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I lavori del Consiglio regionale di martedì 10 marzo

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GENOVA – Nuovo Centro Destra diventa  Area Popolare per la Liguria
In apertura di seduta il presidente del Consiglio regionale Michele Boffa ha comunicato all’Assemblea che il gruppo Nuovo Centro Destra ha cambiato denominazione in Area Popolare per la Liguria.
 
Sicurezza centrale a carbone di Genova
Con un’interrogazione Aldo Siri (Liste civiche  Biasotti per il presidente) ha chiesto alla giunta garanzie sul corretto funzionamento della centrale a carbone genovese, nel rispetto delle prescrizioni imposte dall’Autorizzazione Integrata Ambientale (AIA); che  gli eventi che hanno recentemente coinvolto la centrale savonese non si ripetano anche a Genova e le risultanze della Conferenza dei Servizi annunciata dall’allora assessore Briano  relativamente al rinnovo dell’autorizzazione a “Terminal Rinfuse” a fine anno 2011.
Il consigliere ha ricordato la recente ordinanza di chiusura della centrale a carbone “Tirreno Power” di Vado Ligure (SV) emessa dal GIP in relazione all’indagine in corso da parte della  Procura della Repubblica di Savona per disastro ambientale doloso ed omicidio colposo a carico dello stesso impianto savonese in cui «è stata denunciata nell’ordinanza la costante e sistematica violazione da parte della centrale alle prescrizioni imposte dall’Autorizzazione Integrata Ambientale (AIA) con le ricadute sul territorio savonese con oltre 400 casi di morte e 2.700 ricoveri per patologie cardiache e respiratorie ad essa riconducibili». Siri ha sottolineato che  anche a Genova esiste  una centrale (Enel) a carbone situata nel porto della città, adiacente alla Lanterna, «un impianto vecchio ormai di un secolo e prossimo alla fine della sua attività. Inoltre – ha aggiunto – la Procura di Genova ha incaricato i tecnici di Arpal di effettuare nuovi accertamenti sulla centrale del capoluogo che fanno seguito ai controlli dello scorso anno che avevano già evidenziato violazioni di tipo ambientale». Siri ha ricordato di avere già presentato su questo argomento una interrogazione a cui l’allora assessore all’ambiente Renata Briano aveva dichiarato  che la ditta “Terminal Rinfuse” era stata più volte segnalata da Provincia e Arpal all’autorità giudiziaria per non avere, in alcune occasioni, osservato le puntuali prescrizioni adeguate al contenimento delle emissioni in atmosfera e inerenti il mantenimento e pulizia delle zone di movimentazione e stoccaggio dei prodotti e che era necessario  da parte di “Terminal Rinfuse” presentare domanda di rinnovo dell’autorizzazione entro il 2011.  In aula Siri ha chiesto, in merito alla centrale genovese, quale è la situazione attuale e cosa si prevede per il futuro, in particolare quali tempistiche si prevedono per la sua chiusura
Per la giunta ha risposto l’assessore allo sviluppo economico Renzo  Guccinelli: il quale ha innanzitutto fornito un chiarimento a carattere generale, puntualizzando che  tutti gli atti autorizzativi compiuti in questi ultimi anni, anche dai precedenti assessori regionali, rientravano nei parametri previsti dal quadro normativo nazionale ed europeo per le centrali a carbone. Nello specifico, per quanto riguarda  la centrale Enel a carbone di Genova ha ricordato che è già stato concordato e condiviso un processo di chiusura e dismissione, in quanto non sono possibili interventi di ristrutturazione affinché possa rispondere ai nuovi quadri normativi. «Il gestore ha comunicato la progressiva cessazione dell’attività degli impianti, secondo un crono-programma autorizzato con un decreto del ministero dell’Ambiente del febbraio 2013», ha detto Guccinelli, ricordando che il crono programma prevedeva la cessazione di un primo gruppo da 70 megawatt per il 2012, di un secondo nel 2013 e di un terzo, da 160 megawatt è  previsto per il 2017, quando andrebbe a cessare l’attività. «Ad oggi il gestore ha comunicato che le prime due dismissioni sono state effettuate e che i relativi gruppi sono fermi. E’ ancora attivo il gruppo da 160 megawatt che sarà chiuso entro il 2017», ha puntualizzato l’assessore il quale ha anche chiarito che al momento agli atti degli uffici non risultano segnalazioni di inadempienza rispetto al provvedimento del ministero dell’Ambiente. Guccinelli, infine ,ha ribadito che per quanto riguarda il terminal rinfuse la Provincia nel 2013 con decreto dirigenziale ha rilasciato l’autorizzazione alle emissioni in atmosfera  prevedendo un adeguamento degli impianti, secondo precise tempistiche.
Siri ha manifestato preoccupazioni relative alla mancanza di “tombinatura” del carbone che emette polveri sottili.
