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Pagano: «La forza delle parole di un prete»

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LA SPEZIA – Venerdì ho incontrato a cena, a Genova, don Paolo Farinella e alcuni suoi amici: professionisti, insegnanti, operatori del sociale. Si sono conosciuti dopo l’assemblea nella chiesa di San Torpete del 13 febbraio, e ora si stanno impegnando perché, alle prossime elezioni, ci sia un cambiamento radicale in Liguria.  Non so come siano arrivati a me -io personalmente non conoscevo nessuno di loro – ma mi hanno chiesto con grande calore di candidarmi a Presidente della Regione, alla guida di uno schieramento civico e di alternativa. Non ci avevo mai pensato. Quando ho smesso di fare il sindaco di Spezia, nel 2007, ho rinunciato a ogni incarico istituzionale e politico, nel senso “tradizionale” del termine, per scegliere l’impegno sociale dal basso: cultura, antifascismo, antirazzismo, cooperazione internazionale… Tra pochi mesi dovrei cominciare un bellissimo progetto in Africa, a Sao Tomè: il piano di sviluppo locale di una provincia. Si può essere utili e fare politica anche in questo modo, senza esercitare il potere. E tuttavia: ho resistito non poco, ma alla fine ho dato a questi nuovi amici la mia disponibilità. Con grande sofferenza interiore: il pensiero di cambiare nuovamente vita e di tornare in un mondo dal quale mi sono allontanato per il degrado che vedevo, da allora vertiginosamente aumentato, mi sconvolge davvero. Ma le parole del prete mi hanno convinto: la Liguria è in uno stato gravissimo dal punto di vista economico, ambientale e perfino morale, c’è una sorta di “partito unico della Regione” che manifestamente non può farci uscire dalla crisi in cui ci ha portato, eppure, nonostante gli scandali e i veleni, non c’è una vera alternativa… Nessun candidato si è messo in gioco, altri sono usciti di scena per i veti di questo o di quello… Ecco perché ho risposto: io ci sto, se avrò il consenso delle forze vive di questa regione, e se non troverete qualcuno migliore di me per esercitare questo ruolo. Se questo qualcuno ci fosse, se i precedenti candidati ci ripensassero, sarei ben felice di dare loro una mano, come avevo promesso.

Credo sia gravissimo essere arrivati a questo punto: c’è, in Liguria, uno scontento enorme, c’è rabbia, c’è voglia di un nuovo inizio. Bisogna rappresentare politicamente questa spinta sociale. Non con una coalizione di piccoli partiti ma con un grande schieramento popolare, civico e di cambiamento, aperto alla società, con messaggi alternativi al sistema dominante e con un programma di novità radicale: programmazione partecipata al posto della mera amministrazione e della gestione del consenso; rapporto limpido tra maggioranza e opposizione invece della cappa consociativa; economia della bellezza-un grande piano di piccole opere alternative alle grandi opere costose e inutili, lotta al dissesto idrogeologico, rilancio dell’entroterra, rigenerazione delle periferie, energie rinnovabili, turismo sostenibile, cultura creativa- al posto di quella del cemento; industria tecnologica ed ecologica al posto di quella inquinante; nuove forme di protezione sociale come il reddito minimo al posto del vecchio welfare…  Novità e rottura, ma anche ancoraggio alla “tradizione” della difesa dei ceti popolari. Ma il primo punto del programma è che la democrazia deve tornare a essere accogliente e non respingente, perché le cittadine e i cittadini possano tornare a votare e a decidere il loro futuro. Abbiamo pochissimo tempo. Non importa il ruolo che avrà ciascuno di noi nel progetto -il candidato può anche essere un altro, io non ho ambizioni di sorta- ma importa il progetto. Che deve essere capace di parlare alla maggioranza delle cittadine e dei cittadini, e di vincere.

Giorgio Pagano

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