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Lunigiana: turismo rurale, agricoltura e prodotti tipici gli assi nella manica

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I dati del “Dossier” dell’Istituto di Studi e Ricerche della Camera di Commercio di Massa Carrara

LUNIGIANA – Turismo rurale, agricoltura e prodotti tipici gli assi nella manica della Lunigiana. Non ha certo schivato le pesanti frustate della crisi, eppure la Lunigiana non ha ancora giocato completamente tutte le sue carte. In parte inespressa, ancora “acerba” e piena di contraddizioni, l’economia lunigianese ha opportunità di sviluppo produttivo come pochi altri territori in Italia: la valorizzazione dell’ambiente e degli spazi rurali, il patrimonio di produzioni tipiche e locali, un territorio poco antropizzato e con bassa pressione edilizia, un paesaggio collinare e montano che presenta un elevato indice di eterogeneità ambientale, culturale e paesaggistica. Elementi che, se messi a sistema, sono in grado di generare ricchezza, occupazioni, prospettive. E’ un dossier che ci parla di ieri per indicarci quale è la strada da prendere quello elaborato dall’Istituto di Studi e Ricerche della Camera di Commercio di Massa Carrara presentato al Castello di Terrarossa, a Licciana Nardi (Ms), in occasione della giornata che ha segnato la riapertura degli uffici in Lunigiana. Alla presentazione hanno partecipato il Presidente dell’Ente Camerale, Dino Sodini, sindaci, amministratori, rappresentanti delle associazioni di categoria ed imprenditori. “La Lunigiana è stata considerata, erroneamente, un territorio economicamente marginale. L’efficacia dei numeri – spiega Vincenzo Tongiani, Presidente Isr – dimostra invece che è l’area, della nostra provincia, con le potenzialità di sviluppo più elevate. Lo sfruttamento delle sue peculiarità ambientali, storico e culturali, la presenza marcata dell’agricoltura, l’incentivazione dell’impiego delle energie rinnovabili ancora molto limitate, così come tutte le forme di turismo collegate agli spazi aperti e all’enogastronomia, rappresentano l’architrave su cui istituzioni e imprese possono e devono investire per dare una risposta in termini economici ed occupazionali alla comunità”.
 
Turismo. Agricoltura e turismo, ambiente e cultura, gastronomia ed accoglienza: è questa la strada giusta. Il 60% delle strutture extralberghiere, 173 su 286, si trova in Lunigiana. 22 i B&B, 83 gli agriturismi. E’ proprio grazie al crescente peso delle strutture extralberghiere che la domanda turistica “tira”, ma anche in funzione del rafforzamento della domanda da parte degli stranieri (+48,5%) con i tedeschi che preferiscono gli ostelli, i belgi gli agriturismi che hanno conosciuto una fase di forte espansione negli ultimi anni e gli alberghi di alta qualità (3 e 4 stelle), gli olandesi i campeggi e degli inglesi nelle case vacanza. L’ultimo dato disponibile sui flussi in Lunigiana risale al 2012, ed è positivo: + 14,5% presenze (4,60% italiani, 34,10% stranieri), + 16% arrivi. Più strutture significa anche più posti letto e la Lunigiana ne ha saputi creare 5.098 in più (+15%), 2.203 tra agriturismi, affittacamere etc a fronte di una diminuzione di 93 posti letto nelle strutture alberghiere. Grave invece la flessione del turismo escursionistico. Nel complesso l’incidenza del turismo sull’economia provinciale è quasi il doppio (11,9%) rispetto a quella della costa (6,76%) e fornisce una risposta di occupazione di quasi 2.000 unità. In flessione (-3,2%) la spesa turistica che si ferma a 194milioni, il 70% rappresentata dalla spesa effettuata dai turisti nelle case per vacanza, rispettivamente 4,4% e 3,1%, è invece la spesa rappresentata dalle presenze ufficiali alberghiere (9 milioni di euro) e extralberghiere (6 milioni di euro).
 