 
 Guasti agli ascensori  negli edifici di edilizia residenziale pubblica
Lorenzo Pellerano (Liguria libera) ha presentato un’interrogazione rilevando che gli ascensori delle case popolari – spesso impianti costruiti 30-40 anni fa – si guastano frequentemente e passano diversi giorni, se non mesi, prima che vengano riparati, causando grandi disagi agli utenti, soprattutto quando si tratta di persone anziane o disabili. Non solo: «Anche gli impianti più moderni spesso presentano guasti e rimangono fuori uso per lunghi periodi – ha aggiunto – un ultimo caso è quello del’ascensore inclinato di Via Novella a Prà che, essendo fermo da oltre un mese, sta creando un disservizio che va a colpire non solo i residenti di Via Novella ma anche coloro che vivono nel resto del quartiere». Secondo i dati forniti in aula il parco ascensori nelle case popolari raggiunge le 400 unità, 200 delle quali dovrebbero essere sostituite quasi integralmente (porte, funi, rulli ecc): «Sempre più si tende a tamponare i guasti aggiustando, quando possibile, le componenti usurate e rotte, invece di sostituirle integralmente, investimento più costoso all’inizio, ma  che a lungo termine comporterebbe un risparmio. Chiedo alla giunta lo stato di tutti gli impianti elevatori presenti nelle case popolari di ERP di Genova, di  intervenire presso ARTE affinché vigili sulla corretta gestione e programmazione degli interventi di manutenzione dei detti impianti e se la Regione intende reperire fondi da destinare alla messa in sicurezza ed al ripristino degli ascensori degli immobili a gestione ARTE e, laddove sia necessario, alla loro sostituzione».
Per la giunta ha risposto l’assessore all’edilizia residenziale Giovanni Boitano, il quale ha innanzitutto sottolineato che gli impianti sono piuttosto vecchi, hanno in media 30-40 anni ed è quindi difficile, in caso di guasto, trovare i pezzi di ricambio. «A volte si rimane fermi perché bisogna andare a costruirne di nuovi», ha detto l’assessore ricordando che gli impianti gestiti da Arte son complessivamente 411. A luglio, secondo quanto riferito dall’assessore, è stato avviato un piano per migliorarli. Tanto che in quella data il 50 per cento degli impianti necessitava di interventi, mentre ora si è scesi al trenta per cento. E’ stato, tra l’altro, migliorato il sistema di rilevamento. Boitano ha ricordato che una parte considerevole di guasti, soprattutto in zone “critiche” sono dovute ad atti vandalici
Pellerano, nel ricordare il ruolo svolto da Arte a favore  di chi ha bisogno di una casa, ha  mosso pesanti critiche all’operato della Regione «che ha ceduto ad Arte per 110 milioni di euro un patrimonio che in realtà ne vale 50 , ha detto, ricordando il numero crescente di famiglie ch oggi si trovano in difficoltà e necessitano di una casa. «Spero – ha detto – che non si arrivi al fallimento dell’azienda»
 
Sfruttamento minerario nell’area del Monte Tarinè nel Parco del Beigua.
Su questo argomento sono state presentate due interrogazioni: una da Antonino Oliveri (Pd) la seconda da Aldo Siri (Liste civiche Biasotti per il presidente)
Oliveri ha ricordato che la concessione che riguarda il Monte Tarinè, per rutilo e granati, è stata inizialmente accordata con decreto del Ministero dell’Industria del 2/4/1976 alla S.r.l. Mineraria Italiana per la durata di venti anni e, con successivi provvedimenti, trasferita ed intestata alla Compagnia Europea per il Titanio – C.E.T., la quale, con istanza datata 28/8/1991, ne ha chiesto il rinnovo per venti anni e, con successiva istanza del 6/8/1996, ha chiesto l’autorizzazione a trasferire alla Dupont De Nemours Italiana S.p.A. (società chimica di rilevanza internazionale) il titolo minerario. La concessione ha un’estensione di 453 ettari e ricade per quasi due terzi della superficie in territorio del Comune di Sassello e, per la parte restante, in quello del Comune di Urbe. «Il corpo mineralizzato rappresentato da un ammasso di eclogite, valutato in circa 300 milioni di tonnellate ha accertati effetti cancerogeni sull’uomo – ha aggiunto  –  e in una conferenza dei servizi, tenutasi in data 24/10/1996 è stata registrata l’unanime opposizione da parte di amministrazioni locali e di associazioni ambientaliste, con motivazioni riconducibili ad esigenze di tutela ambientale nonché di ordine giuridico. I particolare è stato paventato, in caso di avvio dei lavori estrattivi, la distruzione e il dissesto del territorio, l’inquinamento dei corsi d’acqua esistenti, l’emissione nell’aria di polveri, la produzione di rumori, l’insostenibilità della circolazione di mezzi pesanti ecc., tutto ciò in netto contrasto con le aspirazioni e i programmi agro-silvo-pastorali e turistico-ricreativi della comunità dell’area di Piampaludo e degli amministratori locali». Inoltre – ha aggiunto – la concessione mineraria ricade nel territorio del Parco Regionale del Beigua, individuato e disciplinato dalla legge regionale n. 12/1995 che vieta l’apertura e l’esercizio di miniere, cave e discariche, nonché l’asportazione di minerali; l’area in questione è, inoltre, tutelata dalleDirettive comunitarie relative alla Rete Natura 2000 con il Sito di Interesse Comunitario più grande della Liguria. Infine studi effettuati dall’Istituto Tumori di Genova avrebbero evidenziato che, in caso di attivazione della miniera, si determinerebbero dannose conseguenze derivanti dalla propagazione di non trascurabili quantitativi di particelle di amianto a causa sia dell’esplosione delle mine sia per effetto del trasporto del materiale tanto più che sul Monte Tarinè sono presenti diverse fonti da cui captano gli acquedotti di Urbe e Sassello e che la zona è interessata dal passaggio di due fiumi – l’Orba e l’Orbarina – da cui attingono i Comuni dell’ovadese (Molare, Cassinelle, Serralunga, Capriata, Castelletto d’Orba, Silvano d’Orba, Predosa e Ovada);
Oliveri, infine, ha chiesto alla giunta se siano stati presentati ulteriori progetti per lo sfruttamento minerario del Monte Tarinè e se trovi conferma l’orientamento negativo alla concessione già manifestato in precedenza dalla Giunta regionale.
