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Esperienza e Gioventù, le due facce dello Spezia targato Bjelica

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Grafica SpeziaCalcioNews – Foto Patrizio Moretti

Parte la rubrica "ESPERIENZA E GIOVENTÙ", nella quale metteremo a confronto due giocatori, un giovane e un "vecchio", per ciascun ruolo. Iniziamo questo viaggio all'interno della rosa aquilotta, partendo dalla difesa..

Parola alla difesa: Felice Piccolo e Niko Datkovic. Parte la rubrica "ESPERIENZA E GIOVENTÙ", nella quale metteremo a confronto due giocatori, un giovane e un "vecchio", per ciascun ruolo. Iniziamo questo viaggio all'interno della rosa aquilotta, partendo dalla difesa. 

LA SPEZiA – A settembre 2014 è partito il progetto del “nuovo Spezia” targato Miskovic –Volpi: l’obiettivo primario era quello di ringiovanire la rosa e creare un gruppo solido e di prospettiva. C’è voluto qualche mese per vedere i primi risultati, poi il mercato di Gennaio ha scombinato un po’ i piani; ma le linee guida tracciatedalla società sono state rispettate: molti giovani in arrivo, ma anche giocatori esperti per far crescere un gruppo quasi nuovo.

Proprio di questo parallelismo parleremo nella nostra rubrica “ESPERIENZA E GIOVENTÙ“, nella quale metteremo a confronto due giocatori, un giovane e un “vecchio”, per ciascun ruolo. Iniziamo questo viaggio all’interno della rosa aquilotta, partendo dalla difesa.
Felice Piccolo e Niko Datkovic sono i protagonisti del primo capitolo: classe ‘83 il primo, classe ‘93 il secondo. Dieci anni di differenza, quasi due generazioni tra i due difensori, ma il solito impegno quotidiano per la maglia bianca.

Due storie diverse, due carriere differenti, ma altrettanto interessati. Il giocatore da cui Felice Piccolo ha imparato di più è stato Paolo Montero, esperto difensore uruguaiano, che ha militato nella Juventus dal 1996 al 2005; mentre Niko Datkovic ha trovato il compagno che gli ha insegnato di più, nelRijeka, squadra della sua città natale: è stato Dino Drpi?, difensore classe ’81 con il quale ha giocato per sei mesi a Fiume, il giocatore che gli ha trasmesso di più fino ad ora.

Per un difensore, ovviamente, è l’attaccante la spina nel fianco, quello su cui “fare la partita“. Allora sveliamo chi sono gli attaccanti che hanno messo più in difficoltà i nostri due protagonisti. Zlatan Ibrahimovic è stato l’osso più duro da affrontare per Felice Piccolo quando vestiva la maglia dell’Empoli e lo svedese militava nell’InterNiko Datkovic invece ci pensa un po’, ma alla fine confessa che l’attaccante più difficile da affrontare per lui sia stato Harry Kane, centravanti inglese classe’93 del Tottenham, durante le qualificazioni all’Europeo Under 21.
E secondo i due centrali dello Spezia, qual è la dote più importante per un difensore? “Ognuno ha caratteristiche diverse, ci sono i velocisti e quelli che non lo sono” – dice Piccolo – “Ma la cosa cosa che fa la differenza per un difensore penso siano i tempi“. Secondo Niko Datkovic, invece, le due doti più importanti, sono la pazienza e la concentrazione che vanno mantenute per tutta la durata della partita.

Parola ora a Felice Piccolo.

Come vedi i giovani difensori di questa squadra, i giovani difensori del campionato di serie B e quelli del campionato di serie A?
In questa squadra ci sono tanti giovani promettenti: Datkovic è sicuramente un giocatore che può arrivare; Bianchetti ha un futuro in Nazionale e tutti ci auguriamo che possa essere il prossimo centrale difensivo titolare perché ha tutte le qualità giuste e sono in pochi ad averle; poi c’è Ceccaroni, che dietro di noi sta crescendo molto bene. In serie B sinceramente ho visto pochi difensori giovani che mi hanno impressionato, ne ho notati molti di più all’estero. E per quanto riguarda la serie A in questo momento giocano pochissimi italiani, la maggior parte dei centrali difensivi sono avanti con l’età o sono stranieri e i migliori sono all’estero perché li pagano di più“.

