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Punto di vista. Con Massimo e Matteo la Ferrari vince!

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Di Marco Ursano

LA SPEZIA – Ieri il senatore Massimo Caleo ha postato sul suo profilo di Facebook la seguente frase: “caro #‎matteorenzi rivince anche la #‎Ferrari. Segnali positivi dall'Italia nel mondo. FerrariItalia nn e' solo sport#lavoltabuona #‎opensenato.” Immediatamente la sua bacheca è stata inondata di messaggi, in prevalenza ironici, a commento. Qualcuno ha anche fatto notare che ieri il podio della moto GP è stato tutto italiano, con Valentino che non vinceva da mesi. Davvero la volta buona. Conosciamo Massimo Caleo come un politico e amministratore attento ai problemi del territorio, ma anche come persona affabile e gioviale, dotato di una verve contagiosa e di una voce stentorea; la sua versione di “alba chiara” di Vasco è un must delle cene da caminetto e delle feste popolari della Val di Magra degli ultimi anni. Adesso, lo scopriamo interprete di primo piano del nuovo mood renziano, professato da schiere di dirigenti politici del PD, renziani della prima, seconda, terza e quarta ora, a partire dai valori più profondi alla base della svolta politica e culturale che ha investito come un treno in corsa il PD e il nostro Paese.
 
Il nuovo culto della personalità è uno di questi. Una vera e propria adorazione, al di là degli stilemi del “caro leader”, perché l’iconografia da parata sulla Piazza Rossa e da Lunga Marcia maoista è arricchita da una sorta di agiografia da “vita dei santi” e dalla retorica vincente aziendalista alla Marchionne, mutuata dal motto del Marchese del Grillo “io so io e voi non siete un cazzo”. E’ un po’ come se San Francesco avesse declamato per la prima volta il Cantico delle Creature nella biblioteca di una Casa del Popolo di Pontassieve in presenza del Cda di FCA in seduta plenaria, con qualcuno dei consiglieri in web conferencing da Detroit. Tradizione, storia, modernità, futuro, che si rinnovano, si intersecano, si innervano e si incarnano nella figura salvifica di Matteo (tra di loro si chiamano tutti per nome, va di moda così).
 
La prova provata che il vento è davvero cambiato (prima fischiava solo, e tutto rimaneva uguale) non sono tanto i provvedimenti come lo sblocca Italia, la buona scuola o il job act, che di taumaturgico per ora hanno solo il fatto di avere fatto scoprire a milioni di italiani che esistono le slide di Power Point, ma proprio le vittorie sportive di ieri. La Ferrari sotto la guida del pallido gentleman Montezemolo, non a caso amico e sodale di quel rompicoglioni di Della Valle, erano anni che navigava nel mare periglioso delle prestazioni da dimenticare. Adesso, con la svolta impressa dall’uomo del golfino, amatissimo dal nostro premier, torna addirittura a vincere, e per giunta con un pilota tedesco simpatico, che urla a squarciagola “forza Ferrari” in italiano. Roba da far venire un travaso di bile alla Merkel, far calare lo spread di cento punti e incantare masse di italiani con il poster della Rossa impresso nel cuore.  Il Senatore Caleo, da animale politico di razza quale è, ha subito intercettato e colto il nesso politico-sportivo e lo ha condiviso con la sua dinamica community, dimostrando peraltro di avere introiettato anche l’altro valore del renzismo, la velocità di digitazione sui social network. Non è stato il solo, per la verità, ma sicuramente tra i più rapidi e di spirito, tanto da interloquire scherzosamente con i suoi amici virtuali.
 
Ai commentari maliziosi, che hanno qualche anno e un poco di memoria analogica, viene in mente la famosa battuta, ripresa anche da una vignetta del mai dimenticato Andrea Pazienza: “Papà, è vero che gli elefanti volano?” “ma dove l’hai letta sta cazzata?” “sull’Unità” “sì, ma solo un po’, di 30, 40 centimetri”. A proposito, l’Unità torna in edicola, speriamo bene. Punto di vista.
 
Marco Ursano 

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