In aula Oliveri ha puntualizzato che desidera essere rassicurato in merito all’orientamento della giunta e cioè se permane negativo in merito alla possibilità di sfruttamento che a suo avviso avrebbe effetti devastanti.
Siri  ha ricordato un recente incontro pubblico organizzato dall’Associazione “La Maona” in cui è stato rilanciato il tema “La risorsa del titanio sul Monte Beigua” e ha ribadito la propria contrarietà all’intervento ricordando una precedente e analoga interrogazione discussa in Aula consiliare il 15 aprile 2014 a cui rispose l’allora Assessore all’Ambiente Renata Briano che dichiarò che nessuna richiesta di sfruttamento minerario era mai pervenuta né in Regione né in Provincia, tantomeno presso il Parco ed i Comuni di appartenenza e che, comunque, si tratterebbe di “proposta infattibile in un Parco perché vi è una norma che stabilisce che in un Parco è vietato”, promettendo, inoltre, che avrebbe vigilato sulla vicenda”. Ha ribadito che esistono precedenti atti e rigidi vincoli ambientali e normativi che tutelano l’area interessata dal presunto giacimento: la Conferenza dei Servizi del 24 ottobre 1996, la legge regionale 12 del 1995 che istituisce e disciplina le aree protette e vieta nelle aree protette (e, quindi, anche nel Parco del Beigua) l’apertura e l’esercizio di cave, miniere e discariche nonché l’asportazione di minerali; le Direttive comunitarie relative ai Siti di Interesse Comunitario della Rete Natura 2000 che tutelano l’area. Siri ha rilevato, inoltre, che il comprensorio del Beigua dal 2005 è riconosciuto dall’UNESCO come Geoparco di valenza internazionale e che già nel 1992 i geologi dell’Università di Genova «descrivevano gli effetti devastanti che avrebbe avuto una cava sull’intero sistema ambientale della zona a partire dalla quantità di risulta dallo sbancamento del Monte Tarinè, pari ad almeno 20 volte il volume della pista e delle fondamenta dell’Aeroporto Colombo, alla quantità di acqua necessaria per lavare il minerale estratto tale da prosciugare i torrenti Orba ed Orbarina, mettendo in serio pericolo gli approvvigionamenti di tutti i Comuni il cui acquedotto attinge dal fiume Orba, per finire con l’impressionante numero di autotreni (almeno 500.000) necessari per movimentare solo 18 milioni di tonnellate di rutilo, traffico che avrebbe richiesto il rifacimento di buona parte dei collegamenti stradali con la Valle Stura e con il casello autostradale dell’A26». Siri, infine, ha chiesto alla giunta se rispetto ad aprile 2014 ci siano stati sviluppi relativamente alla proposta di un eventuale sfruttamento minerario nel Parco del Beigua, sul monte Tarinè, e se, nel frattempo, la Regione abbia intrapreso delle iniziative volte a scongiurare attività nocive per la salute delle popolazioni locali, atteso che la macinazione e il trasporto di gigantesche quantità di materiali rocciosi, con fibre di asbesto, libererebbe nelle aree di coltivazione della cava e presso le strade di collegamento elementi che notoriamente provocano mesoteliomi.
