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Imprenditori, sindacati, precari uniti nella critica al jobs act

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LA SPEZIA – Il jobs act del Governo Renzi è stato analizzato e discusso nel corso di un’iniziativa dell’Associazione Culturale Mediterraneo. Il Presidente dell’Associazione Giorgio Pagano ha introdotto l’incontro sintetizzando i punti principali del provvedimento, nonché gli argomenti dei favorevoli e dei contrari.

Nel dibattito è mancata la voce del Presidente della Commissione Lavoro della Camera Cesare Damiano, impossibilitato a partecipare per la votazione di fiducia sulla legge di stabilità. L’altra relatrice, Alessandra Quarta, vicepresidente di Officine Corsare e, così si è definita, “lavoratrice precaria della conoscenza”, è stata molto critica: “non è vero – ha affermato – che colpendo i garantiti si dà un vantaggio ai non garantiti, è una contrapposizione sbagliata”. Quarta ha criticato la riforma dell’articolo 18: “nessuno licenzierà con argomenti discriminatori o disciplinari se potrà, per motivi economici, licenziare lo stesso: chi vorrà licenziare non avrà più bisogno della via più difficile”. E sul lavoro precario ha detto: “si dice che si vuole disboscare la giungla dei contratti, ma non è vero”. Inoltre “non ci si preoccupa minimamente di lavoratori autonomi e partite Iva, tant’è che a loro non si applica la riforma degli ammortizzatori sociali”.

In platea molti dirigenti sindacali: sono intervenuti Lorenzo Cimino, segretario della Cgil, Nadia Maggiani, segretaria della Uil, Matteo Bellegoni, segretario della Fiom, Antonio Varini, della segreteria della Uilm. Presenti anche giovani precari e rappresentanti dell’imprenditoria, tra cui Umberto Costamagna, presidente di Call&Call, e Paolo Garbini, presidente della Lega delle Cooperative.

Significativo l’intervento di Costamagna: “Gli investimenti per creare lavoro non si fanno non perché c’è l’articolo 18, ma perché nel Paese vige l’indeterminatezza, non c’è la domanda, non ci sono politiche industriali”.

Le misure del jobs act, hanno aggiunto i dirigenti sindacali, non solo non creeranno lavoro, ma “avranno effetti disastrosi sulla coesione sociale”.

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