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L’export ligure verso la Russia non conosce crisi

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La Liguria cresce di oltre 11 punti, in controtendenza col dato nazionale

LA SPEZIA – Cresce a buon ritmo l’export del made in Liguria verso la Russia. Nonostante un calo generale italiano dello 0,6% dovuto principalmente all’evoluzione della crisi con l’Ucraina che ha inasprito le sanzioni della Commissione europea e il divieto d’importazione della Federazione russa, in Liguria il business del manifatturiero verso Mosca non solo tiene, ma segna addirittura un +11,5% tra terzo trimestre 2013 e secondo trimestre 2014. Secondo l’ufficio studi di Confartigianato su dati Istat, il valore delle esportazioni liguri, lo 0,3% del valore aggiunto regionale, ha toccato i 129 milioni di euro tra 2013 e 2014, contro i 116 dell’anno precedente. Una crescita che porta la nostra regione a pesare per l’1,3% sull’export totale italiano verso il Cremlino.

Ai primi posti per volume d’affari troviamo la Lombardia (3 miliardi di export, +2,7% nell’ultimo anno), Emilia-Romagna (1,9 miliardi, -1,2%) e Veneto (1,8 miliardi, +4,6%). Fanalini di coda Valle d’Aosta, Basilicata e Molise. Da segnalare i pesanti cali di Marche (-9,2%) e Piemonte (-5,9%), le cui esportazioni valgono, rispettivamente, 675 e 754 milioni di euro.

Nel 2014 le sanzioni internazionali e la conseguente risposta russa si tradurranno in mancate esportazioni italiane per circa 100 milioni di euro, che rischiano di salire, nel 2015, a 250 milioni. «Fortunatamente la Liguria – spiega Giancarlo Grasso, presidente di Confartigianato Liguria – grazie alla specificità di alcuni suoi prodotti e alla capacità dei nostri imprenditori, è in controtendenza con l’andamento nazionale, sul quale pesano la crisi in Ucraina e una fase di bassa crescita dell’economia di Mosca, che si stanno riverberando sulle vendite dei prodotti italiani, in particolari quelli agricoli e alimentari». Quello russo è uno dei mercati più dinamici negli ultimi anni, rappresentando ben il 2,6% delle esportazioni del Paese. Lo stesso interscambio Italia-Ucraina è a rischio: gli ultimi dati parlano di esportazioni in calo di quasi il 19%. Il divieto d’importazione posto dal Cremlino riguarda proprio prodotti agricoli e alimentari provenienti da Ue, ma anche da Usa, Canada Australia e Norvegia. In agosto le esportazioni dell’agricoltura italiana sono diminuite del  63%, alimentari, bevande e tabacco del 12%.

I primi 50 prodotti esportati in Russia dall’Italia rappresentano quasi i tre quarti (73,9%) del nostro export totale verso la Federazione. Il prodotto più importante è l’abbigliamento confezionato in serie o di sartoria con 587 milioni di euro di esportazioni, pari al 5,5% del totale, ma in calo del 9,2% su base annua. Per altri undici prodotti si superano i 200 milioni di euro di export: in particolare, il business delle calzature raggiunge i 574 milioni (in calo dell’8,9%), quello delle attrezzature di uso non domestico per la refrigerazione e la ventilazione e i condizionatori domestici sfiorano i 320 milioni (+35,9%). Bene anche l’abbigliamento sportivo (un giro d’affari da 250 milioni di euro), che cresce del 30,5% così come medicinali e preparati farmaceutici (salgono di quasi il 20% e movimentano un business da 231 milioni). In calo gli autoveicoli (-37,4%) e il settore delle macchine per impieghi speciali (-6,3%).

Per quanto riguarda la Liguria, il savonese è il territorio che, nell’ultimo anno, ha inciso maggiormente sulla crescita della regione: la variazione è stata del 17,7%, passando dai 16 ai 19 milioni di euro. Bene anche Genova, in linea con la crescita regionale, che passa dagli 88 ai 97 milioni di euro di merce esportata (+11,1%). Lo spezzino cresce del 10,8%, con esportazioni passate dai 7 milioni nel 2013 agli 8 del 2014. Leggero aumento dell’export verso Mosca anche per Imperia, che registra un timido +0,9% con un volume d’affari che resta intorno ai 6 milioni di euro.

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