Per la giunta ha risposto l’assessore allo sviluppo economico, Renzo Guccinelli che ha detto: «Difficile mettere la parola fine ad una  questione mai iniziata. Non possiamo impedire che un’associazione culturale  tratti un determinato argomento, libera di farlo, ma questo non determina conseguenze su atteggiamenti e orientamenti della Regione che su quest’argomento non sono cambiati». Ha puntualizzato: «La Regione non ha mai espresso formali pareri, perché non c’erano atti da esaminare. Ma mantiene orientamenti di carattere generale, negativi rispetto all’ipotesi di sfruttamento minerario della zona. A tutt’oggi non risulta pervenuta negli uffici del settore attività estrattiva   nessuna richiesta formale che richiedesse pareri formali della Regione». Guccinelli ha chiarito che l’unica richiesta finora pervenuta è di informativa rispetto alle procedure che eventualmente dovrebbero essere seguite,. A fronte di quest’ultima si è fatto presente che l’area è assoggettabile a valutazione di impatto ambientale.
Oliveri, pur rassicurato, ha evidenziato che, comunque, la richiesta in merito alle procedure evidenzia un certo interesse e, quindi, occorre essere vigili. «La migliore strategia – ha detto – è la prevenzione».
Siri ha ricordato che lui, prima di tutti gli altri, ha sollevato l’attenzione sulla vicenda e ha ribadito la necessità di vigilare sulla questione.
 
 
Sostegno alla Croce Rossa
Matteo Rosso (Lista Civica Rixi Presidente) ha presentato un’interrogazione in cui ha chiesto alla giunta di intervenire presso la Asl 3 per sostenere le Croce Rossa, in particolare la sede di Arenzano, che ha sforato la somma a disposizione per rispondere alle esigenze dei pazienti del territorio. Rosso ha ricordato che la Croce Rossa che opera sul territorio, in particolare quella arenzanese, sta attraversando un momento molto difficile poiché  la Asl 3 genovese, nei rimborsi per il trasporto dei pazienti in ambulanza non segue le indicazioni dettate dell’Accordo Quadro con il Sistema sanitario ma ha istituito dei budget annuali per il rimborso chilometrico. «Tuttavia – ha spiegato Rosso – è molto difficile prevedere quanti interventi le Croci Rosse saranno chiamate a fare nell’anno e quindi c’è sempre il rischio  di sforare i budget e proprio la Croce Rossa di Arenzano, avendo superato il tetto chilometrico, ha dovuto  bloccare l’erogazione dei servizi di trasporto». Asl 3 ha dato indicazioni che gli interventi venissero dirottati sulle altre Croci vicine che, essendo però più lontane rispetto all’area di competenza della Croce arenzanese,  determinano un aumento del rimborso chilometrico. In aula Rosso ha ribadito che spesso l’utenza dei trasporti ordinari è composta da anziani che vivono soli
Per la giunta ha risposto l’assessore alla salute Claudio Montaldo: «La nuova normativa varata da questo Consiglio regionale ci consente adesso di procedere speditamente all’attuazione delle nuove modalità di relazione con il sistema del volontariato, pubbliche assistenze e Croce Rossa, che fanno parte, del Sistema sanitario regionale e stiamo programmando, una nuova modalità di previsione delle prestazioni in base al consolidato e alle attività svolte nei diversi territori». Montaldo ha sottolineato che il trasporto in regime di soccorso sta funzionando benissimo mentre «sui trasporti ordinari e sui trasporti dei dializzati si adotterà una diversa organizzazione con una capacità previsionale che avrà poi bisogno di un conguaglio in quanto non si tratta di attività rigide. Quindi, quelli – ha spiegato – che oggi possono essere 100 trasporti richiesti domani potrebbero essere 98 o 102. Si lavorerà, quindi, sullo storico per poi adattarci progressivamente e mantenere la possibilità di fare conguagli. In tutto questo è, naturalmente, auspicabile che le diverse associazioni riescano anche ad organizzarsi e a mettersi insieme per offrire servizi migliori»
Rosso ha ribadito l’importanza delle prestazioni fornite che «non  possono essere inserite banalmente all’interno di un budget».
 
Disservizi della radioterapia dell’ospedale San Paolo di Savona e del Felettino della Spezia.
Marco Melgrati ha presentato un’interrogazione in cui ha chiesto alla giunta «di intervenire presso l’Asl 5 per sollecitare i vertici dell’aziende sanitaria spezzina a munirsi dei pezzi di ricambio necessari per evitare che in futuro si blocchi il servizio di radiologia del Felettino prevedendo, in questo caso, che i pazienti vengano trasportati presso in centri vicini della Toscana o a Sestri Levante, dove ci sono le macchine di radioterapia.
Sempre Melgrati ha presentato una seconda interrogazione, sottoscritta anche da Matteo Rosso (Lista Civica Rixi Presidente), in cui dopo avere ricordato che la terapia radiologica è indispensabile per i pazienti oncologici che devono sottoporsi con regolarità a questo tipo di trattamenti, ha chiesto alla giunta di intervenire al fine di garantire il servizio per i pazienti dell’ospedale San Paolo di Savona.
