato che «la situazione  difficilissima in cui si trovano i dializzati nell’ospedale San Martino e la conseguente improrogabile necessità di aprire tale reparto nell’ospedale di Rapallo, che è già dotato di una struttura e di spazi idonei e che andrebbe a coprire le esigenze dei molti pazienti del Tigullio e del Golfo Paradiso».  Bagnasco ha anche ricordato che nella seduta del 3 dicembre 2013 Montaldo aveva dichiarato che l’orientamento era quello di aprire la dialisi, affermando «al fine di alleggerire una presenza di dialisi che al San Martino, in questo momento, è particolarmente elevata e di difficilissima gestione, con numeri troppo importanti, spostando una parte di pazienti del Golfo Paradiso e del Levante su Rapallo, insieme ai cittadini della zona. Sostanzialmente, abbiamo un polo già pronto».. Il consigliere ha chiesto, quindi,  alla giunta  «se l’Assessore Montaldo abbia intenzione di mantenere gli impegni presi in Consiglio regionale e se tutti i consiglieri di maggioranza si siano attivati adeguatamente per risolvere, finalmente e definitivamente, questa intollerabile e gravissima situazione, ennesimo scandalo della sanità ligure».
Futuro e prospettive per l’ospedale di Rapallo
Su questo argomento sono state presentate due interrogazioni: una da Roberto Bagnasco (FI) un’altra da Armando Ezio Capurro (Noi con Claudio Burlando).
Bagnasco ha ricordato le recenti notizie apparse sui media relative al possibile ingresso  di gruppi privati all’interno dell’ospedale di Rapallo rilevando la necessità di mantenere e  potenziare la funzione pubblica dell’ospedale di Rapallo, in particolare del Primo Intervento, e ha chiesto alla giunta se la notizia corrisponda al vero. In aula Bagnasco ha rimarcato che ad oggi si sa che c’è un interessamento privato importante.
Capurro ha ricordato che il 23 settembre 2013 aveva già presentato un’interrogazione nella quale chiedeva se l’assessore regionale alla salute fosse intenzionato a procedere alla privatizzazione dell’ospedale “Nostra Signora di Montallegro” di Rapallo, delegando buona parte dell’attività alla “Clinica Villa Azzurra”, e che l’assessore alla salute in Consiglio aveva assicurato l’entrata in funzione all’ospedale di Rapallo del servizio dialisi entro l’estate 2014 ma che questo non è avvenuto. Secondo Capurro, «il risultato di affidare l’ospedale di Rapallo a Villa Azzurra potrebbe prefigurare lo svincolo ad appartamenti di villa Azzurra, con una speculazione immobiliare, la perdita di 100 posti di lavoro, di ortopedia all'ospedale, dei posti di medicina, forse la perdita di oculistica e di avere la dialisi e la radiografia pomeridiana».  Il consigliere ha chiesto, quindi, quali siano le  intenzioni della Regione Liguria sul futuro dell’ospedale di Rapallo.
Cardiochirurgia al San Martino Genova e Villa Azzurra Rapallo.
Su questo argomento sono state presentate due interrogazioni: una da Armando Ezio Capurro (Noi con Claudio Burlando) e la seconda da Edoardo Rixi (Lega Nord Liguria-Padania) ma sottoscritte anche dagli altri componenti del gruppo, Edoardo Rixi, Maurizio Torterolo e Francesco Bruzzone)
Capurro  ha chiesto alla giunta se corrisponda al vero che i responsabili della cardiochirurgia del San Martino abbiano scritto una lettera all’ordine dei medici lamentando il comportamento dei colleghi di Villa Azzurra, cioè di  “presunte pressioni” da parte dei medici di Villa Azzurra nei confronti di potenziali pazienti e, in questo caso, di assumere provvedimenti adeguati. Il consigliere ha rilevato, secondo notizie riportate sui quotidiani del 23 ottobre 2014, che sembrerebbe che i due responsabili del reparto ospedaliero abbiano scritto al presidente dell’Ordine dei medici per “informarlo del sistematico attacco mediatico cui il settore della cardiochirurgia ligure è sottoposto” e ricordano che: “questa operazione mediatica è già stata denunciata alla direzione generale del San Martino, al rettorato dell’Università di Genova e al direttivo della Società Italiana di Cardiochirurgia”.
