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Piccoli produttori vitivinicoli, le proposte di Coldiretti La Spezia per la semplificazione delle norme

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LA SPEZIA – «La complessità della legislazione vitivinicola porta via in media 100 giorni di tempo all'anno a ogni produttore, per questo abbiamo deciso di avanzare alcune proposte per la semplificazione normativa relativamente ai piccoli produttori, quelli che restano sotto i mille ettolitri all'anno». Lo dichiara Alessandro Neri, vice presidente Coldiretti La Spezia, illustrando le proposte dell'associazione. 

Al primo punto c'è l'abolizione della comunicazione di giacenza, il cui responso può essere tranquillamente definito dagli enti controllori confrontando la comunicazione di produzione con tutte le fatture di uscita delle aziende.

Altra richiesta è, per i piccoli produttori che non acquistano uve e hanno una contabilità informatizzata, l'abolizione o la riduzione del registro di commercializzazione. «Visto che un regolamento CEE prescrive l'obbligo di avere un registro di commercializzazione, ma non dice con che frequenza dobbiamo fare le scritture, potremmo fare una scrittura all'anno», osserva Neri.

Terzo punto: per tutti i prodotti certificati (DOCG,DOC e IGT), Coldiretti La Spezia chiede l'abolizione del registro di imbottigliamento, in quanto l'ente di controllo è già   in possesso di tutte le comunicazioni di avvenuto imbottigliamento. Insomma, evitare un doppione.

Per quanto concerne il registro di vinificazione, l'associazione chiede di estendere i tempi di scrittura a fine mese, in quanto durante il periodo vendemmiale il tempo a disposizione per le compilazioni è scarso.

Quinta richiesta è l'abolizione della comunicazione di smaltimento in campo dei sottoprodotti di vinificazione, ovvero fecce e vinacce. «Una comunicazione che intende combattere la produzione di "vinella" da questi scarti, ma è una norma anacronistica», precisa Neri. E anacronistico è anche il periodo vendemmiale, di cui analogamente Coldiretti chiede l'abolizione. 
La sesta richiesta punta alla semplificazione dei controlli, che per il settore vitivinicolo vedono impegnati oltre 20 enti. Coldiretti chiede di inserire all'interno del registro dei controlli anche quelli eseguiti dagli enti che rilasciano la certificazione Doc e Igt.
Un'ulteriore questione riguarda le sanzioni. «Occorre modificare sanzioni massime e minime regolandole in percentuale rispetto al fatturato dell'anno precedente dell'azienda; – spiega Neri – 6mila euro per un'azienda che ne fattura 30mila sono tantissimi, mentre, a fronte di una sanzione di 6mila euro, per un'azienda che fattura 30 milioni può valer la pena di fare una frode».

Richieste anche relativamente al commercio con l'estero. «I piccoli produttori agricoli sono obbligati, nel caso di esportazioni nell'Unione Europea a fare un documento speciale MVV che deve essere vidimato e consegnato al Comune entro le 24 ore dalla partenza della merce – così Neri – e il Comune invierà il documento all'ICRF entro la fine del mese. Se ICRF o Comune mandassero il documento all'ufficio delle dogane, noi non dovremo più fare il modello INTRA. Se tutto ciò non è possibile, chiediamo almeno di dare la possibilità ai piccoli produttori agricoli di fare una sola dichiarazione INTRA all'anno».

E ancora, Coldiretti La Spezia chiede un alleggerimento delle norme igieniche della cantina. Non certo per dare meno garanzie al consumatore, ma per il semplice presupposto che produrre vino non significa produrre formaggio, per esempio: il contenitore non è la cantina in sé, ma la botte di acciaio.

L'associazione chiede anche un intervento su conservazione e moltiplicazione delle varietà rare per evitare omologazione ed estinzione dei vitigni autoctoni che abbiamo in Italia (25 quelli riconosciuti in Liguria). Consentire ai piccoli produttori di aumentare i vitigni con quelli auctoctoni, invece di perseguirli, altro non farebbe che il bene della produzione di qualità italiana.

Coldiretti invoca inoltre l'abolizione dell'obbligo di aggiungere a vinacce e fecce delle sostanze chimiche atte a non consentire il consumo umano, e quindi la produzione di "vinella". «Perché dobbiamo neutralizzare i sottoprodotti di vinificazione con delle schifezze chimiche che poi mettiamo nei campi? – spiega Neri – Possiamo benissimo mescolarle con il letame, per esempio».

Infine, c'è la questione voucher, metodo di pagamento agile e comodo, l'ideale per reclutare personale nel periodo di vendemmia. Tuttavia, i vitivinicoltori possono emettere voucher soltanto per studenti al di sotto dei 25 anni e per pensionati. Una peculiarità problematica, non scontata dagli altri settori. «Chiediamo di uniformare la categoria alle altre, come turismo e commercio», sottolinea Neri.

Alle richieste, si aggiunge una considerazione finale. «Mettere tutto in mano all'informatizzazione del SIAN potrebbe essere molto pericoloso – spiega Neri – perché in Italia abbiamo un tessuto produttivo fatto da una miriade di micro aziende. Se inseriamo tutti i registri o parte delle dichiarazioni o delle comunicazioni esclusivamente attraverso il portale SIAN, avremo la perdita di tante micro aziende che di fatto mantengono il nostro delicato territorio e che possono avere difficoltà a usare la rete. Sarebbe meglio dare ai piccoli produttori la facoltà di scegliere se tenere il supporto cartaceo o se optare per l'informatizzazione. Altrimenti c'è il rischio che vada a finire come con l'olio o con l'anagrafe bovina: a causa dell'informatizzazione, c'è chi ha preferito non tenere più gli olivi o gli animali».

Un'azione politica, quindi, a tutela dei più piccoli, –  Coldiretti La Spezia propone di allargare l’attribuzione di "Piccolo produttore" a chi produce fino a 1500 o 2000 ettolitri di vino all'anno – per riconoscerne il ruolo, e per non soffocarli con norme e adempimenti che le grandi aziende agricole possono onorare senza problemi, anche con personale dedicato, ma nei quali le piccole realtà spesso incontrano ingiusti e invalidanti ostacoli.

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