Per la giunta ha risposto l’assessore alla salute Claudio Montaldo che ha affrontato in primo luogo la questione relativa al Felettino della Spezia: «Il guasto si è verificato il primo ottobre 2013 e si è prolungato fino al 11 ottobre 2013, causando una perdita di nove sedute di trattamento. – ha detto –  Inizialmente il guasto sembrava modesto, legato al  computer che sopraintende le funzioni dell’acceleratore.  A seguito dell’intervento per la sua sostituzione il tecnico ha rilevato  che erano subentrati problemi con il “vuoto”: la presenza del vuoto è indispensabile per il funzionamento dell’apparecchiatura. In merito al trasporto dei pazienti in un altro centro per proseguire il trattamento, la Asl sottolinea che il trattamento radiante è personalizzato, sia sul paziente che sull’acceleratore del centro  presso cui si reca il paziente. Sarebbe stata quindi necessaria  una nuova centratura  nel caso di passaggio ad un nuovo centro, La Asl ritiene pertanto che si sarebbero rese necessarie  più giornate delle 9 perse e che, per i casi dove è necessario, si è provveduto a correggere la dose totale per compensare il periodo di interruzione». Per quanto riguarda i disservizi alla radiologia savonese, segnalati da Melgrati,  Montaldo ha detto: «La radioterapia di Savona è dotata di due acceleratori lineari. L’assistenza tecnica e la manutenzione delle apparecchiature è sempre stata curata  direttamente dalle case produttrici. La frequenza dei guasti è sempre stata contenuta entro livelli modesti, pur con tendenza ad un progressivo aumento a seguito della naturale obsolescenza delle apparecchiature. Nel mese di luglio sull’apparecchio “Siemens” si è creata un’anomalia dei sistemi di controllo della macchina. E’ stato comunque ampliato l’orario della seconda macchina “Elekta” al fine di contenere i disagi. I due acceleratori lineari in dotazione, comunque, sono in corso di sostituzione.
Soddisfatto Melgrati che ha però ricordato all’assessore la richiesta di due deroghe per assunzioni in sanità finora rimaste senza esito.   
 
Riduzioni dei farmaci per le terapie postoperatorie
Marco Melgrati (Forza Italia) ha presentato un’interrogazione, sottoscritta anche da Matteo Rosso (Lista Civica Rixi Presidente), in cui ha denunciato la segnalazione di una famiglia che si è vista ridurre drasticamente i presidi medici indispensabili per la cura di una parente anziana, molto malata, sottoposta, anni fa, ad intervento al colon con la deviazione del retto.
«Quando la signora è stata dimessa, oltre al materiale per la pulizia personale – eliminato da anni – le erano state assegnate, ogni 2 mesi, 6 scatole di sacchetti per stomizzati ma, attualmente, il numero delle scatole è pari a 2, quantità non sufficiente per la paziente. Eppure questo materiale essenziale per la paziente, se acquistato privatamente in farmacia ha dei costi molto elevati ed insostenibili per la famiglia. Presumibilmente, il problema riguarda moltissimi pazienti che non hanno sufficiente “voce” per potersi proteggere dalla lesione dei propri diritti». Il consigliere ha chiesto che sia ripristinata la somministrazione adeguata di farmaci e materiali necessari a favore di pazienti che si trovano in questa condizione e di questa paziente in particolare.. In aula Melgrati ha sottolineato che l’interrogazione è datata, poiché risale al novembre 2013.
Per la giunta ha risposto l’assessore alla salute Claudio Montaldo: «L’assegnazione di un minor numero di sacchetti a fine anno può essere ricondotta unicamente al fatto che la Asl ha conteggiano, ai fini della spesa, solo gli ausili necessari fino a fine anno,  salvo il fatto di erogare le quantità mancanti  e prescritte, all’inizio  dell’anno successivo, con lo scopo di avere una minore incidenza di costi sul bilancio di fine anno. Quindi l’erogazione di una quantità inferiore a quella prescritta è solo un problema  di quadratura di bilancio della Asl a fine anno,  salvo poi riprendere la distribuzione normale all’inizio dell’anno successivo»
Melgrati ha confermato che presumibilmente si è verificato quanto detto dall’assessore, in quanto i parenti della signora somatizzata non hanno più comunicato nulla.
 
Taglio dei treni intercity per Bordighera
Marco Scajola (FI) con un’interrogazione ha evidenziato che la Provincia di Imperia, ed in particolare Bordighera, dal prossimo 12 aprile, perderanno due treni della categoria IC che partivano e facevano ritorno dalla Città delle Palme. In sostituzione è previsto un convoglio denominato “Thello” che eliminerà la fermata nel Comune di Bordighera, «una cittadina molto importante dal punto di vista turistico, meta preferita – ha aggiunto – da chi proviene dalla Lombardia». Scajola ha chiesto, quindi, alla giunta di rivedere questa decisione e quali siano i motivi «che hanno portato frequentemente a penalizzare il Ponente ligure, soprattutto nell’ambito dei trasporti».  In aula il consigliere ha ricordato la sollevazione popolare a Bordighera contro  la soppressione della fermata e ha chiesto che decisioni di tale portata vengano comunque concordate.