L’agricoltura. Ancorare lo sviluppo dell’agricoltura al turismo culturale-verde, alle produzioni tipiche e locali. E’ in questa direzione che le 2.766 imprese lunigianesi hanno preso nonostante le difficoltà e la fragilità del territorio che ne ha compromesso i risultati soprattutto negli ultimi anni in seguito anche agli eventi alluvionali. Piccole, se non piccolissime, con una dotazione di superficie agricola inferiore all’ettaro per il 41% delle imprese, la fortissima riduzione del numero di imprese (-59% nella sola Lunigiana, – 60% a livello provinciale) è la linea di tendenza che accomuna l’ultimo decennio – anche se con toni minori – sia il quadro regionale che nazionale. E’ Fivizzano con il 18,9%, 623 imprese, il comune con la più alta densità imprenditoriale agricola seguito da Pontremoli con l’11,4% (377 imprese). In generale in Lunigiana sono sinuate l’84 delle imprese.
La riduzione del numero di imprese a cavallo tra i due censimenti (2000 e 2010) ha effetti sulla superficie agricola utilizzata (-42,4%). Solo 40 le aziende a conduzione con salariati nel nostro territorio di cui dieci nell’area di costa e la quota restante in Lunigiana, un valore inferiore sia al dato medio regionale (3,8%), sia a quello nazionale (4,1%). Inoltre 887, il 27% del totale, risultano aziende agricole con allevamenti, in forte diminuzione rispetto all’anno 2000 (-734 unità), di cui attualmente l’80% del totale, 717 aziende con allevamenti, ubicate in Lunigiana. Ciò nonostante nella filiera agricoltura – allevamento – produzioni tipiche – qualità ambientale – gastronomia – turismo risiede uno dei maggiori potenziali di crescita dell’area, in un contesto di sostenibilità ambientale.
 
Le imprese. Per la prima volta dal 2008 il saldo delle imprese è in negativo (-1,1%) e più pesante rispetto al dato provinciale (-0,2%). 1 impresa su 4 (24,2%, pari a 5.451 unità su 22.566) è localizzata in Lunigiana – il dato più basso degli ultimi dieci anni – la metà tra Aulla (24%), Pontremoli (14,8%) e Fivizzano (13,4%): il 26,6% (1.450 imprese registrate, 2.841 addetti) appartiene al commercio, il 20% alle costruzioni (1.108 imprese, 2.397 addetti), comparto caratterizzato dalla forte presenza di artigiane (52,2% delle totali), il 15,3% all’agricoltura (832 imprese, 909 addetti), l’8% al manifatturiero ed i servizi di alloggio e ristorazione. 3 su 4 (64,2%) sono imprese individuali figlie dell’espulsione di lavoratori dal contesto tradizionale del lavoro dipendente che si è tradotto, in molti casi, nella ricerca di uno sbocco lavorativo con l’apertura di nuove attività imprenditoriali. Il 19,3% sono società di persone, il 13,1% società di capitale a dimostrazione di una minor strutturazione delle imprese presenti nell’area lunigianese. La caratteristica dimensionale trova riscontro nel numero di addetti, poco più di 11mila: il 5,5% ha tra 18 e 25 anni, 44,6% tra 30 e 49 anni, il 38,3% tra 50 e 69 anni. Una delle peculiarità del tessuto economico è la presenza delle imprese rosa: il 28,9% sono condotte da donne, una percentuale nettamente superiore sia a livello provinciale (23,3%), regionale (24,3%) e nazionale (23,6%) concentrate tra il commercio (29,7%) ed agricoltura (23,9%). Il comune più rosa è Zeri (38,8%). Infine una considerazione sulle imprese artigiane. Il 27,2% delle imprese, 1.598 in totale, ha sede in Lunigiana, di queste la metà opera nel settore edile (842 imprese), il 18,8% nel manifatturiero (302), il 17% nei servizi (171).
 