Rixi con l’interrogazione ha chiesto alla giunta di cedere in affitto con contratto di almeno dieci anni, un piano dell’ospedale N.S. di Montallegro di Rapallo per svolgere attività di cardiochirurgia in convenzione con il S.S.N., che il soggetto privato si impegni a eseguire, a proprie spese, i lavori necessari per lo svolgimento di tale attività e per l’acquisto delle attrezzature necessarie e, contemporaneamente, di chiedere al soggetto privato di mettere a disposizione i propri servizi di laboratorio analisi, radiologia e anestesia (necessari per svolgere l’attività cardiochirurgia), anche per l’attivazione del Pronto Soccorso H 24 in sinergia con il sistema pubblico. Il consigliere nell’interrogazione presentata ha ricordato che ICLAS (Istituto Cardiologico Ligure di Alta Specialità) ex “Villa Azzurra” operante nel comune di Rapallo, sarebbe disponibile a spostare la propria attività cardiochirurgica dall’attuale sede all’ospedale N.S. di Montallegro, affittando un intero piano dell’ospedale e garantendosi, altresì, l’utilizzo di spazi comuni. ICLAS, secondo l’interrogazione, prevede di raddoppiare il numero di interventi nel 2015 rispetto all’anno 2013. ICLAS svolge attività di ortopedia, chirurgia generale e medicina convenzionata per pazienti provenienti da altre regioni e nell’anno 2013 ha eseguito oltre mille interventi con un prevedibile aumento per l’anno in corso che si prefigura ulteriormente ampliabile con il trasferimento dell’attività cardiochirurgica nell’ospedale di Montallegro. Grazie a questo incremento, secondo Rixi, le fughe di pazienti verso altre regioni sarebbero pressoché azzerate e verrebbe aumentata la possibilità di accesso verso il sistema sanitario regionale ligure anche da fuori regione con l’incremento dell’attività di ortopedia, chirurgia generale e medicina che andrebbe a controbilanciare una parte delle restanti fughe». In aula Rixi ha rimarcato che la sua volontà è quella di non far chiudere un presidio importante sul territorio.
 
Per la giunta ha risposto l’assessore alla salute, Claudio Montaldo  il quale ha innanzitutto precisato che, appena ultimati i lavori dell’ospedale  di Rapallo, si è deciso  di portare al suo interno funzioni pubbliche, che «hanno permesso una riorganizzazione del sistema sanitario del Tigullio, rendendo quello di Rapallo uno dei 3 presìdi ospedalieri, prevedendo funzioni di chirurgia e di area medica complementari all’attività per acuti legata all’emergenza presente a Lavagna e funzioni di acuti e, soprattutto, di riabilitazione a Sestri Levante.  – ha detto – In quel contesto, abbiamo sospeso una decisione che riguardava la dialisi, rimandando sia la riorganizzazione complessiva del servizio dialisi nell’area che oggi possiamo chiamare, anche istituzionalmente, “metropolitana genovese” e rinviando il tutto anche per ragioni economiche».  Montaldo ha spiegato: «Migliorando la situazione, nel corso di quest’anno, io ho espresso in questo Consiglio l’intenzione della Giunta di procedere all’apertura della dialisi, completando quindi il quadro dell’Ospedale di Rapallo».  L’assessore ha spiegato che, però, è intervenuto un fatto nuovo: «La proposta formale da parte del gruppo Villa Maria, al quale fa riferimento la struttura di Villa Azzurra di Rapallo, di inserire una propria attività all’interno dell’ospedale di Rapallo. Questa proposta era motivata dalla necessità della struttura di andare verso una ristrutturazione e una revisione degli spazi operatori e degli spazi di terapia intensiva, proponendosi, quindi, di realizzare all’interno dell’ospedale pubblico di Rapallo questa attività piuttosto che ampliare con un corpo aggiuntivo l’attuale sede.  – ha detto – Di fronte a questa opportunità, noi abbiamo detto al gruppo Villa Maria che procedesse nel formulare e precisare meglio questa proposta». Montaldo ha anche evidenziato che Villa Azzurra ha reclutato due importanti nuovi operatori, manifestando quindi la possibilità di raddoppiare negli anni futuri il numero di prestazioni svolte nell’anno precedente e in questo. L’assessore ha ribadito che è necessario evitare le fughe verso altre regioni e  che, quindi, la giunta manifestato la volontà di discutere della proposta di Villa Azzura. Se ne è parlato – ha sottolineato Montaldo – con consiglieri ed amministratori della zona. «Il tutto è subordinato al fatto che  ci sia una proposta coerente con la programmazione regionale». Montaldo ha chiarito che la coerenza con la programmazione regionale «risiede nel mantenere una serie di funzioni di gestione diretta pubblica, compresa la questione del primo intervento e dell’eventuale modularità stagionale che è stata indicata. Queste funzioni per noi sono indispensabili in quella sede e in quel nosocomio». Montaldo ha ribadito che appena Villa Azzurra fornirà una proposta compiuta, la giunta aprirà uno confronto «con la comunità locale, con la Conferenza dei sindaci dell’ASL 4, naturalmente, e in modo specifico con i sindaci coinvolti (Rapallo, Portofino, Zoagli) nell’erogazione di risorse all’origine della costruzione dell’ospedale». Ha puntualizzato che, nonostante gli atti forse non lo richiedano, resta comunque a disposizione del Consiglio ed in particolare della   terza Commissione per approfondire la proposta.
Bagnasco ha sottolineato la necessità di un ulteriore confronto con i sindaci
Capurro ha detto che, in caso di gara, la vincitrice sarebbe senz’altro Villa Azzurra e ha invitato la Regione a non perdere tempo e a partire con la dialisi, senza attendere Villa Azzurra «che – ha detto – faccia  in proprio i suoi investimenti». 
Rixi ha rimarcato che la visione di Montaldo è ben diversa da quella di Capurro. Ha quindi invitato la maggioranza a dire con chiarezza cosa intende fare: «Non si può vivere di sole parole»
 
Liste d’attesa per esami medico-specialistici nel Levante ligure
Maurizio Torterolo (Lega Nord Liguria-Padania)  con un’interrogazione, sottoscritta anche dagli altri componenti del gruppo: Edoardo Rixi, e Francesco Bruzzone ha chiesto alla giunta chiarimenti sulle liste di attesa per accedere alle prestazioni medico/specialistiche nel Levante Ligure. Il consigliere ha rimarcato, in particolare, che presso le strutture  ospedaliere di Sestri Levante, Chiavari, Lavagna e Rapallo occorre attendere molto tempo rispetto all’urgenza ed alla necessità degli esami stessi. Fra i numerosi esempi, Torterolo ha parlato di 2 mesi per ottenere una risonanza magnetica al ginocchio a Lavagna, e 10 mesi per avere una visita dermatologica e Rapallo. Il consigliere ha quindi chiesto alla giunta quali controlli e verifiche siano stati effettuati in merito a queste  problematiche da parte della Regione Liguria e quali iniziative abbia intrapreso, o intenda intraprendere, la Regione per risolvere il problema.
Per la giunta ha risposto il vicepresidente e assessore alla salute Claudio Montaldo.  L’assessore ha spiegato di aver fatto una verifica e ha rimarcato che spesso il medico prescrittore deve indicare se l’esame richiesto ha carattere di urgenza oppure se è una analisi di routine o programmata. Nel caso che l’urgenza non venga segnalata, l’esame passa in coda a quelli più impellenti. Secondo Montaldo, il tipo di esempi portati dai consiglieri fanno pensare a esami di non particolare urgenza. «In ogni caso ho fatto delle verifiche constatando che non vengono rispettati i tempi prescritti solo nel 20 per cento dei casi. Occorre ricordare anche che esiste la possibilità di un rapporto diretto medico – Asl e che la prescrizione deve essere precisa. Resta il fatto – ha ammesso – che una lista d’attesa di 8-10 mesi per un esame, anche definito non urgente, sono troppi e al problema occorre mettere rimedio. Lavoreremo su quel 20% che non sta nei tempi programmati».  
