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Sergio Cofferati, Ciccio Ferrara, Andrea Ranieri e Adriano Sansa presentano il libro “Non Come Tutti” di Giorgio Pagano

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Lunedì 22 dicembre ore 17 Chiavari

LA SPEZIA – Giorgio Pagano, già Sindaco della Spezia, è ora impegnato nella cooperazione internazionale -presiede le associazioni Januaforum e Funzionari senza Frontiere- e nella pianificazione strategica urbana; nonché, alla Spezia, nel campo della cultura, come presidente dell’Associazione Culturale Mediterraneo, e dell’antifascismo, come co-presidente del Comitato Unitario della Resistenza. Al suo ruolo associativo e civico ha sempre accompagnato l’impegno nella sinistra. E alla sinistra italiana, e alla necessità della sua ricostruzione, ha dedicato il suo ultimo libro, “Non come tutti” (edizioni Cinque Terre), che sarà presentato -dopo La Spezia, Genova, Lerici e Sarzana-  a Chiavari lunedì 22 dicembre alle ore 17 (sala dell’hotel Monte Rosa, via Marinetti, 6). Interverranno Sergio Cofferati, parlamentare europeo del Pd, Ciccio Ferrara, dirigente di Sinistra Ecologia Libertà, Andrea Ranieri, giornalista e scrittore, e Adriano Sansa, magistrato. Sarà presente l’autore.

Il titolo del libro trae spunto da quello del libro di Francesco Piccolo “Il desiderio di essere come tutti”, vincitore del Premio Strega 2014, un racconto autobiografico contenente una tesi politica con cui Pagano polemizza. La tesi di Piccolo è che la sinistra ha iniziato a perdere quando si è isolata in una diversità sterile e non si è posta la questione della responsabilità del potere, non si è “sporcata le mani” con il potere. Secondo Pagano, invece, “la sinistra negli ultimi vent’anni la questione del potere se l’è posta, ma male: perché l’ha esercitato adattandosi alle idee degli altri”. La sinistra, rinunciando ad avere una sua ideologia, è stata in realtà subalterna all’ideologia dominante, il “pensiero unico” neoliberista, quello che ci ha portato alla “Grande crisi”. Ecco perché, se vogliamo uscirne, “vale la pena -secondo Pagano-, almeno qualche volta, non essere come tutti”.

I temi chiave del libro sono la critica del neoliberismo, nel nome dell’eguaglianza e della redistribuzione della ricchezza; l’elogio del conflitto; il lavoro umano come punto di partenza della politica; la critica a una concezione “istituzionalista” e “politicista” della politica, distante dai processi sociali e dalla vita delle persone; la critica al leaderismo e al populismo, nel nome della democrazia partecipata.
La sconfitta della sinistra viene fatta risalire non solo alle scelte degli ultimi vent’anni, a partire dalla “svolta” neoliberale successiva allo scioglimento del Pci, ma anche a scelte dello stesso Pci, compromesso storico in primis. Si doveva, secondo Pagano, “puntare già allora a un partito socialista di sinistra, non più comunista ma alternativo alla Dc, portatore di un ‘riformismo radicale’ capace di dare risposte di cambiamento alle spinte sociali e culturali degli anni ’60 e ’70”. Enrico Berlinguer è uno dei protagonisti del libro: un grande leader morale, ma anche, secondo l’autore, una “figura della crisi”, portatore di una strategia politica ormai esaurita.
Gli altri protagonisti del libro sono Norberto Bobbio e la sua tesi della centralità delle diseguaglianze; Vittorio Foa e Bruno Trentin e la loro ispirazione socialista libertaria, che mette al centro la libertà della persona che lavora; don Andrea Gallo e la sua coerenza tra visione utopica e gesti quotidiani; i pensatori dell’ambientalismo che hanno ridefinito il concetto di benessere e Pier Paolo Pasolini e la sua critica, così anticipatrice, della globalizzazione. Da questi fini e da questi strumenti teorici discende un programma di “riformismo radicale” che Pagano elabora e propone a tutta la sinistra, politica e sociale, con l’obbiettivo di dar vita a “un nuovo partito della sinistra”.

Un nuovo partito che Pagano descrive così: “una forza non minoritaria, non semplicemente ‘a sinistra del Pd’, ma portatrice di un punto di vista autonomo e di un disegno di società”, che potrà sorgere solo “da un’osmosi permanente tra politica e società”, dall’impegno di lista Tsipras, Sel, Prc, persone di sinistra che sono nel Pd e nel M5S, energie del mondo della cultura, associazioni, movimenti… L’autore individua nella società italiana “un blocco sociale e politico antiliberista con tanti protagonisti” ma ancora basato sul mondo del lavoro, che è sì “segmentato e lacerato” ma va ricondotto all’unità con un lavoro di “costruzione culturale e politica” a cui l’autore dedica molte pagine. Un nuovo partito “non personale”: bisogna -afferma Pagano- “tornare al merito e alla cooperazione, in un organismo collettivo democratico e inclusivo”. La sinistra, conclude l’autore, “ha le sue chances, ha una prospettiva, malgrado tutto, aperta”: ma la sinistra “può solo fare una grande politica: deve quindi avere un grande progetto”.

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