Il commercio. Anche nei primi sei mesi del 2013 le vendite correnti delle attività commerciali della nostra si sono contratte mediamente del -7,0%, stessa misura dello stesso periodo dell’anno precedente. Tra gennaio e marzo si è toccato l’apice della crisi con una riduzione mai vista prima d’ora, che ha raggiunto la doppia cifra percentuale (- 10,3%). Nessun settore, così come nessuna tipologia distributiva è scampata da questa crisi, e in forte difficoltà appaiono anche le imprese della grande distribuzione organizzata. 1.327 imprese, il 22,6% delle 5,872 totali a livello provinciale alza ogni mattina la saracinesca in Lunigiana. Il 72% sono attività al dettaglio, valore superiore di circa 10 punti percentuali alla media provinciale, poi l’ingrosso con il 18,5% e la riparazione di autoveicoli e motocicli con l’8,6%. La maggiore concentrazione si trova nel baricentrico comune di Aulla, con 368 attività che rappresentano il 6,3% del totale provinciale, un valore secondo solo ai due grandi comuni costieri di Carrara e Massa. Dietro ad Aulla, per presenza di attività commerciali, troviamo Pontremoli (204 attività), Fivizzano (134), Licciana (126) e Villafranca (115), tutti gli altri comuni mostrano valori nettamente inferiori con fanalino di coda il comune di Comano con solo 17 attività commerciali.
 
Il mercato del lavoro. Gli effetti della crisi hanno colpito tutti i settori merceologici tormentando in particolare le attività poco strutturate. Il rallentamento della domanda interna ed il calo della fiducia dei consumatori hanno provocato insieme a contrazioni produttive pesati, la chiusura di molte attività e l’incremento del tasso di disoccupazione (11,5%) e di coloro che sono in cerca di una occupazione stimati in circa 2.581 persone. I dati sono riferiti al 2012. Rispetto al 2008 coloro che vanno in cerca di un lavoro sono il 75% in più. In Lunigiana si trovano quasi 20mila occupati, il 25% del totale provinciale. Il tasso di attività, cioè l’indicatore che segnala il rapporto tra le persone appartenenti alle forze di lavoro e la popolazione di 15 anni e più, è pari al 48,1 (la media tra i sistemi locali di lavoro di Aulla e Pontremoli); il tasso di occupazione locale, dato dal rapporto tra gli occupati e la popolazione di 15 anni e più, è del 42,6.
Chi vive in Lunigiana. La componente migratoria interrompe la decrescita della popolazione che sembra essersi stabilizzata, dopo il boom degli anni ’50 quanto gli abitanti erano più di 85mila, sulle 55mila unità circa. La presenza quasi quadruplicata degli stranieri passati dai 1.067 del 2001 ai 3.923 degli 2012 (+293%) ha compensato da un lato l’inarrestabile invecchiamento della popolazione, dall’altro il basso tasso di natalità. 1 immigrato su 3 vive in Lunigiana: romeni (29%), marocchini (24%) ed albanesi (19%) le comunità più numerose. Da sottolineare che la loro presenza è, in molti casi, “una scelta di vita” legata a attività economiche ricettive ed enogastronomiche. Le famiglie residenti sono 26.629 per un numero di componenti medio di 2,1. Le famiglie unipersonali sono 38%, quasi 1 su 2 vive a Fivizzano e Zeri (45%) che ha l’indicatore di vecchiaia più elevato (+658%) seguito da Casola e Comano che ha l’età media più alta (58 anni). Podenzana è il comune più giovane (44,77 anni), Fivizzano il comune con il più alto numero di persone anziane di età tra 65 anni ed oltre che vivono da sole, 1.140. L’età media è pari a 48,4 anni (sulla costa 45,6). L’indice di vecchiaia che è il differenziale tra over 65 e under 14 è 265% (195% sulla costa). Il baricentro demografico resta Aulla dove è insediata il 20% della popolazione totale lunigianese (11.149) e dove vive anche la maggior comunità di stranieri (934 unità). Le donne rappresentano il 51,7% dei 55.879 abitanti di tutti i comuni lunigianesi mentre i maschi sono il 48,3%. 1 individuo su 2 è sposato (50,5%), un valore leggermente superiore rispetto ai comuni costieri; il 36% è single; 1.341 i divorziati. Le vedove sono 5.233, l’85% del totale a fronte del solo 15% dei vedovi. Sono stati 429 i nati nel 2012, 2.354 gli iscritti alle liste anagrafiche.

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