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Lettera al ministro Pinotti

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Al Ministro Della Difesa Sen. Roberta Pinotti

LA SPEZIA – «La Spezia è diventata una moderna città industriale con la costruzione dell’Arsenale. Prima era un borgo rivierasco di 20 mila abitanti. Fino agli anni ’70 del secolo scorso poteva essere definita città militare, l’economia girava quasi tutta sulla Difesa e sull’armiero.
Oggi non è più così. Ragioni di bilancio statale, di diversa importanza strategica, di crisi delle partecipazioni statali legate all’armiero hanno ridotto l’importanza di quella che era la base produttiva del territorio. La Spezia ha dovuto affrontare una crisi non solo economica ma anche d’identità.
La società e la politica hanno imboccato strade nuove irrobustendo settori come il porto, il commercio, i servizi, il turismo etc. C’è ancora il Militare, ma drasticamente ridotto.
In questa situazione, gli insediamenti della Marina Militare pur con importanza e funzioni diminuite, sono rimasti gli stessi del progetto del 1860 quando era diversa l’importanza strategica, erano altre le esigenze costruttive, industriali e di sicurezza. Il perimetro è rimasto quello dei tempi dei velieri, dei fossati e dei piccioni viaggiatori.
Oggi, le anacronistiche dimensioni dei vincoli militari, con i loro costi di gestione e manutenzione non facilitano un vero ammodernamento del servizio e sottraggono alla città aree che potrebbero essere utilizzate per un rilancio economico.
Da fondatrice di Spezia la Marina Militare rischia di diventare un elemento di decadenza del territorio.
Invece la Marina può e deve tornare ad essere un volano sociale ed economico, riqualificandosi, riducendo le aree occupate con un progetto all’altezza dei tempi creando le condizioni che anche l’economia civile legata al mare possa avere le occasioni che la situazione richiede.
Sono giuste le trattative in corso tra i vertici locali della Marina e l’Amministrazione Comunale per l’Università, il Montagna etc., ma occorre un piano generale che dia sicurezza ai dipendenti della Difesa e la possibilità di investimenti in altri settori economici.
Il problema di Marola, paese con propria vita autonoma in epoca romana che ambisce a tornare ad essere un borgo rivierasco com’era prima della costruzione dell’Arsenale quando l’amputazione del mare e l’ha  fatta diventare anonima periferia, va visto in questa prospettiva. L’aspirazione è che l’abitato possa riconnettersi organicamente col mare e che il borgo finalmente marinaro possa stare dentro ad uno sviluppo per la nautica ed il turismo coerente con la posizione nella costa.
Oggi l’esproprio non è più giustificato e va rimosso completamente all’interno di un ridisegno generale del litorale.
Le  aree del fronte a mare storico di Marola sono per oltre l’ottanta per cento mantenute in stato di totale assoluto degrado come deposito di rottami sparsi ed edifici pericolanti, senza nessuna ricaduta sul civile.
Per questo, mentre confermiamo la nostra soddisfazione per la recente conclusione della pratica  di ampliamento e passaggio all’Agenzia del Demanio della banchina di San Vito, bisogna che ne evidenziamo i limiti :
• è positivo perché consolida una presenza importante che ha permesso ai marolini di mantenere una cultura ed una tradizione del mare in un luogo che attualmente come in passato è l’approdo naturale del paese;
•  ha dei limiti perché pur essendo un passo in avanti, non concede all’uso civile della popolazione, che aspira ad  impiegare celermente le aree in disuso, molto più di quello che oggi è concesso.  Non è certo il punto di arrivo; 
• l’ipotesi contestuale, non legata formalmente all’’accordo, che venga concessa una parte di San Vito alla Lega Navale, da una parte è negativa perché l’Associazione dovrebbe collocare le barche da diporto in un’area da sempre richiesta da Marola, dall’altra dimostra in modo palese l’eccedenza degli spazi vincolati. La concessione storica dei Marolini sfrattati dal mare ha una logica di risarcimento più che giustificato, altra cosa è una vera e propria concessione per nautica civile in spazi interni alla base navale.

Accordi parziali sono importanti, ma l’obiettivo per Marola, di riappropriarsi veramente del suo mare può trovare risposta solo in un ridisegno complessivo dell’Arsenale e della Base Navale sul quale va aperta una trattativa direttamente col Governo.
Crediamo che tutto ciò sia importante non solo per Marola ma soprattutto per la Marina Militare , i suoi dipendenti Civili e Militari e per la città.
Pertanto,
dal momento che ci sembra matura la necessità di ridefinire un nuovo rapporto tra La Spezia e la Marina Militare sulla base di esigenze reciproche superando la logica non più valida che la città civile vada sempre ritagliata attorno alle infrastrutture militari,
crediamo opportuno
che si avvii un confronto tra la città, con i suoi rappresentanti istituzionali e sociali e il Governo che abbia come  obiettivo un nuovo piano regolatore delle aree militari per consolidare e rilanciare il ruolo della Marina, per restituire all’uso civile parte della costa creando nuove possibilità per una economia in crisi e occasioni per operazioni urbanistiche che possano rendere più razionale e vivibile il nostro territorio, con nuove viabilità e nuovi affacci a mare come indicato da sempre da Marola per un’area che va oltre la baia di San Vito, per interessare tutto il litorale dalle vasche di stagionatura dei legnami fino a Cadimare, in una ipotesi di sviluppo turistico legato alla nautica, compatibile e coerente col territorio collocato a confine tra la città ed i poli turistici di Portovenere e delle Cinque Terre.»

CIRCOLO PD CADIMARE-MAROLA-CAMPIGLIA
BORGATA MARINARA MAROLA
SOCIETA’ DI MUTUO SOCCORSO MAROLA
COMITATO ZONA MARE MAROLA

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