Torterolo ha ringraziato l’assessore perché «ha finalmente riconosciuto che c’è un 20% di sforamento dai tempi diagnostici. Il 20% è una percentuale di non poco conto. Per il paziente in ansia per il suo stato di salute un’attesa di mesi può essere drammatica, soprattutto per le persone anziane».
 
Malasanità nei pronto soccorso degli ospedali genovesi.
Raffaella della Bianca (Gruppo misto) ha presentato un’interrogazione in cui ha chiesto alla giunta di intervenire, per evitare nuovi episodi di cattiva sanità verificatisi soprattutto ai pronto soccorso dei maggiori ospedali della città di Genova. Il consigliere ha rilevato che i reparti di emergenza, in particolare negli ospedali del capoluogo ligure, sono spesso congestionati e i pazienti sono costretti ad attendere ore prima di essere visitati. In particolare Della Bianca ha ricordato in aula un episodio avvenuto al pronto soccorso dell’ospedale San Martino di Genova qualche settimana fa: una donna, malata e operata per ben tre volte di tumore alla mammella, nel primo pomeriggio di un fine settimana si era recata nel reparto di emergenza lamentando una improvvisa sordità e da lì era stata inviata nel reparto di otorino del Monoblocco dall’otorino. Dopo avere atteso per ore (nel fine settimana c’è un solo otorino di turno) ha deciso di recarsi al Galliera dove, però le hanno spiegato che il reparto di otorinolaringoiatria resta chiuso nel fine settimana.
Per la giunta ha risposto il vicepresidente e assessore alla salute Claudio Montaldo. Quest’ultimo ha detto di aver  evidenziato l’episodio al San Martino ma che  l’azienda, non disponendo del nome del paziente, non è riuscita a ricostruire la dinamica dell’accaduto. Montaldo ha spiegato che al pronto soccorso, per ragioni di costi, è disponibile un solo otorino e che nei giorni di sabato e nei festivi non si può avere più di un otorino. «La lunghezza dell’attesa dipende dalle non prevedibili urgenze di pazienti con patologie otorinolaringoiatriche che si verificano. Tuttavia normalmente questa limitata disponibilità di personale non ha mai comportato grosse disfunzioni visto l’utenza per questo tipo di urgenze».
Raffaella Della Bianca (Gruppo Misto – riformisti italiani) ha replicato che farà avere nome e cognome dell’ammalata in modo che la risposta dell’assessore possa essere più puntuale e meno generica.
 
Della Bianca chiede le dimissioni di Montaldo per le indagini di Albenga.
Il vicepresidente replica: dovresti essere garantista anche con gli altri non solo con te stessa
Al termine della sua replica sulla situazione dei pronti soccorso Della Bianca ha chiesto come mai, di fronte ad un avviso di garanzia, Montaldo non si sia sentito politicamente in dovere di rassegnare le proprie dimissioni dalla carica di assessore e di vicepresidente. «In questa Regione – ha detto – ben due vicepresidenti sono stati scaricati e costretti alle dimissioni dal presidente della Giunta per aver ricevuto un avviso di garanzia. Io sono garantista, ma mi sarebbe piaciuto vedere un atteggiamento coerente anche quando gli avvisi di garanzia vengono ricevuti da un vicepresidente dello stesso partito a cui appartiene il presidente». Come è noto, Claudio Montaldo ha ricevuto un avviso di garanzia dalla procura di Savona nel corso di un’indagine per l’affidamento dell’appalto al Gruppo Sanitario Ligure del centro ortoprotesico dell’ospedale Santa Maria di Misericordia ad Albenga.
Le affermazioni di Della Bianca sono state ritenute offensive da Montaldo che ha chiesto di parlare per fatto personale.