Per la giunta ha risposto l’assessore ai trasporti Enrico Vesco il quale ha sottolineato che l’orientamento del Governo è di ridurre numero di IC sul territorio nazionale, «scelta che io non condivido». Vesco ha ricordato l’accordo fra Trenitalia e la società francese sulla linea che collega Marsiglia con Milano e le assicurazioni di Trenitalia che non ci sarebbero state riduzioni del servizio. «Ritengo positivo – ha aggiunto – che in seguito alla manifestazione tenutasi a  Bordighera sia stata espressa disponibilità ad  un incontro, ad un tavolo che si è svolto e ha dato proficui risultati. In particolare c’è stata un’apertura a fronte delle nostre richieste. L’ obiettivo è di riconfermare i 6 treni  con un impegno su almeno 4. D’altro canto, in caso contrario, potrebbe configurarsi un danno al contratto di servizio e quindi ci sarebbero gli estremi per chiedere al Governo di ripristinare l’Ic e sopprimere la circolazione del Thello sul territorio italiano, cose che ho fatto presente con forza in quel tavolo di confronto».
Scajola ha chiesto l’intervento del ministro delle infrastrutture Lupi : «Bisogna fare un’azione forte attraverso anche attraverso i parlamentari».
 
Raccolta e vendita dei funghi, rinnovate le regole.
Giorni di sospensione non più obbligatori e armonizzati sul territorio.
Sanzioni più salate
Con 30 voti a favore (maggioranza e Area Popolare) e 5 astenuti (Roberto Bagnasco e Marco Melgrati di FI, Luigi Morgillo e Lorenzo Pellerano di Liguria Libera, e Aldo Siri di Liste civiche Biasotti per il presidente) è stata approvata la proposta di legge regionale (primo firmatario  Antonino Oliveri, ma sottoscritta anche da Valter Ferrando , Antonino Miceli, Franco Bonello, Massimo Donzella, Giuseppe Maggioni, Giancarlo Manti, Sergio Scibilia, Pd) “Modifiche alla legge regionale 11 luglio 2014, n. 17 (Disciplina della raccolta e commercializzazione dei funghi epigei spontanei)”.
La legge in particolare dà la facoltà ai consorzi, ma non l’obbligo, di impedire la raccolta dei funghi per due giorni alla settimana. Inoltre la raccolta può essere effettuata dalla primavera all’autunno.
Antonino Oliveri (Pd) nella relazione di maggioranza ha spiegato «la necessità di ritornare su questo tema perché nel 2014 erano state introdotte misure eccessivamente vincolistiche che ponevano in capo ai consorzi troppi controlli. Anche l’obbligo di vietare per almeno due giorni la settimana la raccolta dei funghi aveva portato a proteste e contestazioni. Questa previsione, unita alle difficili condizioni climatiche, ha portato nel 2014 ad un crollo verticale della vendita dei tesserini. Occorre tenere conto che quest’attività ha una ricaduta importante per l’economia montana e che una parte degli introiti dei tesserini viene utilizzata per il miglioramento del patrimonio boschivo. In queste condizioni vietare per legge la raccolta è assurdo meglio delegare ai consorzi la decisione sulla base di informazioni corrette sullo stato del territorio». Oliveri ha definito le modifiche alla legge «un testo che va a completare e migliorare la legge precedente».
Aldo Siri (Liste civiche Biasotti per il presidente) con la sua relazione di minoranza ha criticato la legge precedente ma,soprattutto,la gestione dell’entroterra da parte dell’amministrazione Burlando: «Si è trascurato il fatto che la raccolta dei funghi rappresenta un’integrazione importante del reddito per tante persone che vivono in campagna. La chiusura di due giorni era assurda perché la crescita dei funghi viene determinata da situazioni climatiche e non dal calendario della Regione. Inoltre la maggior parte dei consorzi esistono solo sulla carta: non c’è alcun budget economico a loro disposizione che consenta loro di effettuare reali controlli. Anche il tesserino dovrebbe essere unico regionale. E’ assurdo che Comuni adiacenti appartengano a consorzi diversi. Inoltre lungo i sentieri non ci sono più le paline che individuano il territorio. In queste condizioni è assurdo attribuire ai consorzi competenze che non sono in grado di adempiere. Anche il costo del tesserino dovrebbe tenere conto delle difficoltà economiche della popolazione».
Francesco Bruzzone (Lega Nord Liguria–Salvini) ha ricordato che il suo gruppo l’anno passato non aveva votato favorevolmente alla legge perché aveva delle norme anacronistiche. «Visto che le correzioni proposte a suo tempo dalla Lega vengono inserite nel nuovo testo voteremo a favore».
