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Turismo outdoor, Rixi: “A Monesi la montagna dei divieti”

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GENOVA – «Ci aspettiamo chiarimenti urgenti e puntuali da parte della giunta Burlando in merito alla situazione paradossale che sta interessando l’unica stazione sciistica presente oggi in provincia di Imperia a Monesi, sotto il Comune di Triora, in cui di recente è stata vietata qualsiasi attività sportiva di montagna tra i sentieri della vallata» dichiara Edoardo Rixi, consigliere regionale della Lega Nord, intervenuto questa mattina in aula.

Rixi poi entra nel merito: «È fatto esplicito divieto delle attività di fuoripista, di sci escursionismo, di sci alpinismo, di escursioni con racchette, ciaspolate, mountain bike, arrampicata su roccia fino alla raccolta di fiori e frutti, se non consumati sul luogo. Restrizioni assurde che pare recepiscano le prescrizioni della Regione contenute nei provvedimenti VIA della Regione Liguria n.ri °129/209 del 27/06/2007 e n°303 del 29/10/2013. In pratica risulterebbe che da una parte la Regione finanzia la realizzazione di impianti di risalita – con circa 2 milioni di euro – per promuovere e implementare l’offerta turistica legata ai flussi invernali di tipo sportivo e dall’altra non consente agli sportivi di praticare le proprie attività preferite. Per difendere il “gallo forcello” o il “gallo di montagna” la Regione impone delle restrizioni assurde ai turisti che vengono da tutto il mondo per praticare lo sport all’aria aperta nel pieno rispetto della natura e del territorio ligure. Ricordiamoci poi che dietro a questi atteggiamenti assolutamente vessatori da parte dei regolamenti regionali c’è un doppio danno alle imprese del nostro entroterra che subiscono la concorrenza dei competitors francesi, che si trovano a operare a due passi da loro in assenza di assurde normative di questo tipo.

Il nostro entroterra ha delle potenzialità enormi: potrebbe diventare il motore “verde” del turismo della nostra regione con grandi benefici sul territorio, nella cura del suolo e quindi anche nella prevenzione dei rischi di tipo idrogeologici che sappiamo bene in gran parte derivano dallo spopolamento dei nostri borghi montani.

È urgente e necessaria una profonda revisione della normativa regionale sui Sic, Siti di interesse comunitario, nati per tutelare delle specificità ambientali locali e oggi trasformatisi in un boomerang per chi vive all’interno delle aree comprese nei Siti. Come oggi sono strutturati in Liguria anzi ché difendere e promuovere l’ambiente lo si spopola e si penalizza chi lo vuole mantenere vivo. Oltre alle assurdità di Monesi, possiamo citare gli esempi delle aree del Finalese dove è messa in discussione l’arrampicata sportiva su roccia per tutelare la nidificazione di tre uccelli. Al contrario però la Regione non ha messo ancora precisi paletti alla pratica indiscriminata del motocross nei sentieri escursionistici di montagna.

Finchè la sinistra ideologica – capace solo di tagliare qualche nastro all’inaugurazione magari di un impianto sciistico – non si libererà degli assurdi vincoli di un ambientalismo fondamentalista, le nostre imprese che promuovono lo sport all’aria aperta e il nostro territorio che attira turisti da tutto il mondo saranno sempre un passo indietro rispetto a quelle dei Paesi confinanti, come la Francia che, al contrario della Regione Liguria, sanno cogliere le enormi potenzialità anche economiche del movimento sportivo legato alla montagna e in generale dell’outdoor».

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