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3 Dicembre, giornata ONU per i diritti delle persone Disabili

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Mauro Bornia presidente Consulta Disabili La Spezia

LA SPEZIA – Oggi è la giornata mondiale dedicata alla Disabilità proclamata dall’ONU, ci saranno eventi, meeting e convegni un pò dappertutto, qualcosa anche nella nostra provincia, ( in realtà ci doveva essere anche un consiglio comunale alla Spezia dedicato, ma probabilmente il Presidente e i consiglieri avevano altro da fare…) io però voglio ugualmente dare „delle dritte“ ai componenti di tale istituzione, allargandolo a manager, direttori dell’ASL e Distretti socio sanitari, sperando di essergli utile.

Perchè non ho mai pensato che sia un’impresa facile parlare di disabilità, nemmeno per uno che vive in  tale condizione, certe definizioni spesso sono troppe o troppo poche, la disabilità non è una, ma sono tante condizioni completamente diverse, con problematiche e soluzioni diverse. E allora vorrei  farli diventare ancora più bravi, perché nel mondo della disabilità ci sono dei termini specifici che suonano davvero bene e garantiscono l’effetto di un eloquio incantatore. Cominciamo: Se vi capita di dover presentare una relazione pubblica non mancate di utilizzarle almeno una volta, farete un figurone colpendo e ammansendo l’uditorio più ostile, Le buone prassi. Quando intervenire per cambiare davvero in meglio l’esistenza di chi sta peggio è troppo costoso e prevarica le risorse disponibili, ma al contempo ci si vuole garantire un’immagine positiva, si promuove generalmente un’indagine sui bisogni. Quando anche questo costa troppo, si elaborano delle“ buone prassi“,  cioè la lista della spesa di come bisognerebbe agire, o di cosa ha combinato di buono qualcun altro, per garantire un buon servizio. Il progetto poi finisce e le „buone prassi“ rimangono lettera morta, quindi adottate pure  il termine senza timore di effetti collaterali inattesi, non ce ne sono mai!

Diversamente abile, usatelo, usatelo, usatelo. E’ così rassicurante, moderno, positivo, non discriminante. Talmente forte da evidenziare gli aspetti positivi della disabilità..(?)
È l’invenzione lessicale che più di tutte fa dimenticare  bisogni, disagi e necessità.
Politicamente corretto ed economicamente conveniente.

Collocamento mirato, un vero gioiello terminologico. Lo hanno inventato al momento della travagliata riforma del collocamento obbligatorio, (legge 68 )quella che doveva garantire un posto di lavoro alle categorie più deboli. Collocamento mirato significa che ogni persona disabile deve essere collocata al posto che è più consono alle roprie difficoltà, alle risorse psico fisiche rimaste e alla  professionalità. Questa sana logica si è trasformata in una garanzia per le aziende ( e ancora più grave per i vari enti pubblici ) più che per gli inoccupati, ma questo è un’altro discorso, o mirato o niente. Il termine usatelo comunque, la prima parte, (collocamento) vi garantirà le simpatie dei disabili, la seconda, (mirato) rassicurerà chi ha azzerato il fondo Nazionale per il sostegno alla legge 68 )

Per tutti, qualsiasi sia l’argomento della vostra relazione, ficcatecelo dentro. Trasporti „per tutti“, „Opportunità per tutti“, „Sport per tutti“ è una sottolineatura della carica positiva di un progetto o di una mera intenzione. Fa effetto nella sua egemonizzazione delle esigenze e dei bisogni,( Tutti: anziani, diseredati, immigrati.) Tutti quanti, in modo che poi sarà difficile contestare le soluzioni per i disabili, quindi una parte di quei tutti. Funziona sempre!
Mainstreaming, termine Inglese di sicuro impatto. Sarebbe a dire i bisogni di una certa categoria disagiata e il modo di soddisfarla non attraverso misure particolari.

Secondo questa logica, ad esempio, l’accessibilità dei trasporti dovrebbe essere risolta non con soluzioni speciali, quanto piuttosto garantendo una fruibilità di tutto il sistema dei trasporti. Un principio encomiabile, se non foss’altro che scarica la responsabilità agli altri enti interessati. Comunque è un principio che crea una forte aspettativa verso un futuro di integrazione generale, da usare senza moderazione e non preoccupatevi della pronuncia, ( quasi tutti a scuola abbiamo fatto Francese..) basta l’impegno!

Vita indipendente, E’ quella filosofia che nasce dall’“assurda pretesa“ dei disabili di gestire autonomamente la propria vita, essere in grado di autodeterminarsi scegliendo e gestendo la propria assistenza personale. Anche se siete convinti che ciò non sia possibile e che tutto ciò si esaurisca elargendo qualche minimo contributo per la badante ( pochi soldi, si abbassa la professionalità ) lasciate cadere il termine nei vostri discorsi, dimostrerete di essere al corrente e sensibili alla frontiera più avanzata delle politiche sociali. Da applausi!

ICF, la classificazione internazionale del funzionamento. E’ la più recente e corposa definizione dell’organismo mondiale della sanità, che dovrebbe aiutare a delineare le caratteristiche e le potenzialità delle persone con disabilità. Non c’é convegno, seminario o incontro pubblico che non la citi, quindi adeguatevi. Non importa se in pochissimi hanno approfondito l’argomento e se il settore sia sorvolato dagli avvoltoi della formazione. Citare l’ICF significa essere aggiornati, sapere che esiste un modo diverso di valutare la disabilità e i suoi bisogni, anche se nessuno è ancora preparato per farlo attraverso quel modello. Sicuramente la maggioranza del pubblico ingnorerà che cosa significa e si guarderà bene dal chiederlo, così eviterete che qualcuno vi faccia notare che l’ICF è anche un modo per valutare la qualità dei servizi e delle politiche sociali.
L’ultima avvertenza, lasciate scivolare nella vostra orazione qualche elemento strettamente personale che vi ha avvicinato umanamente alla disabilità: (un parente, un amico, un collega) magari con voce rotta e aria mesta, Il gioco è fatto e l’applauso garantito.
 
Sarete popolari e con buone possibilità di essere eletti, rieletti o cooptati.

Ah, ovviamente poi, ricordatevi di dimenticare tutto quello che avete detto“, perchè  se temete la solitudine non cercate di essere giusti…!

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