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Uniti per il rilancio dell’industria

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Confindustria La Spezia per iniziativa Federmeccanica

LA SPEZIA – Tra il 2009 ed il 2012 le imprese del settore Industria sono diminuite, nella nostra Provincia, di 161 unità; il calo è dovuto interamente al settore manifatturiero che alla fine del 2013 contava 1.561 aziende, con una variazione negativa rispetto all’anno precedente di 81 unità (-4,9%).
Il valore della produzione delle imprese in esame è pari a circa 1.400 milioni di euro, mentre il valore aggiunto prodotto dalle stesse è pari a circa 370 milioni di euro, valori in calo rispetto al periodo precedente (2012).
Lo studio dei bilanci di esercizio e dei dati da essi ricavabili, ci permette di sviluppare ulteriori analisi e valutazioni.
Confrontando il ROE dei singoli settori, si osserva che tale indice risulta negativo per il complesso dell’Industria manifatturiera (-8,34%).

Se invece si vuole valutare la redditività del capitale complessivamente investito nell’impresa (ROI), notiamo che nella nostra Provincia anche tale indice, insieme al ROS (margine di reddito operativo realizzato sulle vendite) risulta negativo per il totale dell’Industria Manifatturiera.
Soffermandosi sugli addetti, oltre al dato relativo alla diminuzione del numero di aziende del Settore manifatturiero che si traduce inevitabilmente in risoluzione di rapporti di lavoro, per le sole Aziende Associate a Confindustria La Spezia il periodo di crisi viene ancor più evidenziato dal numero di ore di Cassa Integrazione che dal 2009 al 2014 per la Metalmeccanica raggiunge il milione di ore.

Le aziende locali che riescono a mantenere un equilibrio economico-finanziario soddisfacente sono quelle che operano con l’estero. Nelle importazioni il settore metalmeccanico rileva un calo pari a 222 milioni di euro, (–34,4%), mentre nelle esportazioni è quello che in valori assoluti riscontra la crescita maggiore (+213 milioni di euro, pari al +37,2%).
Nonostante il dato sull’export sia positivo, esso risulta influenzato negativamente dall’instabilità politica ed economica di alcuni Paesi esteri con i quali aziende locali del settore metalmeccanico avevano ed hanno tuttora rapporti/interessi (ad esempio Libia, Russia, Ucraina, India etc.). Tutto ciò, sebbene le conseguenze possano essere contenute per le aziende più strutturate, ha ovviamente come risultato la sofferenza del relativo indotto.

L’analisi della composizione in termini percentuali dell’export rileva che il settore metalmeccanico rappresenta la voce con maggiore peso nell’economia locale con un valore del 83,8%.
Confindustria La Spezia conta ad oggi circa 300 aziende associate, tra le maggiormente rilevanti del territorio, rappresentando un numero aggregato di dipendenti pari a circa 10.000 unità.
I settori legati alla difesa ed alla navalmeccanica rappresentano un peso notevole a livello locale.
Infatti, il forte radicamento alla Spezia della Marina Militare, che ha fatto della base navale il punto di riferimento assoluto dell’intero sistema nazionale della difesa, ha di fatto favorito il radicamento, negli anni, di un comparto industriale di primario livello, tuttora sinonimo di tecnologie avanzate e forti capacità innovative e di ricerca, alta specializzazione ed elevato know-how.

Il Distretto della Difesa è una realtà: il relativo valore della produzione è pari a circa 750 milioni di euro e rappresenta più di 5.000 addetti. Non si può negare infatti che la presenza in loco di alcune grandi imprese abbia da sempre caratterizzato e profondamente plasmato il territorio. Ciò deve far riflettere sull’importanza del ruolo di tali realtà quali promotrici di aggregazioni e sviluppo di imprese di minori dimensioni.

