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Punto di vista. La democrazia del microchip inizia da Fincantieri

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Di Marco Ursano

LA SPEZIA – Apprendiamo dalla stampa democratica che la direzione di Fincantieri, durante una trattativa sindacale sul tema della sicurezza, ha esternato l’idea di piazzare microchip sui caschi e negli scarponi degli operai. Una proposta lodevole e centrata, basata sul principio del buon padre di famiglia: se ti tengo d’occhio sei al sicuro. Ma, come al solito, il nostro Paese soffre di provincialismo e digital divide endemici: la vera innovazione sarebbe inserire i microchip direttamente sotto pelle. Anzi, anche meglio, proprio nella testa dell’operaio; dietro, nella nuca, o anche in fronte, ma qui entriamo in un complicato territorio tecnico/estetico che non è il caso di sviscerare. Rimaniamo ai vantaggi funzionali, che sono moltissimi e vanno bel oltre alla semplice sicurezza sul lavoro.

Qualche esempio pratico. Con il microchip in testa dell’operaio, il management aziendale potrebbe agevolmente controllare il mood mattutino del lavoratore e modificarlo secondo l’esigenza produttiva della fase storica. Se questi è arrivato al lavoro svogliato, con spirito polemico, addirittura con il desiderio di partecipare, non diciamo a uno sciopero, ma a un’assemblea sindacale, il suo controller potrebbe stimolare appositamente i ricettori del sistema nervoso e gli enzimi della passività, istillando nella mente del lavoratore sensazioni di gratitudine, allegria, addirittura euforia. Pensiamo a un momento di particolare stress produttivo: grazie al microchip, gli operai, opportunamente stimolati, potrebbero lavorare con animo giocoso anche 20 ore il giorno, senza avvertire fame, sete, fatica e soprattutto senza richiedere un euro di straordinario. A livello tecnologico non è un’operazione così complessa, considerando la semplice e ordinaria architettura celebrare media di un operaio.

E anche fuori dalla fabbrica: attraverso il microchip, il cui controllo potrebbe essere gestito da una joint venture pubblica/privata, il lavoratore potrebbe essere avvertito in tempo reale delle ultime offerte dell’ipermercato vicino a casa, partecipare a premi e reality, usufruire di vantaggi promozionali esclusivi per acquisto di nuovi modelli FICA, accendere mutui e acquistare titoli. Insomma, una struttura sociale organizzata sulla felicità della rassicurazione, una vita dolcemente programmata dalla nostra nuova classe dirigente diffusa, una rete di individui con la loro soggettività, ma perennemente interconnessi, in un nuovo spirito solidale, egualitario, universalistico. La democrazia del microchip.
Purtroppo, già ci pare di sentire le rimostranze e il chiacchiericcio delle minoranze che vorrebbero ostacolare il processo di rinnovamento del Paese: sindacalisti, giornalisti, politicanti ideologizzati, rancorosi, estremisti e rosicanti. Ma è anche giusto, in fondo, il dissenso fa parte della democrazia, anche quella del chip e del job act. State sereni, e connessi.

Punto di vista.

Marco Ursano
 

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