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La Cittadella allegra

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Un ambiente sereno, privo di pressioni e ideale per coltivare giovani talenti. Una realtà, quella di Cittadella, sinonimo di passione e fedeltà.

Nata nel 1973 dalla fusione di Cittadellese e Olimpia, il Cittadella, o "Citta" per utilizzare il gergo dei tifosi granata, rappresenta ad oggi una sorta di piccolo – grande miracolo del mondo calcistico.

Poco più di 20.000 anime, un passato nei campionati minori ed un presente che, nonostante l'ultimo posto in classifica, continua comunque a regalare emozioni al popolo veneto.

E come in tutte le belle fiabe, anche il Cittadella può annoverare tra i protagonisti un timoniere che da undici anni, come nei più romantici dei matrimoni, è fedele alla propria sposa, nel bene e nel male. Il suo nome? Claudio Foscarini.
In sella dal 2003, l'allenatore di Montebelluna, classe 1958, è stato il vero fautore delle fortune granata. A cominciare dalla promozione nella cadetteria ottenuta nella stagione 2007- 2008, sino alla , nel 2010, della storica sesta piazza, culminata poi con l'eliminazione nella semifinale persa contro il Brescia. Da allora, sono arrivati un quattordicesimo, un sedicesimo, un quindicesimo e un diciassettesimo posto: risultati ben lontani dalla magica stagione 2009-2010, ma comunque accolti con grande entusiasmo.

L'attualità però non può di certo sorridere, con il Cittadella che a 14 punti, a pari merito di Latina e Crotone, occupa l'ultimo posto in classifica. Troppo poche difatti le vittorie, due, a fronte di sei sconfitte e ben otto pareggi.

Una squadra dalla natura offensiva, schierata in campo da Foscarini con un 4-3-3 di zemaniana memoria, in grado di mettere a segno 22 reti, ma di subirne anche 27.

In avanti il trio d'attacco, formato da Sgrigna, Coralli e Gerardi rappresenta il vero punto di forza dei veneti; lo stesso non si può però dire per gli altri reparti, soprattutto della difesa, tra le più perforate del campionato.

Davanti alla porta difesa dall'ex Spezia Valentini e dallo stoico quarantacinquenne Pierobon, troviamo il figlio d'arte Andrea Signorini, capitan Pellizzer e i giovani terzini Barreca e Pecorini, rispettivamente classe 1995 e 1993.
Sulla mediana, invece, spazio a Busellato e Rigoni, con Palma, Benedetti e Schenetti pronti a giocarsi un posto da titolare.

Nel complesso, una realtà che annovera tra le proprie fila molti giovani e che ricorda molto la piazza di Chievo Verona.

Progettualità, spensieratezza e serenità sono infatti i segreti di una squadra che, nonostante le fisiologiche difficoltà incontrate nel proprio giovane cammino, ha saputo nel tempo regalare emozioni a tutti gli appassionati di calcio.

Senza dimenticare, infine, il fattore chiave rappresentato da una Società che non ha mai messo in discussione il proprio allenatore, permettendogli invece di lavorare e crescere in condizioni ideali giovani promesse del calibro di Manolo Gabbiadini.

Una virtù all'apparenza semplice, ma tutt'altro che scontata in questi tempi frenetici e schizofrenici.

Andrea Licari

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