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Sentinelle in piedi

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LA SPEZIA – “Sulle unioni civili resisteremo come per il Ddl Scalfarotto. Veglieremo uniti nelle piazze e sveglieremo le coscienze nella vita”. E’ questo il titolo del comunicato con cui il coordinamento nazionale delle Sentinelle in Piedi dichiara ufficialmente l’inizio di un’opposizione di piazza anche per quanto riguarda il disegno di legge Cirinnà, il cui iter legislativo è stato preannunciato dal governo per marzo.
Il testo Cirinnà ricalcherà il modello tedesco, equiparando le unioni al matrimonio e aprendo la strada alle adozioni da parte di coppie formate da persone dello stesso sesso attraverso l'istituto della “stepchild adoption”.
Le Sentinelle dicono di non poter «accettare questo mostro giuridico che viene presentato come uno straordinario passo di civiltà e che invece la civiltà la annienta, confondendo le coscienze».

«Alla politica – prosegue il documento – ricordiamo che il matrimonio, riconosciuto dalla Costituzione, è un istituto giuridico fondato sull’unione stabile di un uomo e di una donna, che si prendono la responsabilità di educare i figli in un’unione da cui possono risultare cittadini capaci di servire il bene comune. Questa non può quindi, in nessun caso, essere equiparata ad altri tipi di unione, nemmeno in nome di un legame sentimentale, poiché le leggi non si possono fondare sui sentimenti, in quanto labili e soggettivi».
«Alla politica ricordiamo il diritto di ogni bambino di crescere con un papà ed una mamma, un diritto che non può essere subordinato al desiderio di paternità o maternità di un adulto».

«A tutti vogliamo poi dire quello che nessuno dice: ovvero che questa legge non fa altro che illudere le persone con tendenze omosessuali convincendole che sarà una legge a renderle più felici, più tutelate, più libere: non è così. Le tutele in Italia esistono già per ogni persona. Quanto alla soddisfazione e alla felicità, non vengono certo da un istituto giuridico insano, ma dalla risposta che ognuno di noi dà alla vocazione cui siamo chiamati come uomini e come donne, che è quella di generare e di costruire il bene comune attraverso il sacrificio dell'educazione dei figli».

«Ribadiamo che un popolo è pronto a scendere in piazza per dire no. No all’educazione gender nelle scuole all’insaputa dei genitori, alle sentenze dei tribunali che trattano i bambini come oggetti dei desideri capricciosi degli adulti che li producono artificialmente tramite la fecondazione artificiale e l'utero in affitto, spesso sfruttando il corpo di donne poverissime in paesi lontani. No al continuo battage mediatico che riduce l’amore a mero istinto e la nostra identità a una percezione soggettiva, no alle trascrizioni da parte dei sindaci dei matrimoni gay contratti all’estero e no al Ddl Scalfarotto, approvato alla Camera e sempre pendente in Senato e che ci ricorda quanto sia rischioso dissentire, pena incorrere in quello che potrebbe diventare reato di omofobia, ma che già oggi di fatto viene punito attraverso il linciaggio mediatico e il boicottaggio».

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