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Le partecipate della Liguria: costi alti, poca efficienza

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La spesa delle 337 società liguri vale il 5,6% del Pil. Ma mancano i servizi di qualità per i cittadini. Grasso (Confartigianato): «A ciò si aggiunge la distorsione dei meccanismi concorrenziali che penalizza le micro e piccole imprese»

GENOVA – Con 904 partecipazioni delle amministrazioni locali in 337 società, la Liguria è al nono posto nella classifica italiana delle partecipate: secondo gli ultimi dati del ministero dell’Economia e delle Finanze (2012) elaborati dall’Ufficio studi di Confartigianato, il peso “ligure” sulle oltre 35.300 partecipazioni nazionali è del 2,6%. La grande maggioranza delle partecipazioni è di tipo comunale: sono 527 in tutta la regione (210 alla Spezia, 170 a Savona, 87 a Genova e 67 a Imperia). La Regione Liguria conta 41 partecipazioni, mentre 44 riguardano l’Università degli Studi di Genova. Le rimanenti 292 riguardano altre amministrazioni locali, tra cui le Province (147). Si tratta, per la maggior parte (618), di partecipazioni dirette: in 330 casi sotto la quota del 5%, in 198 casi fino al 49%, mentre in 90 casi viene superata la quota di maggioranza. Per quello che riguarda il peso delle partecipazioni indirette, la seconda maggiore incidenza d’Italia si registra proprio in Liguria, con il 31,6%, subito dietro al 32,4% della Toscana.

Un panorama, quello delle partecipate, a cui si lega inevitabilmente la questione delle esternalizzazioni, spesso al riparo dalle regole della concorrenza: i dati dicono che solo lo 0,1% dei servizi viene affidato a un’impresa terza tramite gara.

«La distorsione dei meccanismi concorrenziali – afferma Giancarlo Grasso, presidente di Confartigianato Liguria – si evidenzia anche nella consistente presenza di imprese partecipate in settori diversi da quelli caratteristici dell'attività di Regioni e Comuni come energia, acqua, rifiuti, trasporti o sanità. Un quadro che penalizza fortemente le nostre micro e piccole imprese, e non solo quelle attive nel settore dei servizi». E, parallelamente, il flusso di denaro verso le partecipate ha toccato, in Italia, i 18 miliardi di euro.

La spesa delle imprese pubbliche locali è aumentata di 1,2 punti percentuali negli ultimi otto anni, raggiungendo il 4,3% del Pil. Proprio la Liguria, tolte le regioni a Statuto Speciale, è seconda, dopo l’Emilia Romagna, per maggior valore di spesa rapportato al Pil: ben 5,6%, quasi 2,5 miliardi di euro. Un alto costo che non sempre è garanzia di efficienza e di soddisfazione per i cittadini. Anzi. Ci troviamo di fronte a un paradosso che riguarda anche la nostra regione: parlando di pulizia delle strade, una delle attività di servizio pubblico che i Comuni effettuano prevalentemente mediante l’attività delle proprie partecipate, il 36,6% delle famiglie liguri (quarta percentuale d’Italia) segnala la presenza di sporcizia in città. Un’insoddisfazione che va a braccetto con un costo per lavaggio e spazzamento che raggiunge i 24,8 euro ad abitante, il quarto maggiore d’Italia dietro a Lazio (46), Puglia (29,2) e Sicilia (28). Situazione simile nel trasporto pubblico: in Liguria il costo medio per percorso è il terzo più caro del Paese: 5,55 euro, ben un euro in più della media del Nord Italia e dietro solamente a Lazio (7,6) e Campania (7,4). Anche in questo caso i maggiori costi non si traducono in un miglior servizio, ma si associano spesso a inefficienze e bassa qualità. Nello specifico, in Liguria, a fronte di uno dei maggiori costi per il tpl, troviamo una delle produttività minori d’Italia: la percorrenza media annua per addetto alla guida è poco più di 21.500 chilometri, la 16esima d’Italia.

Rimane da chiedersi se il quadro delle partecipate sia quantomeno positivo sul fronte redditività. Ma gli ultimi dati Mef a disposizione (2012) parlano di un bilancio complessivamente negativo per oltre 5,9 milioni di euro in Liguria: la nostra regione, con 101 società in perdita (-40 milioni), 50 in pareggio (+354 mila euro) e 132 in utile (+33,7 milioni), chiude ottava in Italia per aver registrato la maggiore percentuale di società in rosso (il 35,7% del totale). Peggio di noi hanno fatto sette regioni del Sud, tra cui Sicilia (in perdita il 43,2% del totale), Calabria (41,7%) e Molise (40,2%). A livello provinciale, solo le partecipate a Genova e Savona chiudono con positivi risultati pro quota: si tratta, rispettivamente, di 246 e 279 partecipazioni, in utile di quasi 1,2 e 2,7 milioni di euro. A Imperia il risultato peggiore: oltre 5 milioni di perdita nelle 101 partecipazioni provinciali. Male anche La Spezia: 275 partecipazioni e un “rosso” da quasi 4,8 milioni.

«Nella nostra regione – conclude Grasso – sono stati fatti passi avanti importanti verso la razionalizzazione delle società partecipate, ma i dati dimostrano che dobbiamo ancora migliorare soprattutto sul versante dell’efficienza e sui meccanismi della concorrenza».

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