Edoardo Rixi (Liste Civiche Rixi Presidente) ha sottolineato: «Maggioranza e giunta sono incapaci di scrivere leggi efficaci e coerenti, lo dimostra il fatto che in Consiglio si discutono e si ridiscutono sempre le stesse leggi che vengono continuamente rimaneggiate perché scritte male o perché impugnate dal Governo. Inoltre alla fine della legislatura – ha aggiunto – mi sarebbe piaciuto vedere qualche proposta più importante, più di prospettiva, invece la maggioranza si occupa di funghi con una proposta di legge nata male, frutto di pressioni di alcuni che volevano gestire anche l’attività di raccolta funghi. Bisogna cambiare il rapporto con l’entroterra e capire che andare per funghi non è un delitto ambientale. C’è tanta attenzione su questo settore – ha concluso – e poi si chiudono gli occhi su incredibili speculazioni edilizie. Anche questa vicenda dimostra che in quanto a cultura dell’ambiente questa regione ha molta strada da fare».
L’assessore all’agricoltura Giovanni Barbagallo ha replicato: «Occorre riconoscere il contributo importante di consiglieri che con umiltà, dopo aver presentato e approvato una legge, ne hanno verificato il suo concreto impatto sul territorio e hanno apportato i necessari aggiustamenti».
Raccolta
Viene confermato che la raccolta è libera nei boschi naturali e nei terreni incolti. L’esercizio però può essere subordinato al versamento di un corrispettivo monetario da destinare almeno per il 50% ad interventi di salvaguardia e miglioramento boschivo. Le modifiche approvate oggi prevedono che la determinazione dell’apertura e della chiusura della raccolta dalla stagione primaverile a quella autunnale può essere stabilita dai sindaci dei comuni liguri con appositi provvedimenti pubblicati sull’albo del Comune.
Inoltre “al fine di preservare l’ecosistema boschivo, i consorzi possono prevedere che le persone autorizzate non esercitino la facoltà di raccogliere funghi per due giorni la settimana”. Tuttavia, “per documentati scopi scientifici o didattici, la Regione Liguria, attraverso gli Ispettorati agrari regionali, potrà rilasciare speciali autorizzazioni per la raccolta di qualsiasi specie di fungo”. In sostanza la chiusura della raccolta per due giorni alla settimana non è più strettamente obbligatoria. I consorzi dovranno perseguire la possibile armonizzazione dei giorni di sospensione della raccolta dei funghi. Fra i funghi che è vietato raccogliere, viene aggiunto l’”ammanita cesarea allo stato di ovolo chiuso”.
Commercializzazione e confezionamento
La vendita dei funghi freschi o secchi allo stato sfuso appartenenti alla specie “edulis” fra cui il “Boletus edulis” e relativo gruppo (porcini) è soggetta alla presentazione di una SCIA (Segnalazione certificata di inizio attività) al Comune competente. Fra i requisiti e le condizioni per la commercializzazione è previsto che i funghi freschi, per essere posti in commercio, devono essere: suddivisi per specie; disposti in singolo strato; contenuti in cassette o speciali imballaggi tali da consentire una sufficiente areazione; essere freschi, interi e in buono stato di conservazione. Non è più necessario pulirli da terriccio o da corpi estranei.  L’attività di lavorazione e confezionamento di funghi freschi, secchi o altrimenti conservati destinati al consumo è consentita “a seguito di certificazione” da parte dei micologi in possesso dell’apposito attestato ed iscritti al registro nazionale dei micologi, che effettuano il riconoscimento delle specie fungine lavorate e/o confezionate. L’attività di riconoscimento e di controllo dei funghi è svolta dai soggetti in possesso dell’attestato di micologo e iscritti nel registro.
Vigilanza
La vigilanza e la comminazione di sanzioni amministrative è affidata agli organi di polizia forestale, a quelli di vigilanza della caccia e della pesca, di polizia locale, di polizia giudiziaria, ai custodi forestali dei comuni e dei loro consorzi, alle guardie ecologiche volontarie.
Sanzioni
Per coloro che venissero sorpresi a raccogliere funghi senza il possesso dell’apposito tesserino, e per la raccolta di funghi nei giorni  in cui la stessa non è consentita, verrà comminata una sanzione da 100 a euro 300. Competenti all’irrorazione delle sanzioni e l’introito delle somme riscosse sono i Comuni i quali provvedono a versare il 50 per cento ai consorzi. Nel caso in cui la violazione riguardi la commercializzazione e gli aspetti sanitari l’introito delle ammende è a favore dell’Asl di competenza. 
 
Modifiche al regolamento del Consiglio regionale
“Dimagriscono” Assemblea, Ufficio di presidenza, Commissioni.
La presidenza della commissione Controlli alla minoranza
All’unanimità sono state approvate le modifiche al regolamento interno del Consiglio regionale.
Le modifiche entrano in vigore dalla prossima legislatura.
