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Abusivismo, sono gli artigiani liguri i più minacciati d’Italia

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Quasi il 74% di imprese artigiane in Liguria è a rischio concorrenza sleale.
Grasso (Confartigianato): «Una piaga, causata anche dagli eccessi di fisco e burocrazia, che aggrava la già difficile situazione di chi svolge con onestà il proprio mestiere»

GENOVA – Edili, installatori, autisti, ma anche parrucchieri, estetiste, ristoratori e gelatai. Queste le principali professioni artigiane che compongono le 33.797 realtà liguri maggiormente esposte alla concorrenza sleale del lavoro sommerso: sono il 73,9% dell’artigianato totale (circa 45.700 realtà in Liguria). Secondo l’analisi dell’Ufficio studi di Confartigianato su dati Istat e Unioncamere, si tratta della maggiore incidenza d’Italia: 66,5% il valore nazionale, 68,4% quello relativo al Nord-Ovest.

Si stima che in Liguria siano circa 84.500 i lavoratori irregolari (il 2,7% del totale in Italia), per un tasso di irregolarità del 12,8% (il decimo nel Paese). I valori più alti in Calabria (35,3%), Molise (27,6%) e Sardegna (26,2%), mentre l’artigianato meno “minacciato” è quello valdostano (5,9% di irregolari), trentino (6,5%) e lombardo (6,8%).
È Genova la provincia che conta il maggior numero di abusivi (45.300), mentre si stimano circa 17.600 casi di irregolarità a Savona, 13.500 a Imperia e 8 mila alla Spezia. «Una piaga che colpisce soprattutto il mondo della micro e piccola impresa – afferma Giancarlo Grasso, presidente di Confartigianato Liguria – in cui è sempre più difficile fare i conti con eccessiva fiscalità, burocrazia complessa e poca apertura da parte delle istituzioni: situazioni che portano in molti casi ad “aggirare” gli ostacoli a discapito dei lavoratori regolari. E, proprio a causa di chi non rispetta le regole, gli stessi artigiani onesti non riescono a contrastare la concorrenza sleale e di conseguenza a pagare i propri dipendenti o effettuare nuovi investimenti e sono in molti casi costretti a chiudere».

Con un tasso di irregolarità del 24,5%, il comparto più minacciato dalla concorrenza sleale è quello dei servizi alla persona: in Liguria si contano ben 5.473 imprese del settore, con parrucchieri ed estetiste in pole (3.570). Un comparto che vede la maggiore concentrazione di imprese a Genova (quasi 2.600, con ben 1.650 artigiani specializzati nella cura della persona), seguita da Savona (1.169), Imperia (921) e La Spezia (787). Alloggio e ristorazione devono fare i conti con un tasso di abusivismo del 22,1%: 1.600 artigiani in Liguria, di cui oltre 800 solo nella provincia di Genova e quasi 400 a Savona (234 spezzini e 177 imperiesi). Indice leggermente più basso nel settore dei trasporti e attività di magazzinaggio (19,5%): il settore conta poco più di 3 mila imprese nella regione, principalmente di trasporto su strada (1.600) e taxi e noleggio auto (quasi 1.300). Anche in questo caso, la maggior parte (oltre 2 mila realtà) sono nel capoluogo, circa 400 quelle savonesi, mentre a Imperia e La Spezia lavorano circa 300 realtà. Tra installatori ed edili in Liguria si contano oltre 22 mila realtà delle costruzioni particolarmente esposte al fenomeno dell’irregolarità, che, questa volta, tocca un tasso del 14,2%. Concentrate soprattutto nel capoluogo (11 mila imprese nella provincia), le micro e piccole imprese del comparto sono oltre 4.800 a Savona, 3.800 a Imperia e 2.400 nello spezzino. 

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