Il presidente del Consiglio regionale Michele Boffa  gli ha dato la parola a fine seduta. «Sulla vicenda – ha detto Montaldo – ho reso dichiarazioni pubbliche e immeditate e credo di aver chiarito tutto quello che c’era da chiarire. La mia vicenda è assai diversa da quelle a cui allude la consigliera e mi piacerebbe che Della Bianca fosse garantista nei confronti degli altri nella stessa misura in cui è garantista nei propri confronti quando viene interessata da vicende giudiziarie» ha detto Montaldo riferendosi all’inchiesta sulle spese dei gruppi consiliari che ha coinvolto anche la consigliera del Gruppo Misto. Raffaella Della Bianca ha ribattuto: «Non ho chiesto le dimissioni di Montaldo da consigliere regionale, ma da assessore. Voglio spiegazioni sul fatto che si sono state adottate per opportunità politica misure diverse a seconda dei partiti interessati».
 
Più fondi e maggiore specializzazione per il Gaslini
Aldo Siri (Liste civiche per Biasotti presidente) ha presentato un’interrogazione sull’Istituto Giannina Gaslini: l’ospedale pediatrico genovese è dotato di 500 posti letto e registra circa 50 mila ricoveri all’anno con una percentuale di pazienti provenienti da fuori regione e dall’estero fino all’80 per cento nei reparti di alta specializzazione. Siri ha rilevato «la professionalità, la competenza e la dedizione del personale a tutti i livelli, tuttavia – ha aggiunto – per mantenere questi livelli d’eccellenza sia nel campo delle prestazioni sanitarie sia nel campo della ricerca sono indispensabili fondi che, purtroppo, sono sempre più ridotti. Negli ultimi tempi, il Gaslini ha dovuto ridurre notevolmente le spese ed i posti letto per i tagli imposti dalla Regione nonostante questa si fosse impegnata – con un ordine del giorno presentato dal sottoscritto ed approvato all’unanimità durante la seduta consiliare del 16 marzo 2011 – ad attivarsi presso il Governo affinché questo reperisse fondi adeguati a sostenere parte delle spese che l’Istituto deve sostenere». Siri ha chiesto alla giunta di rispettare gli impegni presi e trovare le risorse regionali e statali per  mantenere la qualità delle prestazioni offerte ed a portare avanti la ricerca.
Per la giunta ha risposto il vicepresidente e assessore alla salute Claudio Montaldo assicurando che la Giunta regionale ha profuso tutto l’impegno possibile per «salvaguardare la ricchezza professionale e scientifica del Gaslini. Per questo già da anni chiediamo a livello nazionale che il nosocomio ligure riceva un trattamento speciale analogo a quello di cui gode il nosocomio pediatrico Bambino Gesù di Roma. In alcuni casi questa battaglia ha avuto successo: in un paio di leggi finanziarie abbiamo ottenuto finanziamenti aggiuntivi. Al di là di questo siamo impegnati in un lavoro per avere un adeguato riconoscimento a livello tariffario degli interventi pediatrici in modo tale che il Gaslini possa ricevere i fondi che merita». Per quanto riguarda gli indirizzi sanitari, Montaldo si è augurato che gli altri ospedali e le altre strutture, soprattutto quelli delle regioni meridionali, si qualifichino nel trattamento dei pazienti pediatrici in modo che nessun bambino sia costretto a trasferirsi dalla Sicilia per curare a Genova patologie di medio – bassa complessità. «Questo consentirebbe tra l’altro al Gaslini di orientarsi su un livello medio alto di specialità e di avviare una autonoma procedura di riorientamento dell’attività sanitaria e di ricerca su livelli di eminente specialità».
Siri si è dichiarato parzialmente soddisfatto della risposta e ha ricordato all’assessore la proposta e l’ordine del giorno sottoscritto da tutti i capigruppo che chiedeva di finalizzare all’acquisto di apparecchiature moderne per il Gaslini i risparmi ottenuti sul finanziamento ai gruppi consiliari. Siri ha condiviso la strategia di affidare al  Gaslini un ruolo il più possibile qualificato e la battaglia per eliminare la «discriminante finanziaria» che oggi favorisce il Bambin Gesù.
 
Emergenza virus Ebola
Su questo argomento sono state presentate tre interrogazioni: le prime due da Francesco Bruzzone, Edoardo Rixi e Maurizio Torterolo (Lega Nord Liguria-Padania), la terza da Ezio Chiesa (Gruppo misto-Liguria Viva).