Innanzitutto si prende atto della nuova composizione del Consiglio, che sarà formato da 30 consiglieri invece degli attuali 40 e che avrà un Ufficio di presidenza composto solamente da un presidente, un vice e un segretario: tre membri invece degli attuali cinque. L’elezione del presidente e del vice avverranno in un’unica votazione garantendo la rappresentanza delle minoranze nell’organo di “governo” dell’Assemblea regionale. Le eventuali dimissioni del presidente o del vicepresidente comporteranno la decadenza anche dell’altra carica. Fra i poteri del presidente anche quello di sciogliere il Consiglio in caso di approvazione della mozione di sfiducia e di annullamento delle elezioni. Il vice presidente del Consiglio invece dovrà collaborare con il presidente, sostituirlo in caso di assenza, esercitare le funzioni delegategli. Il segretario del Consiglio regionale dovrà contribuire ad assicurare il regolare svolgimento delle sedute curando: i servizi interni, la regolarità e il mantenimento dell’ordine durante le sedute e le operazioni di voto, la correttezza dei verbali e dei resoconti degli atti consiliari.
L’Ufficio di presidenza del Consiglio potrà autorizzare la costituzione di Gruppi formati anche da un solo consigliere che risultino così composti già all’esito delle elezioni o che, costituitisi all’esito delle elezioni, si siano ridotti nel corso della legislatura ad un unico componente.”.
Il nuovo Consiglio che nascerà fra pochi mesi vedrà ridotte di numero anche le commissioni consiliari che dalle attuali otto diventano cinque. Queste le loro competenze. I, Affari generali e bilancio; II, Salute e sicurezza sociale; III, Attività produttive, cultura, formazione e lavoro; IV, Territorio e ambiente; V, Controlli, verifica attuazione delle leggi, pari opportunità.
La presidenza della V Commissione (Controlli) verrà attribuita a un rappresentante delle minoranze e avrà il compito di promuovere e verificare la trasparenza dell’azione regionale, avanzare proposte per l’affermazione e la tutela della parità giuridica, sociale ed economica tra uomo e donna; esprimere pareri sui progetti all’esame delle altre Commissioni, verificare l’efficacia delle leggi regionali. Le Commissioni si riuniscono in sede referente per l’esame delle questioni sulle quali devono riferire all’Assemblea; in sede consultiva, per esprimere pareri e in sede redigente per la formulazione di articoli di legge, riservando al Consiglio l’approvazione finale del progetto. Esse si riuniscono, inoltre, per ascoltare e discutere comunicazioni della Giunta, nonché per esercitare le funzioni di indirizzo e di controllo attraverso apposite relazioni e proposte al Consiglio regionale. Le relazioni delle Commissioni sono trasmesse per via telematica evitando così la stampa di corposi documenti.
Fra gli articoli del nuovo regolamento uno riguarda i Consiglieri che dichiarino di non partecipare a una votazione. Essi potranno assentarsi o rimanere in Aula ma, in ogni caso, non saranno computati agli effetti della determinazione del numero legale.
Qualora il consigliere che ha presentato un’interrogazione non sia presente in aula al momento della presentazione (escluso il caso che sia in congedo) l’interrogazione decade; se non è in aula l’assessore che deve rispondere, questi è obbligato a fornire risposta entro i sette giorni successivi.
I progetti di legge che hanno ricadute di natura finanziaria saranno licenziati dalla Commissione competente nel merito corredati da una scheda tecnica in cui verranno indicati i mezzi per far fronte alle nuove o maggiori spese o alle minori entrate, i dati e i metodi utilizzati per la quantificazione degli oneri e le loro fonti, nonché ogni utile elemento a dimostrazione della verifica tecnica effettuata in sede di esame istruttorio da parte della Commissione.
 
Pesca, nuove regole per il fermo biologico
E’ stato approvato all’unanimità l’ordine del giorno (primo firmatario Gino Garibaldi di Area Popolare per la Liguria), che impegna la giunta “ ad attivarsi e promuovere con modalità e iniziative concrete e consultando tutti i rappresentanti del settore ittico un calendario annuale della stagione di pesca che tenga conto di tutte le tipologie di pesca e delle specificità e caratteristiche economico-turistiche del territorio; a verificare che i contributi provenienti della Comunità Europea vengano destinati, seguendo metodologie e regole precise, all’individuazione di progetti, già portati avanti con successo in altre regioni italiane, che comportino una reale riorganizzazione e rinnovamento del comparto, avendo sempre cura della salvaguardia e del benessere dei nostri mari”.
Nel documento si evidenzia che la specificità delle specie presenti nel Mar Ligure impongono una calendarizzazione ad hoc mentre la possibilità di pesca attualmente concessa in periodi di bassa stagione turistica crea un danno agli operatori del settore.
 
Gli studenti della scuola di Pontedecimo (Genova) in aula
Il presidente del Consiglio regionale Michele Boffa ha salutato gli studenti della classe III A dell’Istituto Comprensivo di Pontedecimo (Genova) che hanno assistito ai lavori dell’Assemblea.

Assenti: Chiesa e Monteleone (motivi personali)
Quorum: 20 voti

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