laspezia.cronaca4.it - La Spezia News in Tempo Reale

Verso le regionali. Confusione e lotte intestine, inizia la campagna elettorale

Più informazioni su

Di Marco Ursano

LA SPEZIA – Entra nel vivo la campagna elettorale per l’elezione del Presidente della Regione Liguria. Election day il 31 maggio, ma gli stati maggiori degli schieramenti politici sono già in fibrillazione da tempo. In casa PD, si aspettano le decisioni che a giorni prenderà la direzione regionale in merito ai candidati da inserire in lista. A livello spezzino, le consultazioni dei circoli hanno espresso i nomi del segretario provinciale Juri Michelucci, già certo, Andrea Montefiori, capo di gabinetto del sindaco Federici, Umberto Galazzo, ex sindaco di Ameglia, Giorgio Casabianca, ex assessore provinciale e il sindaco di Santo Stefano Juri Mazzanti per la maggioranza; accesa la competizione tra Davide Natale e Luca Erba nella componente di minoranza che alle primarie ha votato Cofferati. La composizione del famigerato listino, che tutti a parole vogliono abolire, ma che invece conservano come una reliquia, è invece appannaggio di Raffaella Paita.

La vincitrice delle primarie dell’11 gennaio, quelle dei cinesi, delle polisportive giovanili, degli esponenti della destra ai seggi, delle polemiche roventi e dell’uscita di Sergio Cofferati dal PD, è lanciatissima. In campagna elettorale da quasi due anni, iperattiva in ogni angolo della regione, ha incassato il sostegno dei poteri che in Liguria contano, della maggioranza degli amministratori PD, gratificati dagli innumerevoli tagli di nastro nei loro comuni, e di molta parte del corpo vivo del partito; se così si può ancora definire, poiché i circoli si riuniscono, quando va bene, un paio di volte l’anno. Una “macchina da preferenze” protesa verso una vittoria che sembrerebbe scontata. Ma, qualche nuvola nel luminoso orizzonte della delfina di Burlando c’è: a Genova la Paita è tutt’altro che amata dalla base del partito, tanto che nella Superba ha perso le primarie; l’arcipelago, litigioso e spesso residuale, a sinistra del PD ha trovato la quadra con Luca Pastorino candidato, dopo mesi di sfibranti discussioni, veti incrociati e il ritiro di Giorgio Pagano. E il deputato e sindaco di Bogliasco, che si è dimesso dal PD per candidarsi per la Rete a Sinistra, è giovane, comunicativo, stimato e potenzialmente in grado di intercettare un consenso ampio, sfondando anche tra le linee dei militanti PD, specialmente sotto la Lanterna.

Non a caso, il partito ha emesso un editto bulgaro contro gli iscritti che osassero non votare la Paita, o, ancora peggio, votare Pastorino in modalità disgiunta, dimostrando una certa schizofrenia: a mezzogiorno partito liquido, tanto da consentire di votare alle primarie esponenti conosciuti e dichiarati di centro destra, e alla sera centralismo democratico da vecchio PCI. Ma c’è di più: esistono sondaggi che prefigurano Pastorino, per ora, intorno al 15% e i Cinque Stelle in ripresa; mentre gli altri numeri dicono che, se Berlusconi e Salvini trovassero un accordo su un candidato unico e spendibile, come Edoardo Rixi, la vittoria della Paita non sarebbe poi così facile. Ecco spiegato il pressig, fuori tempo massimo, del vicesegretario nazionale PD Lorenzo Guerini per convincere Pastorino a ripensarci, e il palese nervosismo insito nelle dichiarazioni della Paita alla discesa in campo dell’ex collega di partito.

Anche sul fronte del centrodestra, la situazione non è per niente chiara, a partire da un corpo elettorale disorientato e polverizzato. Gli alfaniani guardano alla Paita e agli accordi presi, e certificati a Roma, dal loro leader durante i mesi di campagna elettorale delle primarie, interpretazione ligure della linea renziana del partito-nazione. Il resto del centro destra, o quello che ne rimane dopo il tramonto di Scajola da una parte e Grillo dall’altra, è devastato dalle faide tra le componenti di Forza Italia e Liguria Libera di Gino Morgillo, e tira fuori dal cilindro un candidato alla presidenza il giorno, pescando anche tra volti mediatici come la Lara Comi; l’ultimo, in ordine di apparizione, è il portavoce di Forza Italia, berlusconiano di ferro, Giovanni Toti, che in Liguria ha brillato solo per assenza, pur essendo stato eletto al Parlamento europeo proprio in questo collegio; bruciato, a oggi, l’unico candidato probabilmente spendibile per appealing e statura, Enrico Musso, ex candidato a sindaco di Genova che costrinse Doria al ballottaggio, voluto dal gruppo che fa capo a Morgilllo. La Lega ligure si pone graniticamente a difesa di Rixi, giovane, rampante e posato quanto basta per trovare voti anche in ambienti moderati; ma, in nome della tenuta del Veneto, ottenibile solo attraverso un’alleanza con Berlusconi, vista la fuga di Tosi, Salvini potrebbe alla fine abdicare a un candidato unitario imposto da Arcore.

Insomma, grande è la confusione sotto il cielo, ma la situazione è tutt’altro che eccellente:  uno scenario ancora fluido e una campagna elettorale che si annuncia senza esclusioni di risse e con l’ombra di una percentuale di astensionismo pesante, sul modello emiliano. Il timore è che, come spesso accade, i problemi reali di una regione con un territorio fragilissimo da mettere in sicurezza, una crisi economica e occupazionale che ancora morde e un welfare e una sanità al collasso, restino sullo sfondo. Cronaca4 seguirà questa competizione elettorale, cercando di restituire con equilibrio e completezza ai suoi lettori il dibattito politico e i suoi retroscena. Stay tuned.

Marco Ursano

Più informazioni su