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Incontro su identità sessuale e di genere

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LA SPEZIA – Oltre duecento persone hanno partecipato venerdì sera al Cinema Palmaria all’incontro su identità sessuale e di genere, tenuto dalla professoressa Baracchini Muratorio e dalla dottoressa Lemmi. «Secondo la teoria del gender, la differenza maschio femmina è solo culturale – ha introdotto Baracchini Muratorio, neuropsichiatra infantile, già primario dell’Ospedale S. Chiara di Pisa. Il gender è oggi considerato verità, sostenuto anche da ONU e Consiglio d’Europa. Esso radicalizza l’idea di autonomia, spingendosi all’emancipazione dalla biologia umana, ad una rappresentazione di sé sganciata dal proprio corpo. L’ideologia del gender – in cui sono confluiti lotta di classe e neo-liberismo radicale – porta ad un’omologazione che finisce per mettere in crisi il senso di sé, l’identità, specie dei giovani»


«Le tecniche che oggi permettono la visualizzazione dell’attività cerebrale – ha spiegato Lemmi, psicologa clinica – hanno mostrato la notevole diversità tra cervello maschile e femminile, determinata dal differente afflusso di testosterone sin dall’ottava settimana di gestazione. Il cervello femminile si sviluppa prima e rimane di volume inferiore a quello maschile, ma con maggiore densità di neuroni. Alcune aree, tra cui quella del linguaggio e dell’intelligenza emotiva, sono più sviluppate. I due emisferi cerebrali sono più in contatto, dando maggior elasticità alla mente e capacità di lavorare in parallelo e prendere decisioni considerando anche aspetti emotivi e intuitivi. Il cervello maschile ha più abilità visivo-spaziali e logico-matematiche, è più lineare, mentre quello femminile è più olistico».

Successivamente all’aspetto biologico – la mascolinità e femminilità, che è data – all’identità di genere contribuiscono anche fattori culturali e ambientali. Bisogna evitare gli stereotipi, facendo però attenzione a identificarli. Lemmi ne elenca tre: considerare maschile o femminile in termini di superiorità/inferiorità; discriminare in base al sesso l’offerta di opportunità (ad esempio di lavoro); annullamento della differenza maschile e femminile, in una corsa assurda all’omologazione. «Purtroppo oggi si tende a considerare la parità come omologazione e a confondere la differenza con la disuguaglianza. Bisogna invece educare con consapevolezza, valorizzando la differenza naturale, senza piegarsi ad aspetti ideologici. Già a due anni i bambini sono in grado di dire se sono maschi o femmine. Questo dà sicurezza, un’identità integra e stabile». Anche la medicina fornisce cure migliori se si distingue tra maschio e femmina. Molto interessanti gli studi sul cervello delle madri, che «sviluppa maggiori capacità organizzative e di empatia e riconoscimento dei bisogni altrui. Queste doti dovrebbero essere valorizzate anche in ambito lavorativo». Educare alla diversità maschio e femmina è fondamentale anche per evitare incomprensioni nella coppia e nelle attività di ogni giorno, senza crearsi aspettative inappropriate.


Il moderatore dell’incontro, l’ammiraglio Fabio Scorretti, ha ricordato l’articolo 30 della Costituzione: “E` dovere e diritto dei genitori mantenere, istruire ed educare i figli, anche se nati fuori del matrimonio”. Da qui lo spunto per discutere delle linee guida dell’OMS sull’educazione sessuale «a dir poco allarmanti, con una iper-sessualizzazione inappropriata e precoce dei bambini». Baracchini ha anche ricordato l’ambiguità del “gioco del rispetto” progetto del Comune per gli asili di Trieste, poi ridimensionato per le proteste dei genitori. «Servono invece progetti che educhino alla consapevolezza e valorizzazione della differenza maschile e femminile».

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