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Una lapide con il “testamento spirituale” di un partigiano al centro delle celebrazioni del Comune per il 25 aprile

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LEVANTO – La collocazione sul palazzo municipale di una lapide con una frase tratta da una lettera inviata agli amici da un partigiano emiliano fucilato dai Repubblichini sarà al centro delle celebrazioni in corso di allestimento, da parte del Comune di Levanto, per il settantesimo anniversario della Liberazione, il prossimo 25 aprile.

“Nell’ambito di un programma più ampio dedicato al ricordo delle lotte per la liberazione del nostro Paese dal giogo fascista – preannuncia l’assessore Luca del Bello – l’amministrazione ha deciso di collocare una lapide in marmo commemorativa della Resistenza sotto le arcate del palazzo comunale, accanto alle testimonianze già presenti. Per l’occasione abbiamo deciso di proporre una sorta di testamento spirituale di Giacomo Ulivi, un partigiano di Parma che il 10 novembre 1944 venne fucilato a Modena nel corso di una rappresaglia della Guardia nazionale Repubblicana. Noi crediamo che le sue parole, oltre a ricordare l’eroica lotta per affrancare l’Italia dal nazifascismo, conservino tutta la loro attualità e un invito alla speranza in un momento, come quello attuale, in cui in tutto il mondo si sono riaccesi focolai di intolleranza, razzismo e discriminazione che sfociano in atti violenti e intimidatori e che dobbiamo condannare con tutte le nostre forze”.

La frase che verrà incisa sulla lapide è tratta da una lettera che Ulivi indirizzò agli amici prima di essere catturato e giustiziato: “Può anche bastare, sapete, che con calma cominciamo a guardare in noi, e ad esprimere desideri. Come vorremmo vivere, domani? No, non dite di essere scoraggiati, di non volerne più sapere. Pensate che tutto è successo perché non ne avete più voluto sapere!”.

L’iniziativa rappresenta un’ulteriore conferma dell’attenzione che la giunta levantese ha sempre riservato a chi ha combattuto in difesa della libertà, come ricorda l’assessore Olivia Canzio: “Oltre all’intitolazione della sala consiliare comunale e della piazza di Lavaggiorosso a don Emanuele Toso, il sacerdote trucidato dai fascisti della divisione “Monterosa” il 12 agosto 1944, e della piazzetta tra corso Italia e via Mazzini a Manrico Cadelago, il partigiano della brigata “Matteotti-Picelli” ucciso durante uno scontro a fuoco a Codolo di Zeri il 15 aprile 1945, questa amministrazione ha sempre dimostrato una grande sensibilità per i temi sociali, approvando ordini del giorno in Consiglio su questioni relative a violenze, sopraffazioni e più in generale comportamenti discriminatori nei confronti dei più deboli o di minoranze. La sensibilizzazione, soprattutto delle nuove generazioni, è infatti indispensabile per coniugare il ricordo e la giusta riconoscenza con l’impegno e la mobilitazione a far sì che certi avvenimenti non possano più ripetersi”.

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