Francesco Bruzzone ha ricordato le ripetute notizie dalle quali risulterebbe in forte espansione il virus Ebola in alcune aree dell’Africa e ha chiesto se il sistema sanitario ligure sia stato messo in preallarme rispetto al rischio di presenza del virus in Liguria. Bruzzone ha sostenuto che occorre adeguare le strutture sanitarie della regione a questa emergenza. Secondo Bruzzone la Regione Liguria può fare la sua parte a livello nazionale per arrivare ad un governo del flusso delle persone da un continente all’altro. Bruzzone ha chiesto come la Regione si sia attrezzata e se intende proporre l’attivazione di un piano nazionale per «scongiurare il rischio che l’eccessiva immigrazione porti al diffondersi di epidemie».
Edoardo Rixi ha chiesto quali misure di prevenzione siano state adottate per evitare il rischio di contagio e ha ricordato che sarebbero stati verificati dei casi sospetti negli ospedali San Martino di Genova e San Paolo di Savona. Il consigliere ha ricordato che l’assessore Montaldo, per fare il punto sulle misure da adottare nel caso si verificasse anche nel territorio ligure un caso sospetto del virus, aveva fissato un incontro con i vertici delle Asl liguri e degli ospedali genovesi, la Capitaneria di Porto, la Polizia Penitenziaria, i primari di tutti i reparti di malattie infettive, i vertici del 118 e della sanità marittima, i responsabili dei medici di famiglia. In particolare il consigliere ha chiesto se è stato approvato un protocollo d’emergenza da mettere in atto in caso di sospetto contagio, se i reparti di pronto soccorso e di malattie infettive sono stati dotati di tute anti contagio e protezioni adeguate e se il personale è sufficientemente informato per mettere in atto le misure in caso di necessità. Secondo Rixi, l’Europa e anche il nostro Paese stanno sottovalutando il problema del diffondersi di nuove epidemie e il costo che deriva dall’attrezzare globalmente le strutture sanitarie alla cura di malattie ormai debellate in Europa. Secondo Rixi sarebbe molto meno costoso e più efficace creare dei presidi sanitari in Africa dove queste patologie prendono avvio e si diffondono rapidamente.
Ezio Chiesa ha concentrato la sua attenzione soprattutto sul traffico portuale di passeggeri e merci. Chiesa ha aggiunto che la prima arma di prevenzione è l’identificazione di persone provenienti da zone a rischio e un forte controllo sanitario alle frontiere. «Ho l’impressione che mentre negli  aeroporti, soprattutto per i voli dall’Africa, i passeggeri sono sottoposti a verifiche, non altrettanto accada nei porti». Chiesa ha chiesto quali iniziative si sono messe in campo per assicurare la precoce identificazione di persone potenzialmente infette o che vengono da zone a rischio. Ha ricordato che  anche nel nostro Paese sono stati registrati i primi casi di sospetta infezione da Ebola, rilevando come la tempestività dell’intervento sia fondamentale per individuare i soggetti entrati a contatto con il malato e per tenerli sotto sorveglianza. Finora i ricercatori non si sono mai trovati di fronte a un virus capace di mutare con tanta rapidità e modificare, così drasticamente, il modo di trasmettersi. «In Liguria sono presenti numerosi porti dove attraccano navi da crociera e navi merci provenienti dall’Africa, dove potrebbe svilupparsi il periodo di incubazione poiché dal momento del contagio all'insorgenza dei primi sintomi si va da 2 a 21 giorni».
Per la giunta ha risposto l’assessore alla salute Claudio Montaldo: «La nostra Regione, fra le prime in Italia, ha adottato il 28 di agosto scorso un protocollo terapeutico e un piano di prevenzione uniformandosi alle indicazioni nazionali ed europee prevedendo misure dettagliate nel caso si presenti una persona con sintomi di Ebola. Sono stati identificati i reparti per il ricovero, i metodi di trasporto. Le  strutture individuate sono quelle di infettivologia e la Clinica infettivologica del San Martino. In caso il paziente risulti positivo al virus dell’Ebola si prevede il suo trasferimento all’Ospedale Spallanzani di Roma o al Luigi Sacco di Milano. E’ stato anche definito il piano di formazione del personale e i dispositivi di sicurezza degli operatori. In un paio di casi il dispositivo è scattato, ma non si trattava di Ebola. Questo però è servito per testare il dispositivo di emergenza e per apportare i necessari aggiustamenti. La collaborazione è piena con il Ministero della salute, con il personale delle frontiere, i vigili del fuoco e con le autorità penitenziarie. Queste ultime nel caso si verificassero casi nei centri di reclusione.