Pensi ci sia nello Spezia qualche giovane che possa fare una carriera simile alla tua? “Assolutamente si, però devo dire che la squadra in cui ti trovi spesso fa la differenza: io per esempio, ho preferito essere protagonista a Empoli in serie A, all’età di 25 anni, anziché essere “uno dei tanti” alla Juventus. Dipende moltissimo dalle scelte, dalla fortuna e soprattutto dagli infortuni, ma il fattore che incide di più è la maturazione: chi diventa più in fretta imprenditore di se stesso, anche nel calcio, come nella vita, arriva prima degli altri“.

Com’è essere capitano all’interno di una squadra così giovane? Ti senti un punto di riferimento e un modello da seguire?
Io non sono uno che parla molto, secondo me la cosa che conta di più sono gli esempi: cerco di esprimere molto con i gesti, che secondo me sono più importanti delle parole; poi in questa squadra ci sono molti capitani: Migliore e Catellani per esempio sono giocatori di grande carisma, trascinatori dentro e fuori dal campo. Quindi tutti noi “più esperti” siamo importanti per i più giovani e cerchiamo di aiutarli in tutti i modi“.

Da bambino quando sognavi la tua carriera da calciatore, la immaginavi così com’è?
Si, la mia carriera la immaginavo così, senza se e senza ma. Dico sempre ai più giovani, come ho detto anche a mio fratello, che se si intraprende la carriera da calciatore ad alto livello, bisogna dedicare la vita al calcio a 360 gradi, altrimenti è giusto crearsi un futuro attraverso lo studio e cercando un lavoro che si possa conciliare con l’attività sportiva“.

Tanti calciatori dicono che l’emozione più forte della propria carriera sia aver sentito la “musica della Champions”: tu cosa hai provato il giorno del tuo esordio in Europa?
È vero: io ho fatto le giovanili della Nazionale fino all’Under 21 e ho avuto tante belle emozioni, ma quella musica è qualcosa di straordinario, ti dà qualcosa in più; nelle note di quella musica c’è l’alchimia giusta per farti sentire i brividi, è una cosa indescrivibile e unica“.

Tocca poi a Niko Datkovic.

In squadra con te ci sono due difensori molto esperti come Piccolo e Valentini: quanto ti hanno aiutato e quanto è importante per un giovane la presenza di giocatori più esperti all’interno di una rosa?
Penso che sia molto importante la presenza di giocatori più esperti: quelli che hanno più esperienza devono aiutare i giovani, proprio come succede qui allo Spezia; io ho imparato molto dai miei compagni e continuo a farlo giorno dopo giorno perché si può sempre migliorare, per questo devo ringraziare li devo ringraziare“.

In Croazia i giovani sono abituati ad esordire presto in prima squadra, mentre in Italia non si ha molta fiducia nei ragazzi. Cosa ne pensi?
Non c’è tutta questa differenza, la situazione dei giovani in Italia è molto simile a quella che si vive in Croazia: il fatto di avere spazio dipende molto dai club, è questo il fattore che incide di più; ci sono società che danno più spazio ai giovani e altre che lo fanno meno“.

Giochi quasi sempre come centrale, ma ti abbiamo visto anche terzino; sei stato schierato nella difesa a tre e a quattro e hai segnato già due gol quest’anno con la maglia bianca; ma tu dove ti trovi meglio, qual è il tuo ruolo naturale?
Mi trovo meglio come centrale nella difesa a quattro semplicemente perché ho giocato la maggior parte della mia carriera in questa posizione, quindi mi sento più sicuro e più tranquillo“.

Qual è il tuo sogno nel cassetto da calciatore?
I miei sogni in questo momento sono due: vestire la maglia della Nazionale croata e raggiungere la serie A con lo Spezia“.

Se dovessi scegliere tra una finale mondiale con la Croazia e una finale di Champions, cosa sceglieresti?
Sceglierei la finale mondiale con la mia Nazionale“.

Giulia Lorenzini – © Riproduzione Riservata
www.speziacalcionews.it

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