laspezia.cronaca4.it - La Spezia News in Tempo Reale

Agromafie, business da 15,4 miliardi

Più informazioni su

Gadina (Coldiretti Liguria): «Frodi, contraffazione e lavoro sommerso sono solo alcuni dei fenomeni che colpiscono il nostro settore. Serve risposta urgente per tutelare il made in Italy»

GENOVA – 15,4 miliardi di euro. A tanto ammonta il business dalle agromafie in Italia che, alla faccia della crisi e della recessione dell’economia, nel 2014 è aumentato del 10% rispetto all’anno precedente. È quanto emerge dal Terzo Rapporto Agromafie elaborato da Coldiretti, Eurispes e Osservatorio sulla criminalità in agricoltura e sul sistema alimentare, che sarà presentato domani, alle 10, nella sede della Camera di Commercio di Genova.

Al convegno, organizzato da Coldiretti Liguria in collaborazione con l'Osservatorio e accreditato dall’ordine degli Avvocati (la partecipazione dà diritto a 3 crediti formativi), partecipano come relatori Gian Carlo Caselli, presidente del comitato scientifico dell'Osservatorio sulla criminalità nell'agricoltura e sul sistema agroalimentare; Andrea Baldanza dello stesso comitato scientifico; Sergio Carozzi, responsabile del settore Agricoltura della Camera di Commercio di Genova; Michele Di Lecce, procuratore della Repubblica di Genova, Germano Gadina, presidente di Coldiretti Liguria. Modererà Mario Bottaro, direttore di Liguria Business Journal. 

«L'incremento calcolato sul valore delle agromafie è determinato da diversi fattori – spiega Germano Gadina, presidente di Coldiretti Liguria – da una parte c’è la restrizione dell’erogazione di credito alle imprese, che porta alla chiusura di moltissime aziende o alla necessità per molti imprenditori di approvvigionarsi finanziariamente ricorrendo a operatori poco “istituzionali”». È il caso del money dirting, un meccanismo che porta allo spostamento di circa 120 milioni di euro al mese in Italia da un’economia sana a una illegale. «Ma ci sono anche fattori imprevedibili – aggiunge Gadina – come quelli climatici, che, colpendo pesantemente la produzione, aprono le porte a ulteriori fenomeni di contraffazione». Guardando alla Liguria l’esempio più lampante è quello dell’olio: la produzione del 2014 è calata del 45% rispetto a quella del 2013. Le frequenti piogge estive, gli attacchi della mosca dell’olivo, gli eventi alluvionali hanno falcidiato la produzione ligure, che, quasi dimezzata, passa dalle oltre 5.700 tonnellate del 2013 alle 3.150 del 2014. Una situazione che coinvolge tutta Italia (-35%), con l’unica eccezione della Sardegna (+30% sulla scarsissima produzione del 2013). Considerando che il Paese, con 450 mila tonnellate, è il principale importatore mondiale di olio, secondo Coldiretti c’è il forte rischio che entrino nel circuito della distribuzione alimentare prodotti fortemente adulterati, manipolati con additivi o imbottigliati in maniera fraudolenta.

Che il calo della produzione registrato nel 2014 esponga la filiera dell’olio a un aumento delle frodi, è dimostrato dalla recente operazione “Olio di carta” condotta dall’ispettorato centrale della tutela della qualità e della repressione frodi dei prodotti agroalimentari. Dalle indagini, coordinate dalla procura di Trani e dalla Guardia di Finanza, è emerso un complesso sistema di frode agroalimentare in Puglia e Calabria, che si estendeva anche a regioni “non sospette”, proprio come Liguria e Toscana. Un giro di false fatture per oltre 10 milioni di euro riguardanti il commercio di oltre 500 mila litri di extravergine, per un valore commerciale di 3 milioni. Il sistema prevedeva il coinvolgimento di imprese compiacenti attraverso cui veniva prodotta la documentazione necessaria per attribuire a oli di provenienza ignota la falsa attestazione di origine italiana certificata: l’olio taroccato arrivava così direttamente all’imbottigliamento come made in Italy, etichettato come tale ed emesso sul mercato. 

Ma i crimini agroalimentari si compiono anche sul web: i siti di e-commerce alimentare si stanno moltiplicando negli ultimi anni e, non a caso, dopo il turismo (51%), è proprio il cibo a pesare maggiormente sugli acquisti online, con il 12% del mercato. Con la proliferazione di questi canali di vendita, aumentano anche i rischi per il consumatore, che si trova spesso di fronte prodotti irregolari per scadenze, informazioni, etichettatura: tra gli alimenti più contraffatti ci sono quelli tipici regionali e locali (32%), i prodotti Dop e Igp (16%) e i semilavorati (insaccati, sughi e conserve). Diventa così facile trovare la Daniele mortadella, wine kit e cheese kit per preparare il Parmigiano o il falso Pecorino romano. Solo negli Stati Uniti, che valgono per l’Italia 2,8 miliardi di export, c’è un’industria alimentare ispirata al made in Italy che fattura ben 24 miliardi di euro. Ed è facile trovare anche Olio di Colline, Ligurian Extra vergine olive oil, o Ciappe Ligurian Bread, per non parlare del Pesto Genovese Carluccio’s per condire le Trofie Pasta.

Per ciò che riguarda il sommerso, il trend di irregolarità nell’agricoltura è in continua crescita negli ultimi 15 anni: il settore conta la maggiore incidenza di lavoratori irregolari d’Italia, con un tasso del 25%, in aumento dello 0,4% annuo. Tra 2013-2014 il Comando di Carabinieri per la Tutela del Lavoro ha effettuato 3.044 controlli sulle posizioni lavorative nelle aziende agricole: solo 1.699 risultano regolari, 693 sono irregolari e 554 in nero. Dai 14 controlli svolti in Liguria, 8 risultano regolari, mentre 3 sono irregolari e 3 in nero. «Falso made in Italy, infiltrazione della criminalità e lavoro sommerso, sofisticazione di prodotti come olio e vino, oltre alle contraffazioni che viaggiano sul web, sono solo alcuni dei fenomeni che colpiscono il nostro settore e coloro che vi lavorano con onestà e dedizione – afferma Gadina – serve una risposta urgente che tuteli uno dei comparti più importanti della nostra economia e che rappresenta la nostra principale immagine all’estero».

Più informazioni su