Bruzzone ha replicato che si sta affrontando con ritardo il fatto che alcune
Rixi ha chiesto una lettera al ministro degli Interni Alfano e al ministero della Sanità perché non mandi altri immigrati in Liguria: «E’ assurdo che, con finanziamenti ridotti, si sia costretti a adeguare i pronti soccorsi a pandemie che qui non ci sono mai state o sono debellate da decenni come la tubercolosi o la scabbia».
Chiesa ha detto di non aver ottenuto risposte puntuali e ha preannunciato una nuova interrogazione sul tema
 
Sospendere le tasse nazionali nel 2014 per gli alluvionati
E’ stato approvato all’unanimità un ordine del giorno, primo firmatario Matteo Rosso (FI), che impegna la giunta a “lavorare presso il Governo nazionale affinché per i liguri colpiti dall’alluvione, sia privati che aziende, vengano sospese per gli anni 2014 tutte le tasse nazionali, comprese quelle accessorie, quali ad esempio Canone Rai e accise varie”. Nel documento si ricorda che la Liguria nell’ultimo mese e mezzo è stata duramente colpita da eventi meteorologici pesantissimi che hanno provocato la perdita di vite umane e danni pesantissimi e che dunque va considerata un’emergenza nazionale e quindi richiede leggi straordinarie di intervento.
 
Più risarcimenti regionali per l’alluvione
E’ stato approvato all’unanimità un ordine del giorno, primo firmatario Marco Melgrati (FI), che impegna la giunta a “trovare risorse nel bilancio regionale, sia con fondi Fas Eu, sia con risorse proprie, per finanziare, così come è avvenuto per Genova, le imprese del ponente, del levante di Genova e del Tigullio che hanno subito devastazioni; a intervenire presso il Governo sollecitandolo affinché faccia la sua parte stanziando tutte le risorse a disposizione per far fronte a questo disastro”.Nel testo si ricorda che la giunta ha approvato una delibera il 24 ottobre scorso che prevede un bando a favore delle imprese danneggiate dagli eventi atmosferici di agosto e ottobre scorso ma che tale bando, secondo quanto dichiarato dall’assessore Guccinelli,  non potrà essere esteso  ai danni provocati alle imprese ponentine e dalla successiva alluvione di novembre in quanto i fondi sono esauriti

Mantenere a Genova il reparto cinofilo della Polizia di Stato
E’ stato approvato all’unanimità un ordine del giorno, primo firmatario Matteo Rosso (FI), che impegna la giunta ad “attivarsi presso il questore di Genova al quale è anche fondamentale chiedere le opportune garanzie relativamente alla permanenza a Genova del canile del reparto cinofilo della Polizia do Stato, strategico reparto per fare in modo che in tempi celeri si possa individuare un luogo in grado di ospitare i cani dell’unità cinofila genovese evitando che si corra il rischio di perdere questa fondamentale struttura”. Il canile, che si trovava a Bolzaneto, è stato distrutto da uno smottamento di terreno provocato dall’ultima alluvione e nel documento si ribadisce l’importanza di questo servizio nella lotta contro una lunga serie di reati.
 
Ortopedia, accertare le cause delle fughe di pazienti
E’ stato approvato all’unanimità un ordine del giorno, primo firmatario Gino Garibaldi (Ncd), che impegna la giunta a” promuovere un’indagine per accertare le cause dell’alta percentuale di fughe di pazienti; a verificare tutti i casi di disfunzioni nell’ambito di ortopedia e accertare il numero di cause civili e penali pendenti e in capo alle asl”. Nel documento si ricorda che fra il 2012 e il 2013 la media delle “fughe” di pazienti fuori dalla Liguria per prestazioni ortopediche si aggira fra il 27 e il 29% con punte più alte nella Asl4 (35-37%) e Asl 5 (41-43%)

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