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ll 16 e il 23 marzo i dipendenti della Banca d’Italia della Spezia incroceranno le braccia

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FISAC/CGIL FIBA/CISL UILCA: sciopero prime quattro ore del 16 e 23 marzo 2015

LA SPEZIA – «Lo sciopero è stato dichiarato per le filiali interessate dal nuovo progetto di riorganizzazione della Banca d’Italia, che dopo le 33 chiusure attuate nel 2007, prevede un ulteriore arretramento dal territorio con la chiusura di altre 22 filiali fra cui la nostra.
Si tratta di una prima iniziativa cui faranno seguito incontri con le Autorità locali, con le Associazioni che tutelano i consumatori e i cittadini, con gli operatori pubblici e privati.
ll Vertice dell’istituto deve rinunciare al pericoloso progetto di smantellamento delle Filiali da cui discenderebbero gravi e irrimediabili ripercussioni sui servizi resi gratuitamente ai cittadini e si evidenzierebbe una perdita di ruolo e di credibilità per tutta l’istituzione.

Anziché individuare un’organizzazione capace di esercitare con maggiore efficacia le funzioni istituzionali, il vertice dell’lstituto sfugge alle proprie responsabilità e preferisce darsi alla fuga.
E ciò quando, invece, la domanda che viene dai cittadini e dalle imprese è di ben altro
segno e spessore senza contare che l’arretramento dal territorio attuato in questi ultimi anni dalla Banca d’Italia ha già avuto conseguenze sull’indotto e ha lasciato nell’abbandono, nei centri cittadini, gli edifici delle filiali dismesse, si veda, per esempio, cosa è successo alla filiale di Massa chiusa nel 2009.

Nonostante le pesanti riduzioni di organico e la ristrutturazione subita a seguito della precedente riorganizzazione la filiale della Spezia ha continuato negli ultimi anni a svolgere un servizio importante per l’utenza ampliando anche la propria attività all’educazione finanziaria: nel corso degli ultimi mesi più di mille studenti spezzini sono stati coinvolti in tali iniziative, grazie anche alla collaborazione delle scuole cittadine.
Altrettanto grave è l’arretramento della Banca d’ltalia riferito alla gestione del contante che è un’attività strategica per il Paese; se passasse il progetto dell’Istituto assisteremmo a uno scadimento dell’efficacia e della sicurezza del servizio reso. Un abbandono del territorio danneggerebbe anche i controlli sugli operatori del contante che, sempre più, sono sconvolti da scandali di proporzioni
crescenti.

Siamo certi che se il progetto della banca dovesse realizzarsi sarebbe vissuto anche come un’inammissibile cancellazione di un presidio contro l’illegalità e la criminalità.»

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