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Ferrovia Genova-Casella, Rixi: “4 milioni per un nuovo treno che non si sa quando partirà”

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GENOVA – «Vista la situazione in cui oggi versa Amt, dal 2010 gestore della linea ferroviaria Genova-Casella, non vorremmo che questo importante collegamento tra il centro di Genova e la Valle Scrivia rimanesse ancora a lungo sul “binario morto”. Sappiamo bene i buchi di bilancio e la situazione dei lavoratori di Amt: trovo scandaloso che la Regione non chieda la rimozione dei vertici aziendali incapaci a sanare una situazione al collasso che rischia concretamente anche di travolgere, ormai è evidente, anche lo storico collegamento ferroviario con Casella». Così Edoardo Rixi, consigliere regionale della Lega Nord Liguria, che questa mattina ha presentato un’interrogazione urgente all’assessore ai Trasporti Vesco sul destino della Ferrovia Genova-Casella.

«È assurdo che la Regione, secondo quanto ci ha riferisto Vesco, abbia investito ben 4 milioni di euro nell’acquisto di un nuovo treno ma che la ferrovia sia chiusa da mesi, praticamente da due anni – commenta Rixi – Un’autentica presa in giro per le centinaia di pendolari che si ritrovano senza un collegamento vitale come quello rappresentato dalla ferrovia Casella-Manin chiusa, non si sa ancora per quanto, per manutenzione straordinaria. Trovo scandaloso che ancora non ci sia una data di fine lavori e quindi di ripresa del servizio. Intanto suona quasi come una beffa, che si aggiunge a un palese danno, quanto appare sul sito della ferrovia Genova-Casella, presentata addirittura come l’Orient Express delle Tre Valli. In effetti, fino a quando è stata attiva, la ferrovia era un autentico fiore all’occhiello per il trasporto extraurbano della provincia genovese visto che dava la possibilità a un enorme bacino d’utenza di muoversi, lasciando a casa le auto private, su un mezzo di trasporto in sede fissa, utilissimo per gli studenti valligiani che ogni giorno vengono nel capoluogo per andare a scuola e per i pendolari, collegati direttamente al centro nevralgico di Genova. Addirittura il Comune di Genova aveva inserito nel Pum 2010-2014, il piano urbano di mobilità elaborato dalla giunta Vincenzi e in gran parte rimasto lettera morta, un implementazione del collegamento con la realizzazione di una funicolare in sotterraneo che avrebbe collegato la stazione di Manin con quella di Brignole, con un bacino d’utenza teorico di 25mila persone su un percorso di 750 metri. A 7 anni dall’elaborazione di questo avveniristico progetto, gli abitanti della Valle Scrivia non solo si trovano senza la promessa funicolare, ma anche e soprattutto senza quel trenino un po’ retro ma molto utile che dal 1929 anni assolveva al proprio compito.
Per la cronaca, la Genova-Casella è uno dei rari esempi di ferrovia a scartamento ridotto in Italia sopravvissuta al boom della motorizzazione privata, che dagli anni Sessanta in poi determinò la chiusura di molti altri impianti similari. Un pezzo di storia, insomma, che potrebbe anche rappresentare una valida attrattiva turistica per la nostra città. Non solo: questa ferrovia costituisce un’importante via di collegamento per tutti coloro che abitano nelle valli dei torrenti Bisagno, Polcevera e Scrivia che se ne servono ogni giorno per motivi di lavoro e di studio. Negli ultimi anni, la Genova-Casella è passata da una proprietà pubblica all’altra. Nel 2002 dallo Stato alla Regione Liguria che poi l’ha data in gestione alla Ferrovia Genova Casella srl, società partecipata al 100% dalla proprio dall’ente di via Fieschi.
Dal 16 aprile 2010 la gestione della Ferrovia è passata ad AMT Genova SpA, dopo la gara ad evidenza pubblica bandita dalla Regione Liguria per l’affidamento del servizio. Da questo momento, sono state sempre più frequenti le segnalazioni di lamentele e inefficienze della tratta, in particolare poi da settembre, quando la linea è stata chiusa per manutenzione straordinaria. Vista la precaria situazione in cui è noto si trovi Amt, non vorremmo che anche la Genova-Casella subisse tragiche conseguenze dopo quasi un secolo di onorato servizio e non venisse trascinata nel fallimento generale del trasporto pubblico locale».

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