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Cimino e Bellegoni: “L’industria si difende con investimenti, non attaccando il lavoro”

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LA SPEZIA – Lorenzo Cimino, Segretario generale della Camera del Lavoro e Mattei Bellegoni (nella foto), segretario FIOM della spezia, intervengono sul recente dibattito sull’industria spezzina lanciato a mezzo Stampa:

“Riteniamo che il punto vero sia che Fincantieri deve rimanere alla Spezia. Partiamo da questo: dal fatto che non si rilancia l’economia di un paese de localizzando gli insediamenti produttivi e rincorrendo il costo del lavoro più basso e quindi più dequalificato. In questo modo, si smantella il tessuto industriale di un Paese e di un territorio. Un po’ quello che viole fare questo governo. Non si compete sottraendo diritti e tutele al mondo del lavoro, ma con investimenti e ricerca. Con un progetto organico di rilancio della crescita, un vero e proprio piano industriale del Paese; e, a cascata, dei territori. Alla Spezia abbiamo tutte le caratteristiche per far sì che l’industria riparta, lo abbiamo detto tutti e più volte: insediamenti industriali storici e consolidati, competenze, centri di ricerca, logistica favorevole, compresenza di pubblico, privato e militare, un assetto unico che pochi nel Mediterraneo possono vantare. E, altro fattore che vorremo sottolineare, sindacati responsabili.

La sinistra “moderna” tanto invocata ora al Governo del Paese c’è: una sinistra che ha smesso di ascoltare le ragioni dei lavoratori. L'abbraccio tra “nuova” sinistra e Confindustria ha prodotto il JOBS ACT: libertà assoluta di licenziamento, e non sarà più un giudice a decidere sul reintegro. E poi demansionamento, controllo a distanza, progressiva cancellazione del contratto nazionale di lavoro e tutto ciò che ancora deve arrivare. Ed ecco Fincantieri: l'operaio moderno lavorerà mezz'ora gratis, donerà le proprie 104 ore di permesso retribuito all'Azienda, avrà un microchip negli scarponi, così l'Azienda potrà, attraverso la rilevazione GPS, sapere sempre dov'è. L'operaio moderno non costruirà più lo scafo, questa è una “vecchia” attività da Romania, non avrà più un orario di lavoro ben definito, ma sarà “flessibile” e lavorerà a qualsiasi orario e qualsiasi giorno gli sarà richiesto, ovviamente senza salario aggiuntivo. Queste sono le innovazioni della grande industria italiana.

Oggi va molto di moda attaccare i lavoratori e chi cerca faticosamente di difenderli: servirebbe invece un'analisi non ideologica e puntuale dei problemi dell'Industria Italiana. Chi ha deciso di delocalizzare ha scelto la “via bassa” alla competizione, cercando di competere con l'abbassamento del salario e dei diritti, piuttosto che su investimenti in ricerca e sviluppo di nuovi prodotti e tecnologie. I veri problemi dell'Italia sono Mafia, corruzione, assenza d’investimenti pubblici e vere politiche industriali. Non c’è niente di moderno nel chiedere ai lavoratori di sacrificare il proprio salario e i propri diritti per recuperare i mancati introiti che Fincantieri sperava di avere con la quotazione in borsa.

Suggeriamo a tutti gli attori del territorio di concentrare i propri sforzi di analisi e proposta per chiedere insieme con noi investimenti e serie politiche industriali. E’ di questo che il nostro territorio ha bisogno, non di sterili polemiche e attacchi pretestuosi al mondo del lavoro."

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