Hanno risentito particolarmente degli effetti della crisi economica in atto anche i settori della cantieristica e della navalmeccanica che hanno rilevato una drastica riduzione del numero delle commesse e dei relativi margini. Superfluo sottolineare come anche in tale settore, così come a livello nazionale, abbia inciso negativamente un costo del lavoro elevatissimo, problema di primaria importanza che nessun governo sembra riuscire realmente a risolvere e che ha comportato l’inevitabile conseguenza di favorire l’esternalizzazione della produzione verso i competitivi paesi emergenti. Tale trend ha di fatto ulteriormente peggiorato la situazione occupazionale anche locale con inevitabile perdita di know-how.

A questo quadro congiunturale sfavorevole si aggiunga la complessità ad operare da parte delle aziende e la difficoltà ad investire sul territorio per una serie di motivazioni.

Sono molte le carenze di “sistema” che emergono localmente:
• non esistono per le imprese certezze normative e procedurali negli strumenti urbanistici ed ambientali, appesantiti da iter burocratici vessatori e spesso incomprensibili;
• reti infrastrutturali e di trasporto insufficienti e con scarsa manutenzione e pochi investimenti di sviluppo;
• pressione fiscale locale pesante e talvolta con applicazione normativa difficilmente interpretabile.

Il tessuto industriale della zona guarda alla fase di programmazione pluriennale del territorio con estrema attenzione, dal momento che le scelte che la Pubblica Amministrazione va a compiere potranno incidere significativamente sul futuro di ogni singola azienda, sulle reali possibilità di sviluppo, non solo economico ma anche occupazionale.

Alla Pubblica Amministrazione si chiedono regole durature e non mutabili nel tempo, risposte rapide e certe, limitando al massimo iter burocratici e difficoltà operative, per consentire a chiunque pianifichi attività imprenditoriali a medio e lungo termine di lavorare nella certezza che il proprio progetto non incontrerà ostacoli imprevisti ed inaspettati.

Un esempio evidente di quanto un processo di semplificazione sia diventato ormai indispensabile è rappresentato dalla competenza relativa alle verifiche sul rispetto delle norme in materia di lavoro e sicurezza che attualmente risulta diffusa tra Ministero del Lavoro, Inps, Inail, Servizi di Prevenzione e Sicurezza Ambienti di Lavoro (SPSAL) delle ASL e le ARPA regionali, Guardia di Finanza, Carabinieri, Agenzia delle Entrate e Dogane. Si tratta di una situazione unica nel panorama europeo, che determina sovrapposizione di competenze e duplicazione di controlli, con un’evidente inefficienza di cui pagano le conseguenze imprese, lavoratori e apparato pubblico di controllo. Per queste ragioni si segue con attenzione il progetto di creazione di un’Agenzia Ispettiva Unica che potrà garantire l’evidente vantaggio per le aziende di avere un unico interlocutore.

Occorre anche risolvere l’attuale incertezza generata dalla presenza di parti del territorio provinciale all’interno del Piano di Bacino del Magra, Piano fino ad oggi molto discusso, ingiustificatamente penalizzante le attività ubicate in quelle aree, che rischia di tradursi in un vincolo gravoso per il futuro sviluppo, mettendo in dubbio la garanzia di molti posti di lavoro.
Auspichiamo che i vincoli idrogeologici, che per almeno un decennio hanno praticamente impedito lo sviluppo e l’ampliamento delle molte aziende esistenti e la nascita di nuove, possano cadere una volta portata a termine la lunga opera di regimazione del fiume Magra e dei relativi canali/affluenti attraverso la corretta opera di salvaguardia idraulica.
Infine, ancora oggi esistono Aree Industriali con grandi difficoltà nel supportare tutto il traffico veicolare, sia industriale sia civile, poiché non ne hanno le idonee caratteristiche. E’ assolutamente necessario ed urgente che Regione, Provincia e Comuni mettano concretamente mano al problema infrastrutturale e di viabilità delle Aree Industriali al fine di offrire alle aziende una migliore e più rapida possibilità di collegamento con le zone adiacenti.

Scarica UNITI PER IL RILANCIO DELL’INDUSTRIA 132° analisi Congiunturale